Interventi

Con un grande piano integrato si può ripartire

Il nostro Paese deve perseguire due obiettivi legati tra loro e comuni a tutti i paesi colpiti dalla pandemia: frenare il numero delle vittime del Covid-19 e riattivare l'economia per evitare una recessione dalle conseguenze immaginabili: emergenza sanitaria ed emergenza economica vanno gestite insieme

di Corrado Passera

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(AdobeStock)

Il nostro Paese deve perseguire due obiettivi legati tra loro e comuni a tutti i paesi colpiti dalla pandemia: frenare il numero delle vittime del Covid-19 e riattivare l'economia per evitare una recessione dalle conseguenze immaginabili: emergenza sanitaria ed emergenza economica vanno gestite insieme


18' di lettura

Questo documento presenta una possibile architettura di piano di azione per gestire la crisi attuale e propone alcuni primi provvedimenti concreti. Nasce dal contributo di molti esperti in campi diversi ed è promosso da Corrado Passera. Data la natura e la complessità dei problemi in gioco, si tratta necessariamente di un'agenda aperta. Sono dunque necessari contributi specialistici di varia natura per completarlo e bisognerà anche tener conto delle migliori esperienze internazionali. Sarà pertanto benvenuto il coinvolgimento propositivo e attivo di tutti coloro che vorranno partecipare.

EXECUTIVE SUMMARY
I Governi e le classi dirigenti di tutto il mondo hanno oggi lo stesso duplice obbiettivo e la pressione su di loro è enorme:
1. ridurre le morti e le sofferenze che il Covid-19 potrebbe ancora creare;
2. assicurare la sopravvivenza finanziaria di famiglie e imprese e riattivare una nuova fase di crescita economica per evitare una depressione economica dalle conseguenze inimmaginabili.

Quanto è stato fatto fino ad oggi in Italia deve essere integrato e rafforzato. Serve un Piano d'Azione ad ampio spettro, con ottica di breve e medio periodo, che affronti in maniera efficace sia l'emergenza sanitaria che quella economica, anche nell'ipotesi che non si riescano a sviluppare terapie e vaccini contro il Covid-19 nei prossimi mesi.

Riaprire la nostra società e la nostra economia nel più breve tempo possibile deve essere l'obbiettivo di tutti, avviando una crescita duratura. Forzare un'apertura in pochissime settimane avrebbe, però, effetti drammatici: va impostato un percorso per rendere possibile la riapertura in tempi brevi, ma in relativa sicurezza. I tempi dipenderanno dalla nostra capacità di adeguare le nostre strutture sanitarie e assistenziali e di contenere e gestire il contagio stesso, minimizzando i rischi di un'ondata di contagio di ritorno.

Nel periodo di chiusura, mentre si adeguano le strutture sanitarie e assistenziali, dovremo dotarci degli strumenti per gestire il contagio al meglio e dovremo garantire la sopravvivenza finanziaria di famiglie e imprese.

Parallelamente bisognerà creare in Italia i presupposti per la ripresa della crescita economica e mettere in campo una serie di azioni per supportare i settori più colpiti da questa crisi e per accelerare lo sviluppo di quelli che possono trainare la crescita.

La cooperazione europea sarà molto importante sia per le azioni a breve termine, che soprattutto per la fase di rilancio della crescita e di finanziamento degli investimenti. Per questo il ruolo dell'Unione Europea sarà indispensabile e insostituibile.

Per l'impostazione e implementazione di un Piano di questa portata serve una regia forte, unica e centrale che deve poter contare su grandi competenze intorno a sé. Ruolo cruciale avrà la comunicazione verso cittadini e imprese.

PREMESSA
I Governi e le classi dirigenti di tutto il mondo hanno oggi lo stesso duplice obbiettivo. La pressione su di loro è enorme.
- Ridurre le morti e le sofferenze che il Coronavirus potrebbe ancora creare.
- Riattivare il più velocemente possibile una nuova fase di crescita economica per evitare una depressione economica dalle conseguenze inimmaginabili.

