DOPO IL MASSACRO DI pARKLAND

Con l’hashtag #boycottNRA le aziende Usa scaricano la lobby delle armi

di Riccardo Sorrentino


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(AFP)

4' di lettura

La Nra, l’associazione americana che sostiene il diritto di armarsi, comincia a accusare il colpo. Il recente massacro alla Stoneman Douglas High School di Parkland, in Florida, ha suscitato un ampio movimento di boicottaggio - con l’hashtag #boycottNRA - contro le aziende che favoriscono i soci dell’associazione. Al punto che molte imprese americane e - più timidamente - qualche politico iniziano a prendere le distanze.

#boycottNRA
L’iniziativa è stata presa su twitter. Michael Skolnik, un ex regista attivista per i diritti civili con 250mila follower, ha pubblicato una lista di aziende che favoriscono i soci NRA.

A distanza di pochi minuti, Dean Obeidallah, un comico di origine palestinese e italiana (ed ex avvocato), ha invece lanciato la sfida: «Ci sono solo cinque milioni di membri della Nra, ma noi siamo oltre 300 milioni. Le aziende possono scegliere quali clienti preferiscono».

Stop agli sconti
Le risposte delle imprese sono state tempestive. La First National Bank di Omaha, la prima banca private (cioè non quotata in Borsa) degli Usa è stata la prima ad annunciare che non emetterà più carte di credito con il marchio della National Rifle Association, citando le pressioni dei suoi clienti. La Enterprise Holding, una rete di autonoleggio, sospenderà dal 26 marzo gli sconti per i cinque milioni di soci Nra: «Non sponsorizziamo, sosteniamo o prendiamo una posizione politica a favore di alcuna associazione», ha spiegato a un cliente.

Niente polizze per i possessori di armi
Analoghe iniziative sono state prese da MetLife (assicurazioni), Avis Budget, Simplisafe, due compagnie di traslochi, la Allied Van Lines e la northAmerican Van Lines, la casa di software Symantec, la catena di alberghi Wyndham Hotel, la United Airlines. La compagnia di assicurazioni Chubb - sotto pressione già dall’anno scorso - ha annunciato che interromperà la vendita delle polizze destinate ai portatori di armi, una decisione che potrebbe avere un effetto più incisivo di altre. Alcune aziende non hanno ancora risposto, mentre altre come la Hotel Planner hanno deciso di continuare a offrire sconti. Mancano reazioni di colossi come la FedEx e Amazon che distribuisce programma televisivi della Nra.

Blackrock, un lungimirante stop agli investimenti

Anche più significativa la decisione della Blackrock, la più grande società di investimenti del mondo, di ritirarsi dalle società legate alle armi. Le decisioni etiche di molti fondi pubblici, come il fondo pensione norvegese o la californiana Calpers, o private hanno sempre anche un motivo prudenziale: colpiscono aziende che in futuro - se le perplessità etiche acquisissero un valore giuridico, come spesso avviene - potrebbero essere colpite da ingenti richieste di risarcimenti. Anche Bank of American si è impegnata a riesaminare i rapporti con «il numero limitato di clienti che producono armi d’assalto per uso non militare».

Il governatore della Florida propone regole più rigide
Anche la politica inizia a dare - sia pure più timidamente - qualche risposta. Rick Scott, governatore della Florida, repubblicato e detentore del rating A+ - il più alto - da parte della Nra (che dà un voto ai “suoi” politici), ha proposto di elevare a 21 anni, da 18, l’età minima per acquistare armi, con deroghe per militari e poliziotti. Ha inoltre deciso di sostenere norme che diano alla polizia e ai familiari il potere di vietare il possesso degli armi e che rendano «virtualmente impossibile» l’acquisto di armi da parte di chi ha problemi mentali. L’opposizione democratica della Florida considera le proposte lo «stretto necessario».

Più repubblicani favorevoli ai limiti
I sondaggi mostrano che la percentuale di americani favorevoli a maggiori controlli sulle armi è in crescita. Secondo un sondaggio della Cbs Poll il 65% degli intervistati è favorevole, dal 57% di dicembre, a leggi più stringenti sulle vendite e il 75% a controlli più rigidi sui possessori di armi. Oggi il 43% dei repubblicani, dal 29% , è favorevole a limiti alle vendite (la percentuale sale all’85% per i democratici).

Scarsa fiducia nel governo sull’applicazione
Molto diversi i risultati di un sondaggio di Rasmussen, secondo il quale solo il 39% degli americani pensa che regole più rigide farebbero ridurre i crimini violenti. In questa rilevazione è però interessante un altro aspetto: solo il 24% degli intervistati pensa che il governo sia in grado di applicare in modo equo (fair) controlli più stretti, mentre il 58% crede che il governo non riuscirebbe ad applicarli in modo efficace e un ulteriore 18% ha dubbi in proposito.

In marcia verso Washington
I liceali della scuola di Parkland, che nei loro interventi televisivi sono riusciti a mettere in difficoltà politici e sostenitori del diritto alle armi, hanno intanto organizzato attraverso l’hashtag #NeverAgain un National School Walkout, una manifestazione in tutto lo stato, con l’obiettivo di marciare a Washington dieci giorni dopo. Molte scuole della Florida hanno minacciato sanzioni per gli studenti che parteciperanno alle proteste (mentre importanti licei e università negli Usa hanno escluso simili misure), ma nel frattempo il movimento sta raccogliendo fondi ingenti da personaggi come Oprah Winfrey e George Clooney, mentre professionisti di Hollywood potrebbero realizzare spot gratuiti. Altri movimenti come Women’s March hanno offerto assistenza organizzativa.

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