Spioni legali

Con il mio Spid ottengo i tuoi dati: so dove abiti e con chi. E non solo

Accedendo con la propria identità digitale ai servizi anagrafici di alcuni Comuni è possibile, conoscendo il codice fiscale, chiedere i certificati di qualsiasi persona

di Antonello Cherchi

Next Generation EU, cosa serve all’Europa (e all’Italia) digitale?

3' di lettura

Spid e codice fiscale: basta questo per avere in mano l’anagrafe degli italiani. Si entra nei servizi online dei Comuni che hanno il servizio - Milano è uno di questi- e si accede a stati di famiglia, atti di nascita, certificati di residenza di chicchessia. Tutto regolare, va subito detto. Ma questo non elimina gli interrogativi.

La possibilità di accedere ai documenti anagrafici di