L’ipotesi

Con obbligo vaccinale nessuna differenza per i controlli al lavoro (e le sanzioni)

Oltre alla tutela del bene pubblico della salute le limitazioni sono giustificabili con il valore attribuito dalla Costituzione all'attività economica

di Nicola Barone

Tutto sul Green Pass, chi lo deve avere e chi verifica

2' di lettura

Stabilire per legge un obbligo alla vaccinazione. In giorni di tensione dopo l'entrata in vigore del Green pass sul fronte lavoro è quello uno degli argomenti più di frequente usati da chi resiste all'idea di doversi immunizzare contro la propria volontà. La necessità di farlo, per poter lavorare, ha suscitato qualche fraintendimento sul dovere di mantenere in equilibrio alcuni diritti fondamentali.

Per la Corte costituzionale «tutti gli interessi costituzionali devono bilanciarsi senza che uno possa tiranneggiare sugli altri. L'obbligo di vaccinazione potrebbe comprimere la libertà personale, forse in modo più incisivo di quanto faccia l'obbligo di utilizzo del Green pass», dice Marco Marazza, ordinario di Diritto del lavoro Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. «Ma questa limitazione può comunque essere giustificata dalla necessità di tutelare il bene pubblico della salute e, non secondario, anche il valore che la Costituzione attribuisce all'attività economica. La ripresa della produzione in sicurezza appaga, indubbiamente, anche un interesse generale. In primo luogo, alla conservazione dell'occupazione».

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Controlli sempre necessari

Dal punto di vista operativo, se ci fosse il vaccino obbligatorio poco cambierebbe nella sostanza. «L’obbligo di vaccinazione, introdotto anche in una prospettiva di tutela della salute degli altri, imporrebbe comunque l’introduzione di sistemi di controllo per gli accessi nei luoghi di lavoro e, in generale, in tutti i luoghi che presentano un rischio di affollamento e contagio. Ciò almeno fino a quando gli studi epidemiologici non abbiano dimostrato che la percentuale dei vaccinati, e l’andamento dell'epidemia, consente di rimuovere questo tipo di controlli». Ma anche ora con il Green pass è uguale. «Direi che da un punto di vista operativo le differenze non sarebbero molto rilevanti rispetto alla situazione attuale, anche per quanto riguarda il regime sanzionatorio».

Tutela della privacy

Un’altra questione potrebbe porsi sul piano della privacy come nel caso del green pass. «La vaccinazione è un dato particolare che attiene alla salute e, in quanto tale, si tratta di un dato protetto», premette Marazza. «La legge consente però al datore di lavoro di trattare questo dato nel caso in cui sia necessario per assolvere obblighi, suoi o del lavoratore, inerenti la sicurezza e protezione sociale. In sostanza, se venisse introdotto un obbligo di vaccinazione, il datore di lavoro, dovendo tutelare la salute di tutti i lavoratori, avrebbe comunque il diritto/dovere di controllare l’avvenuta vaccinazione dei suoi dipendenti. A maggior ragione, se per ragioni di salute pubblica il controllo dell’avvenuta vaccinazione fosse proprio previsto per gli ingressi nei luoghi di lavoro da una legge o da un accordo collettivo».

La durata per il periodo di copertura

Ammesso e non concesso che ci si arrivi, l’attenzione potrebbe spostarsi su eventuali soluzioni che consentirebbero di snellire la procedura. «In caso di vaccinazione il dato potrebbe essere acquisito con una cadenza temporale scandita dal periodo di copertura del vaccino. Sentito il Garante, dunque, si potrebbe in qualche modo semplificare la procedura rispetto all’ipotesi del controllo giornaliero del green pass».

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