CEGOS OBSERVATORY BAROMETER 2020

Con l’epidemia più richiesta di soft skill. E la formazione diventa «mista»

Solo il 30% circa degli addetti possiede, allo stato attuale, le competenze necessarie per rispondere alle nuove sfide aziendali

di Gianni Rusconi

(vadymvdrobot - Fotolia)

3' di lettura

Per tre lavoratori italiani su quattro ci saranno cambiamenti notevoli rispetto al “contenuto” del proprio lavoro e per questo motivo un’identica fetta di addetti seguirebbe corsi di formazione anche al di fuori dell’orario di lavoro. Capacità di adattamento, comunicazione digitale e remote management sono invece considerate le competenze fondamentali da sviluppare per affrontare in modo adeguato uno scenario che, nei mesi a venire, sarà verosimilmente ancora molto impattato dalla pandemia.

Dall’Observatory Barometer 2020 realizzato dal Gruppo Cegos coinvolgendo oltre duemila fra professionisti delle Hr e dipendenti di quattro Paesi (Italia, Francia, Germania e Spagna), emergono interessanti indicazioni (seppur note) che riguardano da vicino i responsabili delle risorse umane, oggi più che mai chiamati a dare un contributo di visione nell’economia delle strategie aziendali.

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L’urgenza di rafforzare le soft skill, come si legge nel rapporto, è considerata basilare dal 43% degli intervistati italiani, rispetto al 34% della media europea. Una tendenza significativa, sicuramente influenzata dagli effetti della Covid-19, e soprattutto una necessità che secondo gli esperti va soddisfatta in tempi rapidi all’insegna di una responsabilità sempre più condivisa fra azienda e individuo.

“In questo 2020 - ha osservato in proposito Emanuele Castellani, Ceo di Cegos Italy & Cegos Apac - le soft skill si sono trasformate da capacità essenziali per il futuro a capacità imprescindibili per il presente, e di conseguenza non si può che farle proprie per davvero”. Un cambio di paradigma, se così lo si vuole definire, che si specchia nella mutazione registrata nelle attività di formazione a causa dell’isolamento forzato. L’86% degli specialisti Hr ha infatti adattato i programmi di aggiornamento durante il periodo di lockdown e il 46% ha convertito i corsi in presenza in lezioni online, accettando di fatto la sfida del digital learning in modalità sincrona e sfruttando aule virtuali e la possibilità di replicare consuetudini “fisiche” come l’interazione con il trainer e il confronto con gli altri partecipanti.

Il risultato di questa conversione è sintetizzabile in alcuni numeri: il 77% dei dipendenti intervistati (contro il 64% della media europea) ha frequentato un corso di formazione a distanza e l’80% degli Hr manager è dell'idea che ci sarà un incremento delle attività online anche nei prossimi mesi. La sensazione di fondo è che, come confermato anche da Castellani, “si andrà sempre più verso un utilizzo misto delle due modalità, e quindi verso un approccio che punta a massimizzare i benefici di entrambe”. E questo nonostante la formazione mista in Italia sia al momento la soluzione meno adottata (siamo al 29%) fra le metodologie di formazione utilizzate.

Un altro aspetto toccato dalla ricerca Cegos è legato agli impatti sul mondo del lavoro della trasformazione digitale. Guardando ai prossimi cinque anni, il 54% degli Hr manager prefigura l’emergere di nuove professioni, il 43% la creazione di nuovi impieghi mentre la quasi totalità (il 90%) ritiene che la chiave per affrontare la il processo di cambiamento a cavallo delle nuove tecnologie risieda nello sviluppo delle competenze (leva considerata strategica anche dall'81% dei dipendenti). In quest’ottica, i dipartimenti Hr incrementeranno il numero delle persone da formare nel breve termine, facendo ricorso principalmente ad upskilling e programmi di aggiornamento, mentre di pari passo la stragrande maggioranza dei dipendenti (il 90%) si dichiara pronto a seguire autonomamente dei percorsi formativi allo scopo di adattarsi alle nuove esigenze, nella consapevolezza dei possibili cambiamenti alla natura del proprio impiego.

Se le competenze sono considerate alla stregua di un asset strategico per il futuro, emerge infine una differenza sostanziale fra (buone) intenzioni e realtà: solo il 30% circa degli addetti, infatti, possiede allo stato attuale le skill necessarie per rispondere alle nuove sfide aziendali e l’area più critica, a giudizio del 43% dei responsabili Hr italiani (e del 34% del campione europeo), è guarda caso quella delle soft e digital skill.

Se le competenze fondamentali da sviluppare, secondo i responsabili delle risorse umane, sono ben identificate (capacità di adattamento, comunicazione digitale e remote management), vi sono altri tre fattori chiave per incoraggiare e stimolare i lavoratori durante la formazione: la facilità di accesso ai contenuti (citata nel 54% dei casi), le simulazioni di situazioni lavorative reali e l’aspetto ludico e interattivo. E non meno importante appare il fatto che, per un Hr manager italiano su tre, la creazione di percorsi formativi personalizzabili sia considerata cruciale per lo sviluppo del percorso di formazione.


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