I due obbiettivi sono tra loro strettamente collegati e dobbiamo fare del nostro meglio per evitare di dover scegliere tra benessere fisico e benessere economico.

Molto è stato fatto anche in Italia e in Europa in queste prime settimane di crisi, ma evidentemente occorre integrare e consolidare quanto sinora fatto se vogliamo uscire dall'angolo nel quale ci troviamo. Servono ulteriori interventi e serve rendere più efficaci taluni di quelli già decisi. Rimettere in moto il Paese in pochissimi mesi è un obbiettivo raggiungibile, ma serve una determinazione e un dispiegamento di mezzi che ancora non si vede, ben distinguendo tra gli interventi-ponte per “sopravvivere” alla crisi e gli interventi strutturali per ricreare le condizioni della crescita.

Bisogna agire con urgenza perché senza un cambio di passo la situazione potrebbe a breve scappare di mano:
- Le strutture sanitarie stanno in molti casi “scoppiando” e sono tenute in funzionamento solo grazie alla generosa abnegazione dei medici e di tutto il personale. La resistenza fisica di questi eroi non è infinita. Nel triste calcolo delle morti dobbiamo tener conto dei molti che muoiono non di Covid-19, ma perché non adeguatamente seguiti a causa della crisi.
- Molte imprese sono già saltate, ma moltissime altre stanno esaurendo le loro riserve finanziarie e rischiano chiusure definitive.
- La resistenza di molte famiglie è a forte rischio sia per le sofferenze accumulate, sia per il disagio sempre più insopportabile della “reclusione” forzata, sia per mancanza di risorse.
- La tenuta sociale potrebbe essere presto a rischio in molte parti del Paese e dobbiamo fin d'ora aspettarci che “sciacalli” di ogni genere approfitteranno di una situazione che potrebbe ulteriormente degenerare.

Dobbiamo però convincerci che non ci sono scorciatoie per risolvere l'attuale situazione e che sarebbe un errore esiziale perseguirle. È necessario far di tutto per riaprire la società, ma riaprire a brevissimo (qualche settimana), anche se a scaglioni di età, avrebbe un costo enorme di vite umane senza ottenere risultati sul fronte economico. Infatti:
- Le strutture sanitarie sono già oltre la saturazione e la riapertura della società in tempi troppo brevi porterebbe ad una ecatombe non essendo possibile curare i nuovi moltissimi malati che ne deriverebbero.
- Inutile chiedere a gran voce la riapertura immediata delle aziende: molta gente in questa situazione sarebbe messa in grande difficoltà difronte alla richiesta di tornare a lavorare data l'alta probabilità di ammalarsi e la quasi certezza di non poter essere curata in maniera adeguata.
- È un'illusione pensare che sotto una certa età il COVID-19 comporti rischi bassissimi: le statistiche ci dicono solo che, se adeguatamente curati, i giovani che si ammalano quasi sempre sopravvivono. Ma se il numero di malati dovesse esplodere, come succederebbe in caso di riapertura troppo rapida, moltissimi malati di tutte le età non potrebbero essere adeguatamente curati, con prevedibili conseguenze.
- Appare molto difficile perseguire la strada di suddividere la popolazione in fasce di età e separare fisicamente i vari gruppi facendo seguire diversi regimi di vita a ciascuno. Il contagio tra persone di età diverse, ma che vivono a stretto contatto, sarebbe in gran parte inevitabile. Non dimentichiamoci che i nonni spesso vivono in casa o si occupano attivamente della gestione dei nipoti e che i bambini e i giovani in generale, proprio perché asintomatici, diventano spesso i principali diffusori del contagio.

Anche i Paesi come il Regno Unito che hanno ipotizzato di percorrere queste scorciatoie hanno dovuto ingranare precipitosamente la marcia indietro. Altri hanno demografia e organizzazione sociale molto diverse dalla nostra (Israele ha una età media della popolazione, circa la metà della nostra). Altri ancora hanno strutture sanitarie molto più attrezzate delle nostre (es. Svezia).

