cultura e pandemia

Con il Covid-19 dimezzati i consumi culturali nel 2020 (-47%)

Crolla la spesa per spettacoli, tengono i libri cartacei, cresce l'utilizzo del digitale e della pay tv in streaming. Intanto i musei aprono, ma Federcultura contesta l’apertura solo ne i giorni feriali e nelle zone gialle

di Marilena Pirrelli

(ANSA)

4' di lettura

L'ultimo Dpcm, in vigore dal 16 gennaio, ha previsto la riapertura nei giorni feriali dei musei nelle regioni in zona gialla con accessi contingentati. Lunedì 18 gennaio scattano le prime aperture, limitate alle aree che hanno quel colore e cioè Basilicata, Campania, Molise, Trento, Sardegna e Toscana. Per primi apriranno la Reggia di Caserta, Pompei, ma anche il Bargello, il Mart di Rovereto, a Prato Il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci e tutti gli altri musei cittadini, mentre il Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea in collaborazione con la Città di Rivoli e l'ASL TO3, sta definendo un progetto-pilota per aprire e destinare alcuni spazi a sede per le vaccinazioni a sostegno del Piano Nazionale di Vaccinazione Covid-19. Insomma si riparte in ordine sparso.

I FRUITORI DI BENI E SERVIZI CULTURALI
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“Pronti ad aprire Boboli già da martedì” ha detto il direttore degli Uffizi Eike Schmidt, che precisa: “Il primissimo monumento ad aprire sarà la Loggia dei Lanzi, probabilmente già lunedì, subito dopo, Boboli”. Per la galleria degli Uffizi, invece, “ci vorrà necessariamente un pochino più di tempo, ci sono da affrontare procedure amministrative complesse legate alle tante ditte esterne che lavorano con noi e al loro personale che deve essere richiamato dalla cassa integrazione”. Insomma i musei aprono ma non senza difficoltà.

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Riorganizzare e riprogrammare

La situazione è ancora molto complessa e il presidente di Federculture Andrea Cancellato ha scritto una lettera al ministro Dario Franceschini sulle riaperture dei musei: “la notizia ha fatto tirare un sospiro di sollievo all'intera compagine delle istituzioni che, a vario titolo, hanno la responsabilità della loro gestione. Sebbene in un quadro generale di forti limitazioni agli spostamenti, che riduce la platea degli utenti alle aree in cui questi vivono”. Tuttavia “l'apprendere le modalità in cui è prevista la riapertura ha, al contrario, rappresentato una doccia fredda. É difficile infatti comprendere quale sia la logica dell'apertura nei soli giorni feriali: se l'esigenza è quella di non sovraccaricare il sistema dei trasporti urbani, si consente una potenziale, pur ridotta, utenza proprio nei giorni di maggiore affollamento dei mezzi pubblici e delle strade. Legare, inoltre, l'apertura dei musei alla variabile dell'attribuzione di colori alle regioni di appartenenza rende imprevedibile la durata dei periodi apertura e di chiusura, con conseguenze non gestibili sull'organizzazione del personale e delle prenotazioni. L'esperienza fatta nei mesi scorsi dimostra che le misure adottate e rigidamente attuate nei luoghi della cultura li rende assolutamente sicuri dal punto di vista sanitario e la domanda del pubblico è la dimostrazione di un bisogno reale e costituisce un evidente strumento di attenuazione dell'impatto dovuto al disagio imposto dalla situazione generale”. Federculture chiede di rivedere questa decisione per rendere possibile una meno incerta programmazione delle attività e consentire ai cittadini, nella massima sicurezza, di poter godere almeno di questo ristoro immateriale” conclude Cancellato.

LA FRUIZIONE TELEVISIVA /1
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LA FRUIZIONE TELEVISIVA /2
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La crisi dei consumi culturali

E se vi fosse bisogno di avere conferme sulla crisi della cultura, il dato sui consumi culturali nel 2020 fa venire i brividi: con il Covid 19 si sono dimezzati (-47%) passando da 113 euro di spesa media mensile per famiglia di dicembre 2019 a circa 60 euro a dicembre 2020 (sono stati persi oltre 53 euro al mese), emerge dall'indagine dell'Osservatorio di Impresa Cultura Italia-Confcommercio, in collaborazione con Swg , sui consumi culturali degli italiani nel 2020. Ovviamente è crollata la spesa per spettacoli dal vivo bloccati dal lockdown e dalle misure di contenimento della pandemia: -90% gli spettatori per cinema, concerti, teatro e forti riduzioni di spesa, con punte di oltre il 70%, da parte dei consumatori tra dicembre 2019 e settembre 2020. Ha tenuto la lettura sia dei libri, con una preferenza per il cartaceo sebbene oltre un italiano su tre utilizzi anche il formato digitale, che dei quotidiani, consultati principalmente in versione gratuita online e con un rapporto di circa 1 a 2 tra lettori in digitale a pagamento e lettori in cartaceo; in calo tutte le forme di abbonamento a servizi culturali a pagamento ad eccezione della tv in streaming (+17 punti su dicembre 2019) e con un terzo di italiani che pensa di utilizzare prevalentemente piattaforme streaming a pagamento piuttosto che l'offerta televisiva generalista. La forma di fruizione tradizionale della cultura ha lasciato spazio al digitale con la visione di spettacoli dal vivo, opere, balletti e musica classica soprattutto sul web o in tv. Una tendenza che, alla luce delle attuali restrizioni, sembra confermarsi anche per la prima parte del 2021; le restrizioni imposte dalla pandemia e la conseguente spinta sul digitale sembrano aver mutato anche la declinazione del concetto di cultura da parte degli italiani con il rischio di renderne più effimeri significati e sfumature.

“I dati della nostra indagine sono senza dubbio allarmanti e ci rappresentano tutta la drammaticità della situazione delle attività culturali nel nostro Paese - conferma il presidente di Impresa Cultura Italia-Confcommercio, Carlo Fontana. - È stata fatta una politica di ristori, ma non è sufficiente. Oggi è necessaria una strategia con una serie di interventi che consentano una ripartenza delle nostre attività perché la popolazione non può essere ancora per lungo tempo privata di quello che è anche un nutrimento dello spirito”.

LA PERCEZIONE DEL VALORE DELLA CULTURA
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Il lavoratori in movimento

E il lavoratori dello spettacolo e della cultura ieri si sono radunati davanti alla Triennale di Milano per dare vita alla prima Cultural Mass, una protesta in bicicletta toccando i luoghi principali della cultura milanese dove lasciare simbolicamente uno striscione, dalla Triennale al Teatro Strehler fino alla Scala e al Teatro degli Arcimboldi. “Vogliamo richiamare assieme i cittadini - ha raccontato Francesca Biffi del Coordinamento Spettacolo Lombardia che si è occupato dell'organizzazione dell'evento -, perché la cultura è necessaria alla gente e alla città, non solo ai lavoratori. I luoghi della cultura non possono continuare a rimanere chiusi, bisogna parlare di ripartenza”. Capire quando e come si riaprirà: chiedono i lavoratori del mondo della cultura e ricordano che non vi siano aiuti adeguati per il settore. Fuori dalla Triennale un cartello riassume le richieste: assunzione diretta, reddito di continuità e sicurezza sul lavoro, per una vera e propria “riforma radicale dell'intero settore”.

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