VITICOLTURa 4.0

Con Itaca vigneti più green per i consorzi di Conegliano-Valdobbiadene e Soave

Il progetto triennale protegge i vigneti dai parassiti e riduce l’impatto ambientale sui territori della «viticoltura eroica»

di Giambattista Marchetto

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3' di lettura

L'innovazione 4.0 apre nuovi scenari per la viticoltura eroica, grazie alla spinta sulla difesa fitosanitaria veloce e green. Essendo – in particolare in Veneto – una realtà di grande importanza economica, sociale, paesaggistica e turistico culturale, questa peculiare coltura va infatti salvaguardata e incentivata, ma dopo l'abolizione dell'impiego dell'elicottero risultava difficile una difesa fitosanitaria efficace e a ridotto impatto ambientale. Per questo risultano significativi i risultati del progetto “Itaca”, nato dalla collaborazione tra i Consorzi di tutela del Soave e del Conegliano Valdobbiadene, l'Università di Padova, Irecoop Veneto, Irrigazione Veneto, Ulss2 e le aziende agricole Scandolara a Conegliano e Coffele a Soave (nell'ambito del PSR).

Una piattaforma 4.0 per salvaguardare un territorio d’eccellenza

I territori della viticoltura eroica presentano problematiche comuni; in particolare, la difficoltà di coltivazione e la quasi assenza di meccanizzazione, che generano alti costi di produzione (10 volte superiori a quelli di un vigneto in pianura). Parallelamente, queste aree rappresenta isole della biodiversità viticola, dove si producono vere e proprie eccellenze enologiche.

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I territori del Prosecco Docg e del Soave hanno già il meritato riconoscimento di Paesaggio storico rurale d'Italia da parte del Ministero dell'Agricoltura e le colline di Conegliano e Valdobbiadene sono Patrimonio dell'Umanità da parte dell'Unesco (l'area di Soave ha presentato la candidatura).Per realizzare gli obiettivi di riduzione dell'impatto ambientale (e sul paesaggio) e di produzione di vino con il più basso residuo possibile di prodotti fitosanitari, migliorando la conoscenza dell'impiego di prodotti, il progetto ha proposto un percorso sperimentale. Sono stati impiegati dunque impianti fissi per trattamenti fitoiatrici abbinati a interventi con acqua elettrolizzata, il tutto interfacciato con una piattaforma per migliorare le previsioni e i volumi applicati sulla base dello sviluppo fogliare, portando ad una raccolta centralizzata dei dati sui trattamenti (in modo da poter valutare la rispondenza ai protocolli per un monitoraggio epidemiologico).

Una sperimentazione durata tre anni

Il cuore del progetto è stato l'allestimento di un impianto fisso sperimentale per trattamenti fitosanitari che, attraverso una centralina computerizzata, permette di erogare i trattamenti in 20 secondi, evitando l'impatto della meccanizzazione sul suolo e soprattutto la deriva (che nelle aree a forte pendenza è sempre un rischio). I tre anni di progetto hanno visto prima l'allestimento, poi la personalizzazione dell'impianto a seconda delle esigenze del sistema di allevamento e infine un test comparativo tra un vigneto trattato con Itaca, uno gestito in modo tradizionale e uno non trattato.Rispetto ai metodi manuali attualmente utilizzati, consente una riduzione delle quantità di acqua utilizzate, della deriva, dell'esposizioneai prodotti fitosanitari di operatori e residenti, ma anche di consumi di gasolio e di infortuni sul lavoro in aree ripide.

«Con l'impianto fisso – si legge nelle schede di progetto - si potrà dimostrare che la viticoltura sia di collina che di pianura ha intrapreso un percorso sostenibile, che le soluzioni sono efficaci e che le istanze della popolazione vengono tenute in considerazione».«È una sperimentazione durata tre anni che ci ha sorpreso nei risultati – rimarca Sandro Gini, presidente del Consorzio del Soave –. Nonostante un piccolo scetticismo iniziale per questa nuova pratica, se si paragonano i risultati l'impianto non ha solo dimostrato di essere efficace, ma di essere una importante opportunità per territori come i nostri che mettono alla prova i nostri viticoltori. Speriamo ora di dare una continuazione al progetto per un'applicazione pratica nel comprensorio».

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