Serve un piano d'azione completo – a breve e a medio termine – che integri e rafforzi le misure fino ad oggi prese. Un piano che ci dia il tempo di affrontare l'emergenza sanitaria, ma che al contempo permetta di affrontare l'emergenza economica e costruisca i presupposti per riavviare la crescita. Qui di seguito vengono proposte solo alcune delle iniziative necessarie, altre sicuramente andranno aggiunte a cura degli esperti dei vari settori. Molte proposte andranno meglio precisate nei dettagli e nella loro fattibilità. Alcune di quelle elencate sono già programmate e altre sono già state suggerite da altri: è importante che tutti i contributi utili convergano in un unico piano d'azione coerente.

I seguenti elementi del Piano vanno portati avanti tutti contemporaneamente e in maniera coordinata.
- Contenere il contagio e gestirlo.
- Rafforzare le strutture sanitarie e di assistenza.
- Assicurare la resistenza finanziaria di famiglie e imprese.
- Ricreare i presupposti della crescita economica in Italia e in Europa.

1. CONTENERE IL CONTAGIO E GESTIRLO
Per contenere il contagio è necessario mantenere il lockdown e le misure di social distancing e renderle semmai più rigorose. Bisognerà lavorare per rendere tale blocco il più breve possibile, ma andrà mantenuto per il tempo necessario a rafforzare sufficientemente le strutture sanitarie e assistenziali (vedi punto 2). Aprire senza predisporre adeguate garanzie di poter reggere l'impatto potrebbe avere conseguenze catastrofiche e portare a lockdown successivi ancora più difficili da gestire. L'esperienza fin qui accumulata ci dovrebbe permettere di introdurre procedure e protocolli più efficaci di gestione dei nuovi focolai.

Nel momento in cui lo si conferma è però necessario rendere sostenibile il confinamento delle persone nelle proprie abitazioni, soprattutto per quelle non del tutto autosufficienti (anziani, ma non solo). Sia alcuni soggetti privati (a partire dalla grande distribuzione), che il mondo del Terzo Settore, che anche le strutture militari e della Protezione Civile devono essere mobilitate e coordinate per assicurare rifornimenti alimentari e farmaceutici e per garantire un minimo di servizi essenziali alle persone non in grado di garantirseli autonomamente.
Su questo è importante definire come migliorare le consegne a domicilio di beni di prima necessità.

Per poter prendere le decisioni via via necessarie è fondamentale conoscere la dimensione, l'evoluzione e la dislocazione del contagio. I dati e le statistiche che stiamo attualmente utilizzando appaiono del tutto inadeguate, per non dire fuorvianti. È indispensabile garantire test, anche ripetuti, alle persone più a rischio ed effettuare test su larga scala su tutta la popolazione e, dovunque possibile, condotti presso le abitazioni per evitare ulteriori occasioni di contagio. I dati così ottenuti, unitamente a quelli provenienti da tutte le strutture sanitarie, andranno fatti affluire in un punto unico di monitoraggio e analisi (non si tratta di togliere alle Regioni le loro prerogative, ma è indispensabile creare una funzione centrale con poteri commissariali sull'uso dei dati – vedi più sotto). La disponibilità, la qualità e la veloce centralizzazione dei dati rilevanti può fare la differenza sulla durata della crisi e sulla possibilità di anticipare ulteriori ondate di contagio. Si stanno sviluppando e sperimentando nel mondo varie APP di tracking e monitoring che potrebbero contribuire fortemente al contenimento del contagio e alla riduzione delle misure di isolamento più radicali, nonché alla implementazione delle politiche terapeutiche. (Sull'uso dei dati personali, vedere più sotto alcune considerazioni).
Su questo è importante un lavoro di coordinamento anche internazionale per mettere a sistema i lavori di ricerca di ciascun Paese. Molte sono le proposte in campo, sarà importante definire quella più efficacemente implementabile in tutta Italia senza disperdersi in diverse iniziative.

Per evitare il blocco delle risorse alimentari e farmaceutiche e dei servizi essenziali è necessario garantire la tenuta delle intere filiere industriali e logistiche essenziali. La suddivisione dell'economia in codici merceologici è di per sé poco significativa in quanto vanno attentamente studiate e salvaguardate le intere filiere di produzione e distribuzione: non basta cioè dire, per esempio, che devono rimanere aperte le aziende farmaceutiche, se non rimangono aperte le aziende che producono gli imballaggi delle medicine e non rimangono funzionanti gli apparati logistici che portano le medicine fino all'utilizzatore finale. Potranno essere autorizzate ad aprire anche aziende di altri settori se valutate di particolare rilevanza strategica e a patto che garantiscano le migliori misure di sicurezza. Chiaramente, alcune filiere sono fortemente integrate a livello europeo e servirebbe un adeguato coordinamento.

Su questo tema è importante approfondire tutti i passaggi delle filiere essenziali: vanno identificate le aziende leader a cui le filiere fanno capo e, caso per caso, vanno studiati gli interventi per garantire il miglior funzionamento.

2. RAFFORZARE LE STRUTTURE SANITARIE E DI ASSISTENZA
Le nostre attuali strutture sanitarie sono in molti casi al limite della sostenibilità (alcune hanno già superato tali limiti) e solo la generosità del personale le mantiene in funzionamento. Non solo non sono in grado di affrontare un aumento di malati, ma presto potrebbero non essere in grado di mantenere nemmeno l'attuale livello di servizio. È necessario intervenire in maniera drastica e con strumenti straordinari se vogliamo concludere il lockdown in tempi ragionevoli.

È necessario dotarci in tempi brevissimi di molte migliaia di postazioni di terapia intensiva da installare in ospedali esistenti o in nuove strutture. Per acquisire tali apparecchiature, così come tutte le altre dotazioni sanitarie necessarie, non possono essere seguite le normali procedure di acquisto (aste, selezioni, pagamenti differiti, ecc.). Sia a livello centrale che a livello regionale alcuni incaricati dovranno essere dotati di poteri commissariali assoluti: non dimentichiamoci che la richiesta è esplosa in tutto il mondo. Per ottimizzare l'utilizzo delle risorse sanitarie già disponibili nel Paese è ovviamente necessario, in una fase come questa, una supervisione e un coordinamento almeno sovraregionale di tutte le strutture, sia pubbliche che private.

Va ovviamente tenuto in conto che per costituire le nuove unità di terapia intensiva non servono solo i macchinari, ma anche il personale medico e paramedico che andrà individuato, selezionato e formato seguendo procedure non tradizionali.

Laddove non si riuscissero a procurare le attrezzature e le dotazioni mediche indispensabili sarà necessario produrle. In Italia abbiamo le competenze industriali per produrre/ assemblare tutto ciò che ci servirebbe (dai macchinari alle mascherine) e sicuramente l'imprenditoria privata darà la sua massima disponibilità a riconvertirsi parzialmente e temporaneamente per venire incontro a tali esigenze (ma se necessario andranno usati i mezzi perché ciò avvenga, anche di riconversione forzata).

E' urgente capire se si trovino le attrezzature sul mercato o se e come dobbiamo integrarle con una produzione interna. Quali aziende potrebbero impegnarsi?

È necessario attrezzarci per seguire in telemedicina da casa i malati non acuti e in convalescenza assicurando anche la necessaria assistenza logistica per i non autosufficienti. Il mondo del Terzo Settore può svolgere un ruolo fondamentale. Sarà anche necessario dotarsi di strutture di degenza non ospedaliere per questo tipo di malati meno gravi che non necessitano di ricoveri ospedalieri, ma che comunque non possano rimanere a casa. Anche al di là delle urgenze da COVID-19, serve passare a un “community system approach” e non applicare solo modelli “patient centered” come si è fino ad oggi generalmente fatto. Certamente molte strutture ricettive private di vario genere potrebbero essere velocemente attrezzate dotandole di opportuni presidii, come pure potrebbero essere riconvertite velocemente molte caserme sottoutilizzate e altre strutture pubbliche. Qualcosa, a questo proposito, già si sta facendo soprattutto in Lombardia: il problema maggiore è coordinare e realizzare con metodo tutte le iniziative sul campo.

Interventi coordinati di questo genere possono cambiare profondamente le prospettive di gestione del virus e le prospettive di guarigione di chi viene infettato. L'Italia ha dato in molti casi prova di grande efficienza in momenti critici; la situazione delle strutture sanitarie è molto diversa nelle varie regioni di Italia ma, se si saprà agire con la necessaria determinazione si potrà pensare che questa parte del programma possa completarsi tra uno e tre mesi.

A un certo punto bisognerà avere il coraggio politico di accettare un ragionevole compromesso tra utilità sociale complessiva e garanzie di sicurezza. Va considerata, l'eventualità che occorra imparare a convivere con il virus, piuttosto che sconfiggerlo definitivamente. Ciò' richiederà l'adattamento dei comportamenti, dell'organizzazione del lavoro e degli stili di vita sino a quando un vaccino e/o terapia sarà disponibile su vasta scala.

Se i contagi verranno contenuti, se la loro dinamica di diffusione verrà meglio compresa e le strutture sanitarie verranno adeguate, è verosimile che si creino le condizioni per una graduale e almeno parziale riapertura della società anche in assenza di terapie e vaccini definitivi. È inoltre possibile che per la diversa dinamica dei contagi nelle diverse parti d'Italia, la riapertura possa avvenire anche in tempi diversi.

È però cruciale in questo stesso periodo garantire la sopravvivenza finanziaria di tutte le famiglie e le imprese messe in difficoltà dal COVID-19 innanzitutto per l'intero 2020.

3. ASSICURARE LA RESISTENZA FINANZIARIA DELLE FAMIGLIE
Il numero di famiglie che sono entrate o stanno entrando in grave difficoltà finanziaria è certamente elevatissimo e, prima che il panico porti a comportamenti incontrollabili, è necessario assicurare un minimo di serenità per i prossimi mesi.

Tutte le famiglie che lo richiedano dovrebbero avere la possibilità di ricorrere alla moratoria delle loro scadenze, bancarie, fiscali, previdenziali oltre che delle utenze (elettricità, gas, telefono, ecc..).

A tutti coloro che perdono il proprio reddito (dipendenti o autonomi) in questo periodo, su semplice autocertificazione, andrà pagato il sussidio di disoccupazione. Per gestire questo meccanismo di richieste e pagamenti periodici dovranno essere utilizzati strumenti bancari esclusivamente elettronici e dovrà essere individuato un pagatore unico per conto dello Stato, come per esempio Poste Italiane. La procedura dovrà essere estremamente semplificata e andranno messi in conto una certa quantità di abusi.

Da valutare se utilizzare il meccanismo del sussidio di disoccupazione o uno strumento straordinario tipo “assegno COVID” per 3-6 mesi commisurato al reddito dichiarato nel 2019, con un tetto.

A integrazione della decurtazione del reddito che comporta la cassa integrazione, per i dipendenti si potrebbe consentire un anticipo generalizzato del TFR/Fondi Pensione.

Tutti i programmi anti-povertà che avessero scadenza in questi mesi dovranno venire automaticamente prorogati.

4. ASSICURARE LA RESISTENZA FINANZIARIA DELLE IMPRESE
Sul fronte delle imprese il lavoro da fare deve chiaramente distinguere gli interventi di “sopravvivenza” da quelli più strutturali; questi, a loro volta, sono distinguibili tra quelli realizzabili autonomamente a livello nazionale e quelli che necessitano di un ruolo più fondamentale della UE.

Il numero di imprese che sono entrate o stanno entrando temporaneamente in difficoltà finanziaria è elevatissimo. È necessario fare in modo che il minor numero possibile di tali aziende chiuda definitivamente assicurando loro le risorse finanziarie per resistere nei prossimi mesi. E questo da subito.

Tutte le imprese che lo richiederanno dovranno avere la possibilità di ricorrere alla moratoria delle loro scadenze, bancarie, fiscali, previdenziali oltre che delle utenze (elettricità, gas, telefono, ecc.).

Non sarà possibile licenziare alcun dipendente per tutto il 2020, ma verrà concessa automaticamente la cassa integrazione a qualsiasi tipo di azienda ne faccia richiesta per lo stesso periodo.

A tutte le aziende (sotto una certa dimensione) che ne facciano richiesta verrà offerto, su semplice autocertificazione, un prestito garantito a tasso zero pari al 25-30% del fatturato dichiarato nel 2019, eventualmente in due rate (falsariga del Piano Bridge di Minima Moralia).

Lo Stato in tutte le sue articolazioni dovrebbe approfittare di questa occasione per mettersi in regola con i suoi fornitori e pagare tutto lo scaduto commerciale accumulato.

Il sistema bancario può e deve svolgere un ruolo fondamentale di cinghia di trasmissione per molte delle iniziative di sistema. I tempi dei sussidi/prestiti pubblici spesso non sono infatti compatibili con le necessità pressanti di famiglie e imprese. Fondamentale, comunque, aumentare significativamente i plafond a disposizione del Fondo Centrale di Garanzia e della Cassa Depositi e Prestiti e introdurre schemi di garanzie bancarie (come fatto da Germania, Francia, Regno Unito e Spagna).

Nell'assicurare la resistenza economica e finanziaria delle famiglie e delle imprese, una particolare attenzione va riservata ai meccanismi di distribuzione dei sostegni finanziari. Mentre le risorse complessive esistono, i meccanismi centralizzati di distribuzione stanno mostrando lentezze e inefficienze che non sono compatibili con l'urgenza dei problemi. Occorre dunque fondarsi su meccanismi decentrati, già specializzati nella gestione delle risorse finanziarie, come le Poste principalmente per le famiglie e le banche per le imprese, anche medio piccole. Un ampio ricorso ai meccanismi di autodichiarazione per le famiglie e di garanzia bancaria per le imprese può temporaneamente essere utilizzato per velocizzare i processi. Occorre fare in modo che tali aiuti costituiscano e vengano percepiti come un ponte temporaneo verso la ripresa e non si trasformino in disincentivi al lavoro.

5. ACCELERARE IL RILANCIO IMPRENDITORIALE IN ITALIA
Non è qui il caso di riprendere tutti gli elementi – ben noti – che dovrebbero far parte di un programma di medio periodo per creare crescita sostenibile nel nostro Paese (dalle infrastrutture all'istruzione, dalla giustizia alla burocrazia). Questo momento drammatico della nostra economia ci deve però portare a dotarci di alcuni incentivi molto forti e molto semplici per attivare l'energia delle imprese in grado di trainare la ripresa.

È necessario introdurre una “Super Industria 4.0”. Le imprese che investiranno quest'anno e l'anno prossimo dovrebbero poter godere di un trattamento fiscale di particolare favore, ancora più incentivante di quanto previsto dal provvedimento di legge Industria 4.0. Per chi investirà nei prossimi 18 mesi il beneficio dovrà estendersi anche agli anni successivi.

È necessario introdurre una serie di benefici fiscali e previdenziali particolarmente elevati per le imprese che aumenteranno i loro organici quest'anno e l'anno prossimo.

È necessario premiare le imprese che si distingueranno in modo particolare per crescita di investimenti e occupazione: tutte le imprese che raggiungeranno taluni parametri minimi di investimenti e assunzioni nei prossimi 18 mesi dovranno poter contare su fiscalità zero sui loro utili per un numero cospicuo di anni.

Parallelamente bisognerà attivare una serie di interventi specifici a favore dei settori maggiormente colpiti dalla crisi e che difficilmente potranno riprendersi nel breve o medio periodo. Con altrettanta attenzione bisognerà attivare una serie di interventi specifici a favore dei settori che maggiormente possono guidare la ripresa.

Particolare attenzione andrà prestata al variegato mondo delle start up che potrebbe dare un grande contributo nel post-COVID, ma che, proprio per le loro caratteristiche, rischia di non superare il guado.
Per muovere l'economia, nei prossimi anni servirà chiaramente anche una enorme iniezione di investimenti pubblici e di contributi pubblici agli investimenti privati, ma è improbabile che sia possibile trovare le relative risorse nel bilancio pubblico di Paesi come il nostro che usciranno devastati dal 2020. Relativamente agli investimenti pubblici e privati, il ruolo dell'Unione Europea, importante per la tenuta dell'intero Piano, diventa pertanto indispensabile e insostituibile.

6. CREARE I PRESUPPOSTI DELLA CRESCITA ECONOMICA IN TUTTA EUROPA
Con o senza Covid-19 è il momento per l'Unione Europea di battere un colpo e di comportarsi da grande potenza per evitare di essere vaso di coccio tra USA, Cina e Russia e per evitare di essere sommersi dai populismi interni esasperati da una recessione che potrebbe avere conseguenze sociali drammatiche.

Per rilanciare crescita sostenibile è necessario lanciare un programma di investimenti pubblici e contributi agli investimenti privati di portata storica: nell'ordine dei 3-5 trilioni di euro in pochi anni.

Le aree prioritarie di tali investimenti dovrebbero essere le infrastrutture fisiche e digitali, la ricerca e l'innovazione, l'istruzione e la formazione. Abbiamo di fronte a noi una straordinaria opportunità di ammodernamento e di creazione di opportunità di lavoro in tutti i campi, PA compresa. Per non parlare dell'accelerazione che potremmo dare alla transizione energetica.

Tali investimenti, che definiamo “federali”, andranno selezionati e gestiti a livello comunitario e utilizzati in maniera visionaria per creare quell'effettivo single market europeo che ancora manca e che sarebbe in grado di essere competitivo anche in futuro nei confronti di qualsiasi altra area economica del mondo.

Investimenti di tale portata non sarebbero finanziariamente sostenibili da nessun singolo Paese, ma potrebbero essere finanziati a livello comunitario: Eurobond, BEI, FEI, FEIS, nuovi fondi europei, ecc.
Questa “chiamata alle armi” potrebbe costituire una opportunità straordinaria per rilanciare il progetto europeo.

Va chiusa per sempre l'inutile discussione sulla condivisione dei debiti pubblici: nessun Paese porterebbe vecchio debito a questo programma, ma tutti insieme i Paesi europei finanzierebbero solo nuovi investimenti in grado di garantire benessere e sovranità all'intera Europa. Nessun Paese europeo può salvarsi da solo: devono ricordarselo gli irresponsabili anti UE e anti Euro nostrani, devono ricordarselo i freddi contabili nordeuropei.

LE CONDIZIONI PER LA REALIZZAZIONE
Come detto, in un programma di questo genere tutto si tiene. Tutte le componenti del piano d'azione andrebbero portate avanti contemporaneamente se si vuole uscire dall'emergenza senza le ossa rotte e se si vuole ricostruire speranza nelle nostre comunità.

Un programma d'azione di questa portata in un momento come questo può riuscire solo se viene garantita una regia unica, condizione indispensabile per garantire la velocità e la qualità di azione necessarie. Starà ovviamente al Governo dove collocarla. Per regia unica, non servono leggi speciali o tanto meno sospensione di diritti costituzionali, ma è necessario garantire:
- Fonte unica di emissione delle normative (o, almeno, coordinamento preventivo): evitare che i diversi Ministeri e le diverse Regioni continuino a emettere normative sempre diverse e in concorrenza tra di loro (se non addirittura in contrasto)
- Catena di comando coordinata a cui devono far riferimento tutte le strutture operative nazionali e locali. Decine (se non centinaia) di centri decisionali sparsi sul territorio sono garanzia di inefficienza: venti sistemi sanitari che reagiscono diversamente e che non si mettono in sinergia non possono garantire la miglior gestione di una emergenza come questa.
- Centralizzazione dei dati rilevanti: non si tratta di togliere alle Regioni alcuna prerogativa, ma va immediatamente creata anche una funzione centrale con poteri commissariali sull'uso dei dati rilevanti. A tali dati, da standardizzare a livello nazionale, vanno applicate le migliori tecniche e tecnologie di data analytics e di machine learning per poter programmare, comprendere le implicazioni delle scelte che vengono via via fatte e per fornire alla popolazione le migliori informazioni.
- Gestione dei differenti gruppi di lavoro dove potranno affluire anche le risorse professionali “prestate” dalle imprese, dalle Università, dalla società civile. Questi gruppi di lavoro potrebbero fare anche da punto centrale di interlocuzione e di filtro delle proposte: oggi se qualcuno vuole proporre soluzioni o collaborazioni non si sa letteralmente con chi parlare e si rischia di perdere opportunità utilissime che altri Paesi stanno già valorizzando.

Creare una vera regia unica – che duri non solo nella fase più acuta della crisi ma che accompagni fino al ritorno alla normalità – è la sfida organizzativa più difficile, ma il costo sociale e finanziario di non riuscirci sarebbe enorme. Nessuna emergenza, e tanto meno una emergenza come questa, può essere gestita senza un forte e competente coordinamento. Le modalità per realizzarlo sono molteplici.

Per gestire situazioni di crisi così drammatiche dall'esito tanto incerto, serve una capacità di comunicazione fuori dal comune. Per costruire fiducia e assicurare il massimo coinvolgimento di tutta la comunità:
- non basta il bollettino quotidiano dei morti e degli infettati;
- serve convincere l'opinione pubblica che esiste un piano complessivo, che la situazione per quanto difficile è sotto controllo e gestita da mani esperte e affidabili;
- è necessario dimostrare continuamente che serve il coinvolgimento di tutti e che i sacrifici sono equamente suddivisi;
- serve dimostrare con il raggiungimento di piccoli e grandi “traguardi di tappa” che il piano si sta realizzando nella direzione voluta;
oserve celebrare i buoni esempi di comportamento virtuoso e sanzionare quelli negativi.

Serve cioè una comunicazione ben diversa da quella tipica politica e anche da quella necessaria nelle primissime fasi della crisi. Una comunicazione che informi senza reticenza e coinvolga nelle responsabilità. Una comunicazione che permetta di ricostruire fiducia attraverso precisi traguardi di tappa di un percorso condiviso.

Un ultimo punto sulle normative d'emergenza. L'emergenza non può essere gestita sul piano amministrativo con procedure ordinarie. Servono, ad esempio, commissari straordinari per acquisti e investimenti urgenti. Servono piccole e grandi decisioni veloci in mille occasioni e poco importa se questo porterà in qualche caso a sprechi ed abusi.

Esistono aspetti della nostra vita dove adottare norme emergenziali può portare a danni gravi e non recuperabili. È il caso del trattamento dei dati sanitari personali e il tracciamento dei comportamenti individuali. Nulla in contrario, ovviamente, a usare in maniera anche sofisticata dati che possono servire a individuare in anticipo trend sanitari, a monitorarne lo sviluppo, a localizzarne le dinamiche creando opportuni meccanismi di allarme. Ma nemmeno l'emergenza può giustificare il controllo individuale e pervasivo che vediamo costruire in paesi di dubbio livello democratico. Forse, attraverso questi strumenti possono essere forniti servizi altrimenti non disponibili, ma sistemi di tracciamento degli spostamenti individuali che si stanno realizzando, ad esempio, in alcune parti della Cina, appaiono particolarmente inquietanti e presentano evidenti rischi di abuso e di non ritorno. Un uso molto più diffuso e sofisticato di dati rilevanti senza superare confini invalicabili di privacy sembra comunque possibile. Cominciano ad emergere taluni esempi di particolare interesse: tra questi il sistema “Immuni” realizzato pro bono da primari operatori che si sono recentemente consorziati.

In sintesi: la crisi che stiamo vivendo può essere gestita e, anche in mancanza in tempi brevi di terapie e vaccini efficaci, è possibile puntare a una graduale riapertura della nostra società nei prossimi mesi. Dobbiamo però evitare scorciatoie che renderebbero la crisi ancora più grave e incontrollabile. Un piano complessivo ben gestito che coordini gli interventi necessari ad affrontare sia l'emergenza sanitaria che quella economica è alla nostra portata. Molte lezioni ci stanno venendo da questa crisi e ci serviranno anche per il futuro, una volta che il COVID-19 sarà sconfitto.

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