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Con Huawei la Cina entra nelle università britanniche e americane

I timori per la penetrazione del 5G di Pechino non frenano il gruppo cinese che sta concludendo un accordo con la London School of Economics. Negli Usa, Yale e Harvard sono sotto accusa per i finanziamenti ricevuti dall’estero, Cina compresa

di Luca Veronese


Su Huawei inutili le furbizie: ci scontreremo con gli americani

4' di lettura

Sono sempre più forti i legami di Huawei e della Cina con le più prestigiose università occidentali. E questo nonostante i timori dei governi, europei e degli Stati Uniti, sulla dipendenza da Pechino e dai gruppi cinesi per lo sviluppo della tecnologia 5G. Nel Regno Unito la London School of Economics sta per avviare un progetto di tre anni, finanziato proprio da Huawei, sulle reti di quinta generazione.

Mentre negli Stati Uniti le università di Yale e Harvard sono sotto accusa per la scarsa trasparenza sui fondi ricevuti dai grandi gruppi privati che provengono dalla Cina come Huawei, oltre che dall’Arabia Saudita, dal Qatar, dall’Iran e dalla Russia.

L’Europa e la tecnologia 5G
Da parte di Washington la chiusura a Huawei è totale: per l’amministrazione di Donald Trump la Cina attraverso le tecnologie vuole infiltrarsi nei sistemi economici occidentali, utilizzando in particolare le reti 5G come strumento di spionaggio. È questo uno dei nodi irrisolti dello scontro economico e commerciale tra gli Usa e la Cina. Tanto che lo stesso Trump sta da tempo facendo pressioni sui governi europei, a partire da quello britannico, perché si mettano al fianco degli Usa nel bloccare l’avanzata delle società hi-tech cinesi. All’interno dell’Unione europea, la Commissione di Bruxelles ha definito una serie di indicazioni e limiti, la cosiddetta cassetta degli attrezzi sul 5G, lasciando poi a ciascun Paese la scelta di come gestire i fornitori di tecnologia cinesi. I governi della Ue si stanno muovendo in ordine sparso: da ultimo, il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, ha fatto sapere che «Huawei non sarà esclusa dal 5G in Francia».
La penetrazione dei gruppi cinesi nelle economie e nelle società occidentali - dai consumi alle punte più avanzate delle nuove tecnologie - è inesorabile e passa anche attraverso i centri di ricerca di eccellenza, come le università.

Huawei entra alla London School of Economics
Huawei sta concludendo un accordo per finanziare con 105mila sterline (circa 125mila euro) un progetto triennale per studiare la leadership del gruppo cinese nello sviluppo della tecnologia 5G, nonostante le preoccupazioni di una larga parte dell’università londinese sui collegamenti finanziari con la Cina.

Secondo alcuni documenti interni - in possesso del sito web britannico OpenDemocracy, ai quali il Financial Times ha avuto accesso - il comitato etico della London School of Economics ha approvato il progetto già a settembre, muovendosi così in netto contrasto con l’approccio adottato dall’Università di Oxford, che l’anno scorso ha deciso di non accettare più i finanziamenti e le donazioni filantropiche di Huawei.
La protesta di alcuni docenti e ricercatori ha in seguito costretto la London School of Economics a rifiutare una donazione milionaria da parte di investitori molto vicini a Pechino.

Il progetto, che la London School of Economics deve ancora approvare definitivamente, ha l’obiettivo di «studiare come Huawei ha supportato internamente l’innovazione e lo sviluppo del prodotto negli ultimi venti anni, concentrandosi sul passaggio dall’infrastruttura 2G alla leadership tecnologica nel 5G».

La London School of Economics ha avviato diversi programmi congiunti con università cinesi tra cui l’Università di Pechino, con la quale gestisce la scuola estiva. Il Confucius Institute della Lse è gestito in collaborazione con un’agenzia del ministero della Pubblica Istruzione cinese. E - sempre secondo i documenti interni visti dal Financial Times - «la Cina e l’Asia orientale, in generale, costituiranno un importante mercato filantropico».

Gli studiosi della Lse sono preoccupati che la dipendenza da finanziamenti stranieri - anche se di non grande valore come quello legato al progetto con Huawei - possa costituire una minaccia per la libertà accademica dell’università. Huawei ha voluto «commentare un progetto ancora non approvato definitivamente» ma ha sottolineato che «nel 2018 la società ha investito oltre 110 milioni di sterline in ricerca e sviluppo nel Regno Unito, comprese le collaborazioni con le università del Regno Unito».

Yale e Harvard sotto accusa negli Usa
Il dipartimento dell’Istruzione degli Stati Uniti ha aperto un’indagine su Harvard, Yale, per la carenza di informazioni sui finanziamenti ricevuti da Paesi come Cina, Arabia Saudita, Qatar, Iran e Russia. Yale non avrebbe fornito dettagli su almeno 375 milioni di dollari ricevuti negli ultimi quattro anni e Harvard avrebbe mostrato carenze nel tracciare l’origine delle proprie risorse. «Si tratta di trasparenza - ha dichiarato il segretario all’istruzione Betsy DeVos - se college e università accettano denaro e doni stranieri, i loro studenti, donatori e contribuenti meritano di sapere quanto e da chi. Inoltre, la legge lo richiede».

Nell’ultimo anno è diventato evidente che esiste una «non conformità diffusa nelle università degli Stati Uniti» sui finanziamenti dall’estero, ha detto all’agenzia Bloomberg un portavoce del dipartimento dell’Educazione. Richieste ufficiali di chiarimenti e ulteriori informazioni sono già state fatte dall’amministrazione americana anche al Massachusetts Institute of Technology e all’Università del Maryland.

Secondo un’analisi di Bloomberg sui dati del governo degli Stati Uniti, Harvard ha il primato di finanziamenti dalla Cina, su un totale di quasi un miliardo di dollari messo assieme da tutti i college statunitensi dal 2013 al giugno del 2019.
Il dipartimento dell’Istruzione ha richiesto informazioni anche su donazioni ricevute dalla Cina con Huawei e Zte. Oltre che dai governi di Russia, Iran, Arabia Saudita e Qatar.

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