Alimentare

Con i consumi in caduta dell’11,4% chiudono 100 birrifici artigianali

Cason (Assobirra): nel 2020 i microbirrifici hanno perso oltre il 70% del fatturato. Serve una riduzione del 40% delle accise per i produttori tra i 10 e i 50mila ettolitri

di Micaela Cappellini

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2' di lettura

Il 2020 della pandemia è stato fatale per la birra artigianale made in Italy. Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate, un centinaio di microbirrifici l’anno scorso non ce l’ha fatta e ha sospeso le attività. Troppi, se si considera che in Italia si contano 756 birrifici tra quelli piccoli e quelli piccolissimi, per un totale di 523mila ettolitri prodotti e 3mila persone occupate. «Nel 2020 la perdita di fatturato dei microbirrifici è stata superiore al 70%», ha ricordato il presidente di Assobirra, Michele Cason, alla presentazione del report annuale del settore.

Un duro colpo

Il Covid insomma ha inferto un colpo durissimo a quel manipolo di imprese che, pur contando soltanto per il 3% del comparto, rappresenta la vera produzione nazionale al 100%, considerato che la stragrande maggioranza dei marchi di birra in Italia è nelle mani dei grandi gruppi stranieri: l’olandese Heineken, la danese Carlsberg, la belga AbInBev, la giapponese Asahi. La colpa è tutta della chiusura dei bar, dei pub e delle pizzerie, che per i microbirrifici rappresentano il canale prioritario, se non l’unico, di distribuzione: «Per questo - spiega Cason - appoggiamo l’emendamento presentato al Decreto legge Sostegni Bis che mira ad estendere la riduzione del 40% delle accise anche ai birrifici tra i 10mila e i 50mila ettolitri di produzione annua. Si tratta di imprenditori che in questo momento hanno i conti in banca prosciugati e a cui serve un sostegno immediato per sopravvivere».

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Consumi crollati dell’11,4%

In generale, il 2020 è stato un anno difficile per tutto il comparto della birra in Italia: i consumi sono crollati dell’11,4%, la produzione è calata dell’8,4% e soltanto nei primi 6 mesi dell’anno si sono persi 20mila posti di lavoro e 1,6 miliardi di valore lungo tutta la filiera, dai campi di luppolo fino ai pub dove si spillano i boccali. «Prima della pandemia - ricorda Cason - venivamo da 10 anni di crescita ininterrotta, con il comparto che tutto insieme, distribuzione inclusa, valeva 9,5 miliardi di euro. In 6 mesi soltanto, abbiamo di fatto annullato quasi tutta la crescita degli ultimi 4 anni».

La richiesta di incentivo fiscale

Durante il lockdown gli italiani hanno bevuto birra a casa e le bottiglie acquistate nella Gdo sono aumentate del 4%, ma queste non sono riuscite a compensare il crollo del 35% dei consumi nei locali pubblici. «Siamo convinti che la ripresa della birra passi dalla ripresa della ristorazione - ha detto il vicepresidente di Assobirra, Alfredo Pratolongo - per questo noi produttori abbiamo deciso di chiedere aiuto al Governo non per noi, ma per gli esercenti: sosteniamo la proposta di un incentivo fiscale di 10 centesimi al litro sulla birra in fusto, una forma di credito di imposta per aiutare gli oltre 140mila punti di consumo in Italia, tra bar ristoranti e pizzerie».

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