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Con Dragon SpaceX inaugura l’era dei voli spaziali commerciali

SpaceX ce l’ha fatta: è la prima compagnia privata ad avere portato degli astronauti Nasa in orbita verso la Stazione Spaziale Internazionale che viaggia attorno alla Terra fra 400 e 500 chilometri di altezza. Lo ha fatto con la capsula di trasporto Dragon

di Leopoldo Benacchio

Lancio Crew Dragon Space X, il decollo

SpaceX ce l’ha fatta: è la prima compagnia privata ad avere portato degli astronauti Nasa in orbita verso la Stazione Spaziale Internazionale che viaggia attorno alla Terra fra 400 e 500 chilometri di altezza. Lo ha fatto con la capsula di trasporto Dragon


4' di lettura

SpaceX ce l'ha fatta: è la prima compagnia privata ad avere portato degli astronauti Nasa in orbita, in questo caso verso la Stazione Spaziale Internazionale, Iss, che viaggia attorno alla Terra fra 400 e 500 chilometri di altezza. Lo ha fatto con la propria capsula di trasporto Dragon portata fino all'orbita finale da un razzo Falcon 9, tutto materiale proprietario, così come le procedure e il personale per decollo e rientro.

Per il momento tutto bene, anzi, benissimo, nonostante le previsioni meteo non fossero migliori di 3 giorni fa quando il primo tentativo fu fermato a pochi minuti dal lancio proprio per le condizioni atmosferiche non buone, qualche goccia cadeva nella zona anche al secondo tentativo, ma c'è stato il “go” a - 7 minuti dall'ora zero, le 21:22 qui in Italia, e poi tutto è andato bene fino all'accensione dei 9 motori Merlin e poi del secondo stadio che hanno portato, in poco più di 12 minuti, la capsula Dragon, con Doug Hurley e Bob Behnken a bordo, alla rotta finale per la Iss, che raggiungeranno dopo 19 ore dal lancio stesso.

Sono due esperti astronauti con alle spalle due viaggi ognuno con lo Space Shuttle, che è appunto l'ultimo mezzo Usa che ha portato astronauti nello spazio nel 2011. L'America torna nello spazio grazie a un mezzo americano, un bel ritorno.

Il lancio quindi non solo risolve il problema di portare astronauti in orbita bassa, 400 chilometri sono proprio pochi, ma apre di fatto una nuova era, quella in cui la storia della corsa allo spazio la scriveranno le imprese private, oltre alle agenzie statali. Oltre a SpaceX, che ha intascato un contratto di 2,6 miliardi di dollari per sei di questi trasporti di uomini, in agosto sarà il prossimo con quattro astronauti a bordo, c'è Boeing, che sicuramente di esperienza ne ha, anche se ha fallito la sua prima prova di attracco della capsula che ha sviluppato in proprio, ovviamente senza astronauti al primo tentativo.

La partenza del razzo di Musk

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Ma tornando a questo lancio in molti momenti è sembrato di vivere un film di fantascienza moderno: nessun comando nella navicella pulitissima, solo tre grandi schermi, nessuna cloche o altro ma tutto comandato da leggeri tocchi sugli schemi. Il razzo parte all'ora stabilita e già il rientro del primo stadio dopo qualche minuto è stupefacente: si stacca infatti il secondo stadio con la navicella Dragon mentre i il primo stadio inizia la caduta verso terra, ma si accendono i razzi ausiliari e per qualche minuto ne abbiamo due da seguire, uno va in alto verso la meta stabilita e l'altro cala dritto come un fuso a terra e arriva con una precisione millimetrica su di una piattaforma in mezzo al mare.

Incredibile, un film a cui non siamo ancora abituati. Dopo 12 minuti, si stacca anche il secondo stadio e finalmente la capsula Dragon entra nell'orbita giusta che la porterà alla ISS, dove i due astronauti resteranno per un tempo ancora da definire precisamente, ma probabilmente sui 30 giorni. Le 19 ore di viaggio però verranno utilizzate tutte per provare in mille modi la capsula Dragon nuova di zecca e verranno fatte addirittura prove di volo pilotato diciamo a mano.

Tutto è sembrato nuovo di zecca in questo lancio, dalle tute degli astronauti alla cabina piena di schermi come si trattasse di un videogioco, dalla sala controllo con ambiente open space e vetri che la facevano sembrare sospesa nell'edificio dove circolavano solo ingegneri e tecnici con la mascherina. Il particolare americano non è mancato, con un dinosauro gonfiabile luccicante con cui gli astronauti giocavano in cabina. Nuova anche, e non è una battuta, la toilette della capsula, particolare su cui si accentra solitamente la curiosità dei bambini nelle visite agli Space Center, come quello di Houston.

In un solo lancio si è fatto insomma un salto di 60 anni, abbandonando la solidissima e affidabile Soyuz, progettata però appunto sei decenni fa. Andare alla ISS è stato fatto tante volte, ma con questo si volta pagina e i cosiddetti privati non si accontentano certamente di fare il camion che porta rifornimenti e uomini al cantiere dietro casa. È solo il loro primo grande passo, Luna a Marte attendono.

Purtroppo, l'altro episodio che si aspettava con molta speranza, il lancio di un razzo vettore per piccoli satelliti dall'aria, da sotto la pancia di un 747 modificato, non è proprio riuscito a Virgin Orbit, la compagnia di Richard Branson che si è staccata da quella di turismo spaziale sempre della Virgin, che da anni promette di portare a 80 chilometri di altezza chiunque possa permettersi un biglietto da 250.000 dollari. Un brutto colpo, anche se mitigato dal fatto che si trattava di una prova, per la Virgin che nel settore aria prevede grosse perdite per via del lockdown che ha messo a terra gli aerei, come per le altre compagnie. Aerei che non volano, turisti spaziali che non partono e questa ultima avventura di lanciare razzi verso l'orbita bassa dalla pancia di un Jumbo che non funziona. Non sempre tutto va bene ai privati in questo campo, ancor più bravo quindi il vulcanico Elon Musk.

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