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Borsa, cresce l’incertezza degli operatori per le prospettive. Ottimismo su spread

La percentuale combinata di quanti prevedono indici in rialzo o stabile scende infatti in ottobre all’82% dall’85% del mese precedente mentre di conseguenza sale al 18% dal 15% lo spicchio di quanti prevedono ribassi. Il 53% degli operatori vede inoltre un euro stabile nei confronti del dollaro mentre la maggioranza di quanti hanno preso parte al sondaggio, il 68%, non ritiene che la Fed lancerà un nuovo programma di quantitative easing su esempio della Bce.

di Corrado Poggi


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3' di lettura

Lieve calo dell’ottimismo sulle prospettive di borsa per i prossimi mesi. E’ quanto registra il sondaggio di ottobre condotto da Assiom Forex tra i suoi associati in collaborazione con il Sole 24 Ore Radiocor.

La percentuale combinata di quanti prevedono indici in rialzo o stabile scende infatti in ottobre all’82% dall’85% del mese precedente mentre di conseguenza sale al 18% dal 15% lo spicchio di quanti prevedono ribassi.

Gli ottimisti in ottobre scendono al 44% complessivo, di cui un 6% attende guadagni superiori al 10% mentre in settembre i rialzisti erano il 47% ma con una incidenza minore di super-ottimisti, pari allora al 3%.

Invariata invece al 38% la percentuale di quanto attendono una sostanziale stabilità dei mercati nei prossimi sei mesi. «Man mano che ci si avvicina alla fine dell’anno – ha commentato il presidente di Assiom Forex, Massimo Mocio - c’è forte incertezza tra gli operatori finanziari circa il prosieguo positivo del trend borsistico».

«I fattori a sostegno di questi dubbi sono diversi - continua Mocio –: dai sempre maggiori segnali di un avverarsi di un rallentamento economico i cui effetti potrebbero farsi sentire nel 2020 fino ad una situazione ancora da decifrare sul fronte degli utili aziendali, che presentano risultati non

sempre omogenei o in linea con le attese».

Sullo sfondo, secondo il presidente di Assiom Forex, «le questioni ancora irrisolte sul quadro commerciale internazionale e sui rapporti futuri con la Gran Bretagna incidono su sentiment, propensione agli acquisti e consensus. Pertanto non stupisce che il mercato in questo momento si stia interrogando su vari aspetti».


Cambi: 53% operatori vede euro/dollaro stabile
Il sondaggio di ottobre rileva posizioni molto nette rispetto al mercato valutario: secondo le risposte degli operatori, il cambio euro/dollaro rimarrà stabile (53%) o farà registrare un rialzo a favore dell’euro (35%) nel corso dei prossimi sei mesi. A settembre il 47% degli operatori puntava sulla stabilità dei cambi mentre il 30% vedeva un apprezzamento della divisa unica. Rispetto a un mese fa cala invece drasticamente la percentuale di quanti si attendono ribassi per l’euro: in ottobre sono solo il 12% mentre a settembre erano il 23%.

«La direzionalità del cambio euro potrebbe risentire della maggiore incertezza legata alla fine dell’anno – ha commentato il presidente di Assiom Forex Massimo Mocio – e infatti la maggior parte degli operatori si attende una sostanziale stabilità della moneta unica nei confronti del dollaro per i prossimi sei mesi anche se una buona percentuale di operatori vede rialzi».

Spread: 74% operatori lo vede stabile sotto i 150 pt
Il differenziale fra Btp a 10 anni e Bund di analoga durata è destinato a rimanere sotto controllo a lungo con un 70% di operatori che lo prevede stabilmente sotto i 150 punti e un ulteriore 4% che ipotizza addirittura un ritorno sotto quota 100 punti. Il 25% degli operatori che hanno preso parte al sondaggio lo vede invece oscillare fra i 150 e i 200 punti mentre solo l’1% ritiene che risalirà sopra i 200 punti.

Politica Monetaria: 68% operatori non vede rilancio della Fed su Qe
La maggioranza degli operatori Assiom Forex non ritiene che la Fed lancerà un nuovo programma di quantitative easing nonostante nel corso delle ultime settimane l’istituto guidato da Jerome Powell abbia dovuto effettuare continue iniezioni di liquidità nel sistema finanziario americano.

Secondo il 68% degli operatori Assiom Forex infatti la Fed si limiterà a continuare a tagliare i tassi di interesse (come ha fatto nuovamente mercoledì 30 ottobre) e manterrà il quantitative easing nel suo arsenale da utilizzare in caso di caduta in recessione. Secondo il rimanente 32% è invece possibile che la Fed imiti la Bce e lanci un nuovo programma di acquisti di asset in risposta a un chiaro rallentamento del tasso di crescita dell’economia e dei sempre maggiori segnali di stress che emergono dal sistema finanziario.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

Riproduzione riservata ©
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    Corrado PoggiRedattore Radiocor

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Inglese, francese e spagnolo

    Argomenti: Bce, politica monetaria, società di rating, compagnie farmaceutiche, trasporti e auto

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