Università e aziende

Con i centri di ricerca e i partenariati dal Pnrr spinta all’innovazione

di Claudio Tucci

Ricerca. Dal Pnrr nuove risorse per il trasferimento tecnologico sui territorio

3' di lettura

Dal Pnrr arriverà una spinta per portare un po’ più di ricerca, e quindi trasferimento tecnologico, nelle imprese, a cominciare dalle pmi, in termini di brevetti, accordi commerciali, creazione di nuove realtà imprenditoriali (spin-off). Il lavoro è in larga parte in capo al ministero dell’Università e della Ricerca, ma in parte anche al Mise, e può contare su un finanziamento, per i prossimi cinque anni, di 11,44 miliardi. La fase attuativa dei singoli interventi è partita lo scorso autunno, con la manifestazione di interesse per la creazione di ecosistemi dell’innovazione a livello territoriale, regionale o sovraregionale. Alla chiusura dell’avviso, sono pervenute 15 candidature per un totale di richieste di circa 1,9 miliardi (sono a disposizione 1,3 miliardi). Delle 15 proposte presentate ne verranno finanziate 12, di cui sei nelle regioni del Mezzogiorno. Gli ecosistemi dell’innovazione (che si sono diffusi negli ultimi anni) sono luoghi di contaminazione e collaborazione tra università, centri di ricerca, società e istituzioni locali.

A marzo si è chiuso anche il bando per finanziare cinque centri nazionali dedicati alla ricerca di frontiera relativa a cinque specifiche tematiche (simulazioni, calcolo e analisi dei dati ad alte prestazioni; agritech; sviluppo di terapia genica e farmaci con tecnologia a Rna; mobilità sostenibile e Bio-diversità). Sono arrivate cinque proposte per un totale di finanziamento richiesto superiore ai 2 miliardi, a fronte di una disponibilità di 1,6 miliardi.

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In partnership con lo Sviluppo economico c’è poi in pista il fondo Ipcei (Importanti progetti di comune interesse europeo, ndr) su cui il Pnrr mette 1,5 miliardi. Qui, attraverso un sostegno pubblico (tramite incentivi) si spinge alla partecipazione delle imprese italiane alle catene strategiche del valore attraverso il finanziamento di progetti di notevole rilevanza per lo sviluppo produttivo e tecnologico del Paese. Sempre in asse con il Mise ci sono altri due interventi Pnrr. Il primo sono i partenariati Horizon Europe: la misura, su cui sono postati 200 milioni, è destinata a imprese (di qualsiasi dimensione) e centri di ricerca. Si stima una considerevole partecipazione da parte del mondo imprenditoriale (+194 imprese coinvolte) e un conseguente aumento degli investimenti privati in R&S per un target da raggiungere al 2026 pari a 286 milioni, rispetto ai 23 milioni attualmente monitorati per questi interventi. Il secondo passa per la creazione di una rete di 60 centri (centri di competenza, digital innovation hub, punti di innovazione digitale) incaricati di sviluppo progettualità, erogazione alle imprese di servizi tecnologici avanzati e servizi innovativi e qualificanti di trasferimento tecnologico (si stima un aumento del valore del servizio di trasferimento tecnologico pari al 140%, circa 600 milioni, rispetto al valore base corrispondente a 250 milioni).

Da segnalare inoltre una serie di altri interventi di supporto a ricerca e innovazione, finanziati nel Pnrr con 2,48 miliardi complessivi: risorse che serviranno anche per finanziare start-up e dottorati innovativi.

Oltre ai fondi Pnrr, per la “ricerca industriale” il ministero oggi guidato da Maria Cristina Messa gestisce anche fondi Pon e poi c’è il fondo italiano per le scienze applicate istituito in legge di bilancio che nel 2022 avrà 50 milioni.

«Gli investimenti in ricerca e sviluppo sono volti a promuovere l’innovazione e la diffusione delle tecnologie, a rafforzare le competenze, favorendo la transizione verso un’economia basata sulla conoscenza - ha chiosato la ministra Messa -. Con investimenti, riforme e semplificazioni, stiamo disegnando un futuro diverso per il settore in Italia, guidando verso un approccio più sistematico le attività di ricerca e sviluppo, favorendo la condivisione di percorsi e progetti sin dall’inizio tra università, enti di ricerca e imprese, in modo che il settore privato sia da subito parte attiva».

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