dal 28 settembre

Con la Design City la città si conferma capitale della creatività

Ideata da imprese, Comune e professionisti l'iniziativa presenta oltre 350 eventi

di Giovanna Mancini

Ideata da imprese, Comune e professionisti l'iniziativa presenta oltre 350 eventi


4' di lettura

Alla fine è questa Milano: poche parole e molti fatti. Mentre la città si svuotava, durante le settimane estive, e i detrattori profetizzavano la fine del ciclo fortunato di questa metropoli e del suo modello produttivo sotto i colpi del Covid e delle nuove modalità di lavoro da remoto – Milano e i milanesi stavano già lavorando per la rinascita.

Che parte, o può partire, dalle tante energie creative di cui il capoluogo lombardo è da decenni un catalizzatore unico nel Paese: dalla moda al design, settembre segna l’avvio di questa ripartenza e la «Milano Design City» in programma dal 28 settembre al 10 ottobre vuole essere proprio una risposta alle difficoltà e alle incertezze di questo momento storico, un modo per chiamare a raccolta la comunità italiana e internazionale del design e dire «ci siamo». Anche se il Salone del Mobile – evento clou per questo settore, a livello globale – è stato prima spostato da aprile a giugno e poi è slittato al 2021.

Oltre 350 appuntamenti in tutti i quartieri della città, con 66 realtà cittadine (aziende, gallerie, associazioni, istituzioni culturali, studi professionali) che hanno risposto con progetti e iniziative, in poco più di un mese, al bando lanciato a inizio luglio dal Comune di Milano, per mettere a punto un palinsesto di attività ed eventi legati alla cultura del progetto e al design.

La modalità stessa con cui è nato questo appuntamento racconta molto della voglia di fare di questo mondo, che da anni trova in Milano e nella Lombardia il proprio punto di riferimento. Patrocinato e coordinato dal Comune della città, Milano Design City nasce dall’unione di diverse esigenze emerse nei mesi più difficili della pandemia. Da un lato le aziende dell’arredamento, orfane della loro fiera più importante e di tanti altri eventi internazionali durante i quali presentare buyer e giornalisti le proprie collezioni. Dall’altra tutto quell’indotto creativo e non che dal Salone del Mobile e dal Salone trae ogni anno linfa vitale – basti pensare che la settimana del design in aprile muove mediamente ogni anno circa 300 milioni di euro sul territorio, con l’arrivo di 500mila persone. «Noi siamo solo dei registi – spiega l’assessore alle Attività produttive, alla moda e al design del Comune, Cristina Tajani – di un movimento che è partito dal basso, per così dire. Ci siamo offerti di coordinare un palinsesto plurale di iniziative che non vogliono certo sostituirsi al Salone del Mobile, ma che esprimono la volontà di questo comparto di affermare la propria presenza e vitalità e di riallacciare in contatti con la propria comunità».

Da un lato, si diceva, le aziende: in particolare, spiega l’amministratore delegato di Cassina, Luca Fuso, a muoversi per prime sono state le dieci imprese che, lo scorso aprile, avevano scritto e diffuso il «Manifesto per la ripresa». Oltre a Cassina, B&B Italia, Bisazza, Boffi, Cappellini, Flexform, Giorgetti, Minotti, Molteni Group e Poltrona Frau. «Il Salone non c’è stato, ma tutti noi abbiamo comunque preparato le nuove collezioni e abbiamo bisogno di farle vedere ai nostri buyer. Lo abbiamo fatto in questi mesi attraverso le piattaforme digitali, ma potersi incontrare di persona è un’altra cosa». Certo, non potranno venire gli americani, né gli asiatici o i russi, clienti molto importanti per il settore, ma si attendono operatori da germania, Francia e altri Paesi europei.

La comunità del design cittadino ha invece trovato il suo portavoce nella rivista «Interni» e in particolare nel suo direttore, Gilda Bojardi (a cui tra l’altro il 9 settembre è stato assegnato il Compasso d’Oro dell’Adi alla carriera). «L’esigenza e la voglia di fare qualcosa per riempire il vuoto lasciato dal Salone erano fortissime – spiega Bojardi –. Anche perché nel frattempo città come Parigi o Londra avevano confermato le loro Design Week, perciò Milano non poteva non esserci. Ci siamo confrontati con le aziende e poi con il Comune per trovare delle date adeguate e poi tutto è avvenuto con grande rapidità e la risposta è stata incredibile».

La storia sembra ripetersi – e speriamo sia di buon auspicio: proprio 30 anni fa, nel 1990, Cinzia Bojardi inventò la prima Designer’s Week, mettendo insieme un centinaio di showroom e designer per organizzare presentazioni, incontri ed eventi visto che quell’anno, proprio come oggi, il Salone del Mobile era saltato. Il fatto nuovo è che il Comune non solo ha dato il patrocinio ma, precisa Bojardi, ha anche deciso di chiamare il progetto «Milano Design City», inserendola in quel filone di iniziative (da Piano City a Book City o Food City) che da alcuni anni testimoniano il fermento creativo e imprenditoriale della metropoli.

Le date della manifestazione sono state volutamente dilazionate e spalmate su dieci giorni, in modo da dare più tempo alle persone per partecipare agli incontri, alle mostre, o visitare gli showroom delle aziende, evitando assembramenti. Ci saranno tutti i distretti del Fuorisalone, da Brera alle 5 Vie. Ci saranno i brand e i designer. Ci saranno gli incontri e i talk della Interni Design Week. Al di là del risultato di pubblico, quello che conta quest’anno, davvero, è il segnale: Milano c’è e resta la capitale internazionale del design.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti