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Intesa-Ubi: con la fusione 2.500 posti per i giovani, ma in vista anche 5mila uscite

Il benchmark dei sindacati per i piani industriali è di un’assunzione ogni due uscite. Tra il piano di UniCredit e quello della fusione Intesa-Ubi in pochi mesi ci sarebbero 11mila bancari in uscita. Attesa per il piano Banco-Bpm

di Cristina Casadei

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(IMAGOECONOMICA)

Il benchmark dei sindacati per i piani industriali è di un’assunzione ogni due uscite. Tra il piano di UniCredit e quello della fusione Intesa-Ubi in pochi mesi ci sarebbero 11mila bancari in uscita. Attesa per il piano Banco-Bpm


3' di lettura

L’annuncio dell’operazione Intesa Sanpaolo - Ubi porterà con sè anche 2.500 ingressi di giovani nel nuovo gruppo, grazie a un progetto per promuovere il cambio generazionale e sostenere l’occupazione. Un elemento molto positivo, sostenuto attraverso il Fondo per l’occupazione che viene alimentato dai bancari stessi e che ha un’ampia operatività, oltre che una dote molto consistente. Se dal punto di vista occupazionale, questo è il punto di partenza molto positivo del ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, va però anche detto che il piano di Ubi, durato appena qualche ora, aveva previsto 2mila esuberi e ancora più riqualificazioni. Oltre al fatto che ogni fusione porta con sè sovrapposizioni ed esuberi.

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Se andiamo indietro di qualche anno, all’epoca dell’incorporazione delle banche venete, allora Intesa Sanpaolo portò a terra, senza fare molto rumore, un’operazione che complessivamente ha fatto contare 9mila uscite e 1.500 assunzioni di giovani. Tutto facendo ricorso al Fondo di solidarietà, utilizzato anche a 7 anni, come aveva previsto una modifica temporanea della sua durata, e le risorse che erano state stanziate dalla finanziaria del governo Gentiloni. La pax sindacale, all’epoca si dovette in parte alla volontarietà delle uscite e agli incentivi, in parte alla soluzione che venne trovata per una situazione di grande emergenza, anche sociale, come era quella che si stava aprendo in Veneto.

Proprio all’inizio del 2020, i sindacati bancari, a partire dalla Fabi di Lando Maria Sileoni, consapevoli di dover discutere nel 2020 vari piani industriali, il primo di UniCredit, già annunciato, con 6mila esuberi, e gli altri in arrivo e cioè Ubi, presentato ieri, e Banco Bpm che presenterà il proprio all’inizio di marzo, aveva annunciato un progetto per il rilancio dell’occupazione in banca, facendo seguito anche al rinnovo del contratto collettivo nazionale con Abi, avvenuto da poco. Tra le grandi novità dell’accordo di Natale 2019 c’è stato il superamento del salario di ingresso per i giovani che non entreranno più in banca con una busta paga depotenziata, ma piena. Nel progetto, Sileoni (e con lui gli altri segretari generali Giuliano Calcagni, Fisac Cgil, Riccardo Colombani, First Cisl, Massimo Masi, Uilca ed Emilio Contrasto, Unisin) ha però spiegato che, se i piani industriali o le fusioni avessero dovuto portare con sè degli esuberi, il benchmark degli accordi sindacali sarebbe stata la volontarietà delle uscite, da fare attraverso il Fondo di solidarietà, e un’assunzione ogni due uscite.

A guardarla dal punto di vista sindacale, con cui le banche devono sempre fare i conti, la scelta di Intesa Sanpaolo di cominciare il ragionamento sulla fusione con Ubi dalle 2.500 assunzioni di giovani è senza dubbio estremamente attenta alle relazioni con il sindacato. Intanto si tratta del primo annuncio di assunzioni di giovani col salario pieno, come previsto dal nuovo contratto che le assemblee dei lavoratori stanno approvando. E poi significa cominciare ad affrontare la fusione dal suo lato positivo. A questo punto, però, se il benchmark sindacale è uno a due questo lascia prevedere che vuoi per la cessione delle filiali, vuoi per la sovrapposizione dei profili, se i bacini lo consentiranno dal punto di vista anagrafico il nuovo maxigruppo bancario potrebbe avere margini fino a 5mila uscite. Duemila, in fondo erano già state annunciate poche ore fa dal gruppo Ubi. Dunque in attesa che il Banco Bpm alzi il velo dal suo piano, appena in febbraio, i sindacati possono gà contare 11mila uscite da discutere.

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