Il punto

Con l’accelerazione del 2020 il commercio online è alla svolta

di Giovanna Mancini

Beni e servizi. La pandemia ha generato nel 2020 un boom nelle vendite di prodotti online, ma è solo nel 2021 che anche le vendite dei servizi via web sono tornati a crescere (+36%)

2' di lettura

Dopo la forte accelerazione del 2020, spinta dalla pandemia, e il consolidamento del 2021, attraverso il perfezionamento dei processi, il commercio online si trova ora di fronte a un punto di svolta. «Abbiamo assistito a un processo di grande maturazione del mercato italiano, che quest’anno raggiungerà i 39,4 miliardi di euro – osserva Valentina Pontiggia, direttore dell’Osservatorio eCommerce B2C del Politecnico di Milano, –. Prima del Covid, anche solo avere un canale di vendita online era considerato un punto di arrivo. Ora invece l’e-commerce è visto come punto di partenza per costruire una strategia di retail del futuro, in grado di poggiare su due gambe: il commercio tradizionale e quello online».

È il momento di trovare un nuovo equilibrio: non a caso, in tutto il mondo si assiste a un movimento di imprese nate sul web che passano al canale fisico (da Amazon a Zalando, da Tannico a Cortilia) e viceversa di aziende del retail tradizionale che investono sempre più nell’online. L’osmosi tra i due canali, iniziata già qualche anno fa, ha ricevuto una forte spinta con la pandemia, spiega Pontiggia, soprattutto in Italia, dove lo sviluppo dell’e-commerce era un po’ in ritardo. In particolare, l’accelerazione ha riguardato un settore tradizionalmente restio a sbarcare online: il Food&Grocery, il cosiddetto “largo consumo”, che dopo l’impennata del 2020 (2,9 miliardi in più del 2019, pari a una crescita dell’84%), quest’anno crescerà secondo le stime del Politecnico di un ulteriore 37,5%.

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È interessante notare che, nonostante il boom dello scorso anno, la crescita complessiva dell’e-commerce in Italia nel 2020 era stata “solo” del 4% in termini di valore (32,5 miliardi), la più bassa degli ultimi anni, perché i ripetuti lockdown hanno sì spinto la vendita di prodotti (+45%), ma hanno viceversa ridotto quella dei servizi (-52%), in particolare quelli legati ai viaggi e al turismo. Il 2021 ha riequilibrato la situazione: i servizi sono tornati a correre (+36%) e i prodotti hanno registrato un incremento del 18% che, sebbene inferiore a quello del 2020, equivale a 3 miliardi in più, ovvero la seconda migliore crescita di sempre.

Ma la vera eredità di questo biennio è qualitativa: il consumatore si è spogliato delle barriere psicologiche e tecnologiche che ne frenavano gli acquisti online e le imprese hanno iniziato a investire seriamente su questo canale. «L’e-commerce è stata anche un’occasione di farsi conoscere per molte piccole realtà e sono nate tante start up legate al settore – conclude Pontiggia –. La sfida ora è trasformare questo canale in uno strumento per fare emergere le nicchie di mercato del made in Italy».

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