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Con i bastoncini Findus vegetali obiettivo 200 milioni per la linea plant based

Il gusto del pesce sarà a base di fiocchi di riso: cresce la gamma Green Cuisine di Nomad Foods, che punta ai 3 miliardi di fatturato (comprese le linee tradizionali)

di Emiliano Sgambato

I nuovi bastoncini Findus senza pesce

3' di lettura

Dopo la fake meat, cioè tutti quei prodotti che imitano il gusto della carne con ricette senza proteine animali, si fa largo il fake fish. Una rivoluzione che conquista anche i famosi bastoncini Findus, di cui è già nei negozi da qualche settimana la versione vegetariana, con una ricetta a base di fiocchi di riso al posto del pesce.

Quanto e se la diminuzione di consumi di proteine animali sia una strada percorribile verso la salvaguardia dell’ambiente e della salute è al centro del dibattito internazionale sulla sostenibilità. Sta di fatto che i prodotti a base di proteine vegetali stanno pian piano uscendo dall’angolo dei consumi di nicchia, e anche i grandi gruppi del food investono in prodotti sempre più richiesti dai consumatori.

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Secondo Boston consulting group, i consumi di prodotti alternativi a quelli di origine animale (dagli hamburger ai formaggi) passeranno da 13 a 97 milioni di tonnellate l’anno, sostituendo l’11% degli acquisti attuali, per raggiungere un fatturato globale di 290 miliardi di dollari nel 2035. Ed è di poche settimane fa l’approvazione da parte della Ue delle cosidette fake eggs, cioè prodotti del tutto simili alle uova ma ottenuti a partire dalla polvere proteica di un tipo di fagiolo.

Dopo i burger, i bastoncini vegetali

È in questo contesto che, dopo burger, polpette e nuggets, Findus – parte del gruppo Nomad Foods – punta sul mercato dei bastoncini vegetali. «A base di fiocchi di riso, i nuovi bastoncini della gamma Green Cuisine, linea di prodotti a base vegetale sostenibili e nutrienti, puntano a riproporre il sapore degli iconici bastoncini di pesce del celeberrimo Capitano», recita una nota della società, che sottolinea come questo tipo di prodotti si sta velocemente affermando.

La gamma Green Cuisine lanciata lo scorso anno – dicono infatti da Findus – è già stata portata in tavola da circa 1 milione di famiglie, «ha triplicato le vendite rispetto al 2020» e raggiunto «il 26% del mercato nel segmento “meat free”, con la previsione di chiudere l'anno con un raddoppio di fatturato». Un risultato in linea con i consumi degli italiani: nel primo semestre del 2021 «la spesa per prodotti vegan è arrivata a 312 milioni di euro (+14,7% sul 2020)» e «il 22% di tutte le proteine assunte in Italia ormai è di origine vegetale».

Ricavi in crescita

In Italia il piatto preferito della gamma è il burger vegetale, che, secondo i dati riportati da Findus, produce emissioni «7 volte più basse di quello fatto con la tradizionale carne rossa» e con «l’utilizzo dell’83% di acqua in meno». In Inghilterra spiccano le polpette, ma in Germania proprio i bastoncini, sugli scaffali da più tempo, sono tra i prodotti più amati.

«Siamo soddisfatti dei risultati ottenuti. I consumatori italiani hanno apprezzato la nostra proposta che si rivolge a tutti – commenta Steven Libermann, general manager Findus Italia – non solo a chi segue una dieta vegetariana o vegana. Stiamo investendo molto in termini di ricerca e sviluppo su questo brand e abbiamo l'ambizione di arrivare, a livello di Gruppo, ad un giro d'affari di 200 milioni di euro con Green Cuisine entro il 2025 e di passare da 2,5 miliardi a 3 miliardi di fatturato, includendo anche il pesce e la verdura, che rappresentano il core business dell’azienda».

Pesce vero certificato e agricoltura sostenibile

Per quanto concerne invece i prodotti tradizionali, per la pesca il Gruppo ha introdotto i marchi certificati Msc e Asc, «tanto che oggi oltre il 95% del pesce è approvvigionato in modo sostenibile, con l'obiettivo di arrivare al 100% entro il 2025». Findus ha inoltre aderito a Sai Platform, iniziativa globale per un'agricoltura sostenibile e «oggi il 90% dei volumi totali dei vegetali Findus è stato verificato secondo lo standard di sostenibilità Fsa (Farm Sustainability Assessment) e sottoposto a revisione attraverso audit da parte di un ente terzo, con l’impegno di raggiungere il 100% di vegetali provenienti da un’agricoltura sostenibile entro il 2025», specifica la società.

Inoltre, il 100% degli imballaggi sarà completamente riciclabile entro il 2022 e tutte le scatole di cartone prodotte negli stabilimenti utilizzano carta proveniente da foreste gestite in modo sostenibile. Nomad Foods ha ridotto nel 2020 «del 21% le emissioni di carbonio per tonnellata di prodotto finito».

Recentemente è stata anche annunciata una collaborazione con tra Nomad Foods e BlueNalu, che sviluppa una varietà di prodotti ittici direttamente a partire dalle cellule dei pesci, per esplorare il lancio di pesce da colture cellulari in Europa.


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