Opinioni

Con i green bond il debito sarebbe più sostenibile

Gli investitori scommettono sul fatto che sono gli investimenti green ad avere un futuro più competitivo e sostenibile

di Leonardo Becchetti

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(EPA)

Gli investitori scommettono sul fatto che sono gli investimenti green ad avere un futuro più competitivo e sostenibile


3' di lettura

L’emergenza della pandemia e il conseguente temporaneo allentamento dei vincoli di bilancio comunitari ha posto al centro del dibattito economico il tema delle vie di finanziamento della spesa pubblica (che non va mai disgiunto dalla riflessione sul debito “buono”, ovvero quello capace di generare valore economico che alla fine aumenta la creazione di valore, migliorando i conti pubblici). Il primo e tradizionale canale è quello della raccolta di fondi sui mercati finanziari globali, nonché presso i risparmiatori nazionali, attraverso l’emissione di titoli di stato, in genere a medio-lungo termine come i Buoni del Tesoro poliennali. Come è noto, l’efficacia di questa via è stata potenziata dagli acquisti sul mercato secondario (iniziati con l’avvio del Quantitative easing e ulteriormente potenziati dopo la pandemia) che hanno calmierato per le emissioni più recenti i tassi d’interesse sui titoli e dunque il contributo al costo del debito e l’onere della spesa per interessi. Ciò nonostante il merito di credito italiano resta inferiore a quello dei Paesi Ue più virtuosi e meno indebitati. Per questo motivo lo sviluppo di una strategia di emissioni comunitarie per finanziare programmi come il Recovery Fund (per la parte non a fondo perduto), il Sure (e anche il Mes) rappresenta un secondo fondamentale canale che consentirà all’Italia di accedere indirettamente ai mercati internazionali a condizioni ancora migliori.

Allo stato attuale però, nonostante l’enorme ammontare dei fondi messi a disposizione da programmi come il Recovery Fund (Next Generation Eu) la quantità di progetti raccolti (e con essa i fabbisogni di spesa ed investimento) sono superiori al totale delle somme disponibili. Per questo e per altri motivi è fondamentale considerare la presenza di un terzo canale che altri Paesi membri hanno già iniziato a utilizzare e sul quale siamo in ritardo. Emittenti privati – ma anche emittenti sovrani – utilizzano sempre di più sui mercati finanziari lo strumento dei green bond, “emissioni di scopo” dove ci si impegna a utilizzare le somme raccolte per finanziare progetti che accelerino la transizione ecologica su uno dei suoi diversi fronti (riduzione delle emissioni di carbonio e di inquinanti, “circolarità” dei prodotti, impronta d’acqua, uso delle fonti rinnovabili, tutela della biodiversità ecc.).

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In cambio di quest’impegno vincolante i green bond sono riusciti a raccogliere negli ultimi anni risorse a costi minori per emittenti privati e sovrani ovvero offrendo rendimenti per gli investitori inferiori a quelli di titoli non green equivalenti per caratteristiche e orizzonte temporale (green premium). Esistono diversi studi econometrici in materia che dimostrano come il green premium oscilli tra qualche decina e il centinaio di punti base a seconda delle caratteristiche e reputazione dell’emittente. Non sono solo gli emittenti privati a sfruttare quest’opportunità. Le emissioni di green bond da parte degli stati membri Ue (Polonia, Belgio, Irlanda, Francia, Olanda) stanno avendo un discreto successo se la prima emissione francese prevista per 3 miliardi ha avuto una domanda complessiva di 24 miliardi. Gli investitori evidentemente scommettono sul fatto che con il crescere dell’urgenza della transizione ecologica sono gli investimenti green ad avere un futuro più competitivo e sostenibile.

Da questo punto di vista le iniziative oggi più apprezzabili dagli investitori internazionali potrebbero essere quelle relative a misure a supporto dello sviluppo dell’economia circolare (essenziale per coniugare la creazione di valore economico con la sostenibilità ambientale), della mobilità sostenibile, dell’efficientamento energetico degli edifici, della fiscalità di favore per le imprese che si certificano green o fanno investimenti green, per quelle che introducono indicatori ambientali nelle regole per la premialità di manager e forza lavoro e investimenti che consentano un avanzamento nelle tecnologie per il monitoraggio e il mantenimento della qualità del capitale naturale (economia blu, parchi, incendi, verde).

La terza via dei green bond è un’occasione importante per il nostro Paese. Con emissioni di Btp green, se costruiti in modo opportuno con le necessarie verifiche e rendicontazioni sui progetti finanziati, potremo finanziarci a tassi inferiori a quelli del canale dei Btp tradizionali, avvicinando i tassi di emittenti comunitari tipici del secondo canale (quello del Recovery Fund), attivando un canale dove le decisioni sarebbero prese unicamente in sede nazionale. Una parte dei progetti validi per il Recovery Fund che non entreranno nella selezione finale potrebbero essere finanziati attraverso questo canale.

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