consumi

Con l’aumento dell’Iva, nel 2019 consumi in calo di mezzo punto

di Giovanna Mancini

3' di lettura

Un impatto depressivo di mezzo punto percentuale: ecco quanto potrebbe pesare sui consumi degli italiani un eventuale aumento dell’Iva a partire dal prossimo anno - un’ipotesi su cui il governo non ha ancora messo una parola chiara e definitiva. A calcolare l’effetto di questa misura è la società di analisi di mercato IRI Italia, che nelle sue previsioni sull’andamento delle vendite di beni di largo consumo per quest’anno e per il prossimo mette in stretta relazione la crescita dei prezzi e l’appiattmento dei volumi di vendita.

«Quello del largo consumo è un contesto di grande sensibilità al tema dei prezzi – spiega Gianpaolo Costantino, consulente di IRI –. Non è vero che si tratta di beni che le persone acquistano in ogni caso, anche in situazioni di difficoltà economica: ormai i consumatori sono molto attente al budget a disposizione e le incertezze sul futuro sono da ostacolo alla spesa».

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Lo dimostrano le previsioni sul 2018: IRI delinea uno scenario di contrazione dei volumi di vendita, partendo dal «deciso rallentamento» registrato da inizio anno. E se il rallentamento era atteso, precisa Costantino, non lo era il calo che al momento sistima: -0,6% sul largo consumo confezionato, con punte del -2,6% sulle bevande. La causa? innanzitutto l’aumento dei prezzi, dovuto a un’inflazione che – come confermano i dati rilasciati dall’Istat relativi al mese di settembre – non rispecchia uno scenario di crescita ma solo un aumento delle componenti volatili della domanda, come materie prime ed energia. Questi rincari aumentano i prezzi del “carrello della spesa”, deprimendo i consumi.

LO SCENARIO

L'andamento delle Vendite a volume (valori a prezzi costanti), var. %.

LO SCENARIO

È in questo scenario già complesso che si innesterebbe l’aumento dell’Iva dal 2019: «In assenza di tale aumento – spiega Costantino – prevediamo per il prossimo anno un recupero, sebbene lieve, dei volumi di vendita» Piccoli progressi, per carità (con un +0,4% complessivo. Ma le proiezioni Iri nel caso venisse introdotta la misura sull’Iva sarebbero rovesciate, con un calo complessivo dello 0,4% per i beni del largo consumo. «

L’aumento delle vendite a valore (+1,3% senza manovra Iva e +1,6% in caso di aumento) non devono ingannare: si tratterebbe di un incremento legato soloall’inflazione di fondo e dell’imposizione fiscale, senza beneficio dunque per l’industria del largo consumo e del retail, e con danno per i consumatori.

L’inaspettato peggioramento del quadro economico internazionale e il ripiegamento della fiducia di famiglie e imprese sul fronte interno hanno complicato la situazione – è l’analisi di Iri – conducendo il largo consumo nei canali distributivi moderni in una fase di stagnazione dei volumi.
«Abbiamo osservato più volte come la domanda di beni di largo consumo sia diventata negli ultimi anni un “early indicator” dello stato di salute e di fiducia del Paese e ancora una volta questo si è puntualmente ripetuto», osserva Costantino.

I prezzi, già in evoluzione positiva grazie al comportamento di «trading-up» (aumento del valore del mix dei prodotti acquistati) trovano nuove spinte al rialzo dalle pressioni provenienti dalle cosiddette componenti volatili (costo materie prime, apprezzamento del dollaro, ecc.), frenando lo sviluppo della domanda. Il quadro generale previsto per il 2019 resta dunque dominato dai fattori di freno delle vendite in volume (prezzi ancora in tensione, stagnazione del potere d'acquisto e minor fiducia delle famiglie sulla propria situazione economica, erosione dei risparmi reali). I volumi LCC nella GDO si evolveranno debolmente in terreno positivo senza tornare però ai livelli del 2017.

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