partnership fondi e federazioni

Con l’ingresso di Cvc la Fir potrebbe incassare 50 milioni

Nelle prossime settimane il fondo di private equity potrebbe acquistare il 15% del Sei Nazioni e il 27-28% del Pro14

di Giacomo Bagnasco


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(Epa)

3' di lettura

Il cammino azzurro in Coppa del Mondo si è interrotto di fatto il 4 ottobre contro il Sudafrica. Ci sarebbe voluto il grande colpo a sorpresa per superare i due volte campioni del mondo e continuare a puntare realisticamente ai quarti di finale. Ma l’Italrugby non ce l’ha fatta e - complici alcune circostanze negative - ha ceduto in maniera anche più netta del previsto, visto il punteggio finale di 49-3.

Il cammino dell’Italia
D’altronde era a dir poco ottimistico pensare di classificarsi tra le prime 2 in un girone che comprendeva i sudafricani e i campioni uscenti della Nuova Zelanda il cui match con gli Azzurri è stato poi annullato per l’emergenza meteo (resta questo il neo dei Mondiali 2019: i match si potevano al limite giocare a porte chiuse).

Le vittorie ottenute in precedenza contro la Namibia e il Canada assicurano almeno il terzo posto nel raggruppamento e la qualificazione al Mondiale del 2023. Che si svolgerà in Francia, replicando la prestigiosissima accoppiata di eventi del Giappone: alla Rugby World Cup di quest’anno si aggiungeranno le Olimpiadi estive di Tokyo 2020, mentre nel Paese transalpino la massima competizione ovale sarà anche un trampolino in più per i Giochi a cinque cerchi di Parigi 2024.

Cvc Capital Partners
Fuori dal campo il rugby italiano si appresta a vivere una stagione che potrebbe rivelarsi molto soddisfacente. Non parliamo di risultati, dunque, ma di soldi.

Quelli che il fondo di private equity lussemburghese Cvc Capital Partners (lo stesso che in passato ha posseduto le quote di proprietà della Formula Uno e della Moto Gp) appare pronto a mettere sul tavolo nell'ambito di un investimento globale. Acquistato per 230 milioni di sterline il 27% della società che gestisce il ricco campionato di Premiership inglese, Cvc ha confermato il proprio interesse per un ingresso sia nel Sei Nazioni (che coinvolge le nazionali di Francia, Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda e Italia) sia nel Pro14, il supercampionato disputato da selezioni provenienti da Italia, Irlanda, Galles, Scozia e Sudafrica.

In un caso e nell’altro la Fir (Federazione italiana rugby) - insieme con le altre “Union” dei Paesi interessati, a eccezione di quella sudafricana per il Pro14 - è socia degli organismi che gestiscono le 2 manifestazioni. Nel giro di qualche settimana si potrebbe concludere un doppio accordo, naturalmente su tavoli separati, con Cvc che sborserebbe 300 milioni di sterline per il 15% del Sei Nazioni e 115 milioni per il 27-28% del Pro14. Gli introiti per le varie Federazioni sarebbero condizionati da criteri di ripartizione e variabili di tipo fiscale, ma il netto incassato dalla Fir potrebbe addirittura superare i 50 milioni di euro, somma superiore a un bilancio annuo.

L’Accademia
Un tesoretto con cui puntare eventualmente allo sviluppo del movimento, che secondo il presidente federale Alfredo Gavazzi passerebbe attraverso una seconda Accademia nazionale per i giovani Under 20, un centro di formazione permanente per gli Under 18 da collocare a Sud (in aggiunta a quelli di Milano, Prato e Treviso) e una terza franchigia con sede a Roma da affiancare al Benetton Treviso e alle Zebre di Parma: ipotesi, quest’ultima, praticabile solo se in termini di risultati si alzerà costantemente il rendimento complessivo delle nostre due rappresentanti tricolori, in particolare di quella emiliana.

Zebre
A proposito di Zebre, è di questa estate l’arrivo del nuovo sponsor tecnico Macron. L’azienda emiliana è stata presente ai Mondiali sia con l’Italia sia con la Scozia - arrivata a sua volta terza nel proprio girone, che ha qualificato Giappone e Irlanda - e ha appena prolungato fino al 2026 il contratto che la lega alla federazione britannica.

Si parla di un investimento al rialzo (oltre 3 milioni di euro all’anno tra denaro e forniture) ma è assicurato un bel ritorno se è vero che, solo per fare un esempio, da inizio 2019 sono state vendute 50mila maglie della Nazionale scozzese.

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