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Con la Iso Rivolta Gt nasce una pietra miliare nella storia dell’auto italiana

La quotazione attuale di 150.000 euro sembra destinata a una sicura rivalutazione vista la rilevanza collezionistica del modello

di Vittorio Falzoni Gallerani

4' di lettura

Nasce nel 1962 il primo esempio italiano di quella che, sulla carta, potrebbe sembrare l’incarnazione automobilistica dell’uovo di Colombo: una elegante gran turismo, realizzata in piccola serie con tutta l’esclusività del caso, mossa però da potenti motori presi dalla grande serie. Abbiamo detto sulla carta perché poi, nonostante quella che sembra un’idea geniale, nessuna delle aziende che si sono cimentate per realizzarla è sopravvissuta; neppure la Iso che di questo settore è stata senz’altro un’interprete tra le più brillanti avendo creato modelli di grande pregio.

E che in questa iniziativa, inoltre, aveva giocato tutte le sue carte arrivando al punto di smantellare le linee di montaggio dei suoi apprezzati motocicli per far posto a quelle dedicate alla nuova gran turismo; il tutto condito con investimenti di enorme portata dal momento che arrivò a dotarsi di presse per lo stampaggio del pianale quando è noto che la stragrande maggioranza delle vetture appartenenti a questa nicchia di mercato si sono affidate al telaio tubolare non necessitante, per la sua realizzazione, di tali costosissime attrezzature.

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Non fu però un salto nel buio in quanto tutto il progetto era stato pensato accuratamente da tecnici di primo livello, tra i quali occorre citare Pierluigi Raggi e Giotto Bizzarrini, coordinati da quel fior di imprenditore che è stato il commendator Renzo Rivolta.

Il prodotto del lavoro di questa squadra venne mostrato ad ospiti e giornalisti il giorno 27 giugno 1962 nel parco della villa dei Rivolta a Bresso (MI), poco distante dall’autodromo di Monza ove, curiosamente nello stesso giorno, stessa sorte toccava all’Alfa Romeo Giulia; una notazione, questa, fatta solo per sottolineare la vivacità della nostra industria automobilistica in quel periodo.

E ciò che gli invitati incontrano a villa Rivolta rappresenta una pietra miliare nella storia dell’automobile italiana, e non solo; italiana perché si tratta del primo esempio tentato dalle nostre parti di proporre sul mercato una gran turismo impostata nel modo descritto, sulla falsariga, per esempio, delle francesi Facel Vega; e non solo italiana poiché esclusivamente alla Iso, come detto, si predispone un metodo produttivo degno della grande serie con le positive ricadute che questo comporta sull’affidabilità generale dell’auto.

I pianali così prodotti, con già tutta la meccanica montata, venivano poi mandati presso la Bertone per l’applicazione della carrozzeria mediante saldatura; seguiva la verniciatura ed il montaggio dei cristalli prima che il tutto venisse rispedito in Iso per le finiture che, tra l’altro, erano di grande pregio. Sia riguardo i materiali usati con pelle, legno e moquette lavorati con accuratezza che davano vita ad abitacoli di gamma altissima; sia riguardo la dotazione di accessori comprendente otto strumenti sul cruscotto, gli alzacristalli elettrici e, a richiesta, l’autoradio e l’impianto di aria condizionata.

Meccanicamente, per mettere gli utenti al riparo dalle risapute bizze delle gran turismo italiane del periodo, si adotta il gruppo motopropulsore della Chevrolet Corvette: motore V8 da 5,3 litri abbondanti per 300 CV a soli 5.000 giri abbinato ad un cambio manuale a quattro marce con la possibilità, a richiesta, di sostituirlo con un automatico a due rapporti per il massimo relax di guida.

Vi era, per la verità, anche l’opzione del cinque marce ZF che pare venisse scelto solo dai pochi che sceglievano assieme a lui l’opzione dei motori potenziati fino a 340 CV; una scelta lievemente rischiosa quest’ultima poiché, costretto a lavorare mille giri più in alto, il motore perdeva parte della sua granitica affidabilità ed anche, ci pare di poter dire, vagamente incoerente su di un’auto che sembra quasi una berlina due porte più che una sportiva pura e per la quale 300 CV apparvero subito più che adeguati ai suoi scopi di grande e confortevole stradista.

Una missione che non poteva essere meglio comunicata dalla sua linea di un’eleganza delle più pure coniugata come è da una sobrietà da riferimento: Giorgetto Giugiaro infatti, come sempre, interpreta al meglio i gusti della clientela e la Iso ha per di più il colpo di genio di consentire la scelta tra tre tipi di ruota: in acciaio con coppa cromata, per un mimetismo forse fin eccessivo, fino all’elektron per una sportività un po’ forzata dedicata ai clienti più ’entusiasti’, passando per i raggi cromati con gallettone centrale: la scelta più saggia per questa automobile dalle linee certamente non futuristiche.

Nove colori pastello e quattro metallizzati consentivano ulteriore e doverosa personalizzazione per questa che poteva diventare la fedele compagna di viaggi di lavoro e di svago, per persone di adeguato censo, per moltissimi anni.

Costruita in circa ottocento esemplari fino al 1970, oggi rappresenta una scelta da intenditore raffinato e lungimirante il quale può anche contare su valutazioni non proibitive per un’auto di tale lignaggio: attorno ai 150.000,00 Euro per esemplari a posto, ci pare un’opportunità da non perdere perché quest’auto pare già avviata ad un futuro collezionistico di altissimo livello.


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