ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa novità del decreto Aiuti bis

Con il docente esperto si mette la formazione al centro della vita scolastica

La norma consente di istituire, a regime, un contingente di 32mila docenti esperti (8.000 l'anno dal 2032/33 al 2035/36), creando così, all'interno di ciascuna scuola, un nucleo di insegnanti (in media 4 per ogni scuola) che possono contribuire a migliorare l’offerta formativa.

di Patrizio Bianchi

(AdobeStock)

3' di lettura

La riforma della formazione e del reclutamento degli insegnanti, recentemente approvata in via definitiva dal Parlamento, ha fissato alcuni principi importanti. Per diventare docenti vengono infatti previsti un quadro di regole stabile e trasparente - con un percorso universitario iniziale e concorsi annuali - e una formazione continua, lungo tutta la vita lavorativa. Una formazione di qualità, strumento di crescita professionale e di tutto il sistema scolastico.

Messa al centro la figura dell’insegnante

La legge approvata ha messo al centro, in questo modo, la figura dell'insegnante, come da tempo si auspicava ed era necessario fare: ridando centralità ai docenti, al loro ruolo, allo sviluppo della loro carriera, si rilancia l’intero sistema scuola.

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Il ruolo chiave della formazione

Alla base di tutto questo processo c’è la formazione introdotta dal recente decreto legge che sarà gratuita e coinvolgerà circa 280.000 insegnanti l'anno. La legge prevede, in particolare, un percorso di formazione in servizio, rivolto ai docenti di ogni ordine e grado del sistema scolastico statale che, al termine di un triennio formativo e a seguito di una valutazione positiva, consente di riconoscere all’insegnante “un elemento retributivo una tantum di carattere accessorio, stabilito dalla contrattazione collettiva nazionale” tra il 10 e il 20 per cento del trattamento stipendiale.

Il docente esperto

Il decreto Aiuti bis, approvato pochi giorni fa, ha aggiunto un altro tassello importante, che vuole rafforzare ancora di più il ruolo chiave che la formazione dovrà rivestire nel sistema scolastico. In particolare, l'articolo 37 stabilisce che «i docenti di ruolo che abbiano conseguito una valutazione positiva per tre percorsi formativi consecutivi» possono maturare il diritto ad un assegno ad personam di importo pari a 5.650 euro annui che si sommano al trattamento stipendiale. Si tratta di risorse pari a un incremento del 15% dello stipendio medio. A questi insegnanti viene attribuita la qualifica di “esperto” e saranno un valore aggiunto per tutta la loro comunità scolastica, supportandola nel miglioramento dell’offerta formativa complessiva.

Il tema della valorizzazione dei docenti

Come ogni novità che si introduce, anche questa sta generando un ampio dibattito nella scuola. Da tempo, tuttavia, si parla della necessità di valorizzare i docenti sotto il profilo economico, premiando l’anzianità di servizio - aspetto che la riforma non modifica -, ma anche il percorso fatto. La riforma, con l’ultimo tassello approvato, consente di istituire, a regime, un contingente di 32mila docenti esperti (8.000 l’anno dal 2032/33 al 2035/36), creando così, all’interno di ciascuna istituzione scolastica, un nucleo di insegnanti (in media 4 per ogni scuola) che possono contribuire a migliorare l’offerta formativa complessiva.

Il nuovo meccanismo

Il meccanismo del docente esperto non sostituisce il bonus una tantum già previsto dal decreto legge 36 recentemente approvato, ma si aggiunge. Ogni anno, all’esito del ciclo formativo triennale di formazione, una platea compresa tra 40.000 e 70.000 docenti potrà conseguire il bonus una tantum. Dopo l’espletamento di 3 cicli formativi, quindi a partire dall’anno scolastico 2032/2033, i docenti che hanno conseguito tre valutazioni positive potranno accedere alla qualifica di docente esperto che determina un beneficio economico permanente. Era importante che il Paese si muovesse in questa direzione, tornando a mettere al centro la crescita professionale dei docenti. Così come è importante che i criteri di selezione siano affidati alla contrattazione collettiva, proprio per superare la logica dell’una tantum e porre la formazione alla base della vita e del miglioramento della comunità scolastica.

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