Roma

Con i Cromogrammi Renata Boero fa breccia nei musei e in asta

La Gnam della capitale ha acquistato una sua opera del 1965 e il 2021 si conferma un anno positivo anche sotto il martello

di Alessandro Casati, Livia Carrai, Greta Gentilomo, Manuela Magarelli, Giulia Maitan *

Renata Boero con gli studenti del Master in Economia e Management per l'Arte e la Cultura della 24Ore Business School

4' di lettura

La Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma ha recentemente deciso di acquisire per la propria collezione permanente un'opera di Renata Boero, un grande “Cromogramma” del 1965. La decisione giunge dopo che lo scorso giugno, presso lo stesso museo, l'artista ha ricevuto il Premio Arte: Sostantivo Femminile, che da più di dieci anni premia donne distintesi in vari campi, tra cui quello artistico. Il 2021 si conferma quindi un anno positivo per Boero: a maggio una sua opera, “Cromogramma”, 1978, è stata battuta da Sotheby's Londra per 15.120 £ (17.886 €), il valore più alto che l'artista abbia registrato nel secondo mercato.

La carriera

Il percorso della Boero è costellata di numerosi successi, a partire dalla selezione per la Quadriennale di Roma del 1959 quando aveva solo 23 anni e ancora si dedicava all'arte figurativa. Sessant'anni dopo, nel 2019, il Museo del Novecento di Milano le ha dedicato la personale “Kromo-Kronos”; nel frattempo le sue opere hanno avuto modo di essere esposte in numerose mostre, personali e collettive. Solo nell'ultimo anno è stata presente alla GNAM di Roma all'interno della mostra “Io dico Io – I say I”, e alla GAMeC di Bergamo nella mostra “Arte e materia. Nulla è perduto”.

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Cromogramma, 1978; battuto all'asta da Sotheby's Londra per £15.120

Tuttora attiva tra Milano, Genova e la Toscana, Renata Boero è un'interprete affascinante dell'arte italiana del secondo dopoguerra. Formatasi in Svizzera, è tornata adolescente nella città natale, Genova, dove ha compiuto gli studi artistici; fondamentale è stata poi l'esperienza come restauratrice al fianco di Caterina Marcenaro a Palazzo Rosso. Boero vi ha lavorato fra il 1964 e il 1969, gli anni della contestazione, durante i quali anche lei ha avvertito l'esigenza di adottare un linguaggio nuovo, di rottura rispetto a quel mondo che si voleva ricostruire. Il lavoro diretto sulla tela e l'osservazione degli effetti del tempo sulle opere l'hanno portata ai primi esperimenti “casalinghi”: da materiali e pigmenti naturali ha ottenuto particolari miscele che applicava sulla tela e poi lasciava agire, dando alla natura e al tempo la facoltà di modificare il supporto a proprio piacimento. Sono nati in questo modo i «Cromogrammi», la serie che forse più di tutte ha saputo dar voce alla sua poetica.

La sperimentazione

L'artista non ha mai interrotto la propria ricerca, sempre mossa dalla volontà di potersi esprimere attraverso l'arte. Così hanno visto la luce serie quali gli «Specchi», le «Architetture», gli «Enigmi» e, più recentemente, i «Fiori di Carta», le «Germinazioni» e le «Ctoniografie»; queste ultime, in particolare, sono ottenute seppellendo la tela sotto terra, permettendo alla natura di “rigenerare” l'opera. Anche le opere più recenti ben rappresentano quindi l'interesse per il dato naturale che ha caratterizzato tutta l'attività dell'artista e rende la sua arte estremamente attuale.

Renata Boero nel suo studio milanese. Foto di Greta Gentilomo

Tra galleria e insegnamento

L'approccio al mercato della Boero è stato graduale ed è avvenuto in ritardo rispetto all'inizio della sua ricerca, lei stessa ha, infatti, affermato come il suo fare pittura fosse «prima di tutto una necessità e non un'attività mirata alla vendita». Fondamentale è stato all'inizio degli anni ‘70 il sodalizio con la Galleria Martano di Torino che, apprezzando il lavoro dell'artista, l'ha sempre lasciata libera di esprimersi senza forzarla in una direzione che fosse indirizzata esclusivamente al successo sul mercato. L'opera che entrerà alla GNAM è tra l'altro proprio una di quelle con cui l'artista si era presentata dalla Martano.

Interessata innanzitutto alla ricerca e poco avvezza all'ambiente dei salotti, Boero non ha mai voluto sentirsi limitata dalle dinamiche della galleria e, infatti, soprattutto all'inizio, si è mantenuta grazie all'insegnamento persso il Liceo Artistico Barabino, dove lei stessa aveva studiato, quindi, è stata chiamata prima dalla Naba di Milano e poi dall'Accademia di Brera.

Il trasferimento a Milano è avvenuto negli anni ‘80, in un momento in cui tutto il sistema dell'arte stava cambiando e un peso sempre maggiore lo avevano assunto i gruppi che riunivano un discreto numero di artisti. Boero ha preferito rimanere isolata, non vedendo il vantaggio dell'avvicinarsi a una corrente artistica. Il suo lavoro è stato in ogni caso molto apprezzato da parte della critica: curatori del calibro di Achille Bonito Oliva, Luciano Caramel e Filiberto Menna l'hanno voluta più volte alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma, Paolo Fossati nel 1989 le ha dedicato la prima grande personale in uno spazio istituzionale, i Musei Civici di Monza.

Un particolare dello studio dell'artista Foto di Greta Gentilomo

Il mercato

All'asta Boero conta già un discreto numero di passaggi. Il prezzo di aggiudicazione delle opere, però, supera sempre di poco la stima minima e i 17.886 € raggiunti dal «Cromogramma» del 1978 sono un assoluto unicum, considerando che le cifre di vendita si attestano solitamente ben sotto i 5.000 €, raggiunti quasi esclusivamente dai «Cromogrammi» che risultano essere la serie più richiesta. Va detto che le opere all'asta sono spesso di piccole dimensioni e tra quelle di minor qualità; l'artista stessa ha dichiarato che molto probabilmente si tratta di quelle che nei primi anni della carriera usava come metodo di scambio per pagare le spese quotidiane. Le cifre proposte in galleria sono decisamente più alte, con le opere di grandi dimensioni che partono da circa 20.000 €. Boero, infatti, è al momento rappresentata da diverse gallerie, quali Federico Vavassori (Milano), Gilda Lavia (Roma), Cardelli & Fontana (Sarzana), Open Art (Prato) e AF Gallery (Bologna), che spesso l'hanno esposta a importanti appuntamenti fieristici quali Artissima e Miart. Non è ancora stato realizzato, però, un vero e proprio catalogo ragionato che faccia ordine nella sua lunga attività. Il suo mercato rivela un grande potenziale di crescita, soprattutto, perché nell'ultimo periodo sembra che si stia mano a mano cogliendo la qualità del suo lavoro come dimostrano l'aggiudicazione alta, rispetto al trend usuale, di Londra e l'acquisizione da parte della GNAM. I prossimi anni saranno fondamentali per valutarne l'evoluzione.

* Studenti del XX Master Economia e management dell’arte e dei beni culturali della 24Ore Business School

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