Alimentare

Con le chiusure di aprile 1,5 miliardi di euro di cibi invenduti

L’allarme della Coldiretti: un’azienda agricola su cinque in crisi per lo stop dei ristoranti

di Micaela Cappellini

Cibo, italiani meno spreconi nell'anno della pandemia

2' di lettura

La chiusura per tutto aprile del servizio al tavolo e al bancone di bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi costa caro al made in Italy agroalimentare, con vini, birre e cibi invenduti per un valore stimato in 1,5 miliardi nell'arco del mese. Le stime arrivano dalla Coldiretti che, ricorda, a soffrire insieme ai ristoratori ci sono decine di migliaia di agricoltori, allevatori, pescatori, viticoltori e casari. In alcuni settori, come quello ittico e vitivinicolo, la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. Ma ad essere stati colpiti sono anche i prodotti di alta gamma dal vino ai salumi, fino ai formaggi.

La riduzione della domanda di prodotti da parte della ristorazione pesa su quasi una azienda agricola su cinque (18%), sostiene la Coldiretti. Tra le preoccupazioni degli imprenditori agricoli c’è anche l'aumento dei costi di produzione (7,5%) che riguarda le materie prime, dai prodotti energetici agli alimenti per il bestiame, mentre il 6,9% segnala la mancanza di liquidità per fare fronte alle spese correnti. Il 9,5% delle aziende agricole addirittura ritiene che non sia possibile tornare alla situazione antecedente all'emergenza Covid. Eppure, nonostante le difficoltà durante la pandemia – precisa la Coldiretti - più di quattro aziende agricole su dieci (40,8%) non hanno ricevuto alcun tipo di sostegno economico statale, europeo o altre forme di aiuto.

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«L'emergenza globale provocata dal Covid ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo e sulle necessarie garanzie di qualità e sicurezza - ha detto il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini -. Per cogliere l'opportunità storica del Recovery Plan abbiamo elaborato e proposto per tempo progetti concreti immediatamente cantierabili per l'agroalimentare con una decisa svolta verso la rivoluzione verde, la transizione ecologica e il digitale, in grado di offrire un milione di posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni».

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