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Con bar e ristoranti chiusi i grossisti chiedono aiuti

Il rischio é l’ingresso dei big stranieri che causerebbe un calo dell’apporto del made in Italy

di Giorgio dell'Orefice

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(JackF - stock.adobe.com)

Il rischio é l’ingresso dei big stranieri che causerebbe un calo dell’apporto del made in Italy


3' di lettura

C’è un universo dietro le saracinesche chiuse di bar e ristoranti nelle strade deserte di città e centri abitati. Un universo che va molto al di là di quanto è visibile a occhio nudo e che è fatto di altre centinaia di imprese e migliaia di addetti che stanno attraversando una crisi devastante al pari dei dettaglianti. Si tratta dell’universo dei grossisti dell’horeca (ovvero hotel ristoranti e catering) che per fronteggiare il black out imposto dall’emergenza Covid-19 si sono riuniti in un’associazione denominata GH (Grossisti Horeca). L’associazione è stata fondata da un primo gruppo di 88 aziende di ogni zona d’Italia che da sole vantano un giro d’affari nel settore food di 2 miliardi di euro, 105 punti logistici e 6.100 addetti. Un primo gruppo quindi che però in questi giorni di gravissima crisi sta registrando numerose richieste di adesione da parte di altre imprese di un comparto, quello delle forniture alimentari a ristoranti e hotel, che conta nel complesso oltre 1.800 aziende in Italia, un giro d’affari di 11 miliardi e un’occupazione che con l’indotto supera i 100mila addetti. L’associazione è stata promossa dai brand Pregis, Polo, Zaino Food Service, Cattel, Woerndle Interservice oltre alle cooperative Gel Group, Cateringross e Cooperativa Italiana Catering, ed è coordinata dal vicepresidente di Pregis , Maurizio Danese.

La GH ha inviato nei giorni scorsi due lettere rispettivamente al Governo e alla Confcommercio (alla quale le aziende di GH sono associate) per sottolineare i gravi rischi ai quali in questa fase di lockdown va incontro il settore prospettando inoltre anche alcune soluzioni percorribili.

Le richieste della categoria
«Con la chiusura pressoché totale degli operatori della filiera del turismo come alberghi, ristoranti e pubblici esercizi– ha spiegato Danese – noi grossisti del settore horeca con un business concentrato sui canali del consumo “fuori casa” abbiamo visto i fatturati crollare del 90%, il che mette a rischio migliaia di posti di lavoro. Il comparto della distribuzione horeca ha esercitato un ruolo importante nello sviluppo del settore turistico (ad esempio finanziando le imprese a valle della filiera durante la stretta creditizia del 2008-2010) e nella promozione dei prodotti agroalimentari made in Italy. Ora è necessario ed urgente un intervento che sostenga le nostre imprese anche per scongiurare l’ingresso sul mercato interno dei grandi big stranieri della distribuzione fuori casa».

Il timore è in particolare che, qualora in questo difficile frangente importanti players stranieri dovessero sbarcare sul mercato italiano delle forniture alimentari a ristoranti e hotel, sarebbe a rischio almeno parte dei circa 7 miliardi di prodotti realizzati da aziende agricole e alimentari made in Italy con i quali i grossisti italiani riforniscono la filiera della ristorazione e del turismo.

Le richieste più importanti avanzate al Governo riguardano l’attivazione di misure idonee a conservare l’occupazione, sostenere la liquidità e dare sollievo finanziario. «Nell’immediato – aggiunge Danese – si deve consentire l’anticipazione dell’importo totale dei crediti al 31 marzo 2020. Sotto questo aspetto l’ultimo decreto contiene già alcune misure idonee a garantire i flussi di liquidità alle imprese come avevamo già chiesto al premier Conte. A questo va aggiunta la proposta di trasformazione in crediti di imposta delle perdite su crediti nel periodo 2020-22 originate da crediti maturati alla data dell’emergenza Covid-19 e cioè al 31 marzo 2020».

Infine, al legislatore GH propone che le misure introdotte dal nuovo Codice della Crisi d’Impresa, con l’attivazione dell’Ocri (Organismo di Composizione della Crisi), e al momento congelate sempre dall’ultimo Decreto fino a settembre 2021, «vengano ulteriormente rinviate – conclude Danese – per non creare ulteriori e inevitabili ripercussioni sul sistema delle imprese del settore. Si tratta nel complesso di misure di sostegno a un comparto in gravissima crisi, ma dalla cui ripartenza dipende una buona fetta del rilancio della decisiva filiera del turismo in Italia».

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