lavoratori in somministrazione

Con il decreto dignità 39mila occupati in meno

di Claudio Tucci


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(Fotogramma)

2' di lettura

Da luglio, data di presentazione del decreto dignità, a dicembre 2018 le persone assunte con un contratto di lavoro in somministrazione sono calate di 39mila unità (-8,5%).

Il numero, che Assolavoro ha rilanciato ieri, a Roma, in occasione dell’assemblea pubblica dedicata ai temi del lavoro regolare, è frutto del crollo dei lavoratori assunti con rapporti a termine (-50.338) solo in parte compensato dall’incremento dei somministrati a tempo indeterminato (+11.298 unità). A pesare sulle mancate “prosecuzioni/nuove attivazioni” sono stati i vincoli introdotti nel nostro ordinamento dal dl 87, cioè le causali, i limiti alle proroghe, uniti al maggior costo nel caso di nuovo contratto con lo stesso lavoratore. Tutti freni che in parte si sono tradotti in un forte turn-over; e in parte, purtroppo minore, in crescita delle stabilizzazioni di risorse con competenze (più spendibili).

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Ma dove sono finiti i lavoratori persi per strada? Un indizio arriva guardando agli andamenti contrattuali nel medesimo periodo. Ebbene, in sei mesi i rapporti in somministrazione sono diminuiti di ben 105.348 contratti. Nello stesso arco di tempo sono invece schizzati verso l’alto alcuni contratti meno tutelanti, ad esempio il lavoro stagionale (+10.800 unità), l’intermittente (+15.535) e le prestazioni occasionali (+51.854 contratti). Un discorso a parte merita il “sommerso” (qualche lavoratore non rinnovato potrebbe esserci scivolato). Negli ultimi 5 anni i lavoratori completamente in nero individuati con ispezioni sono stati 294mila. Si tratta di persone abbandonate a un sistema di sfruttamento e per le quali non esiste un percorso di accompagnamento verso un’occupazione legale e tutelata. Su questo fronte, «occorre intervenire - ha detto il presidente di Assolavoro, Alessandro Ramazza -. E le agenzie per il lavoro ci sono».

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Assolavoro propone di introdurre due misure: una di sostegno al reddito e una di accompagnamento ai lavoratori in nero che denunciano il lavoro irregolare. La richiesta è quella di prevedere una Naspi di importo pari al livello minimo attuale e un assegno di ricollocazione “Sommersi” per una durata di almeno 12 mesi. «Il mix di entrambi gli interventi - ha aggiunto Ramazza - favorirà l’emersione e così il buon esito della politica attiva».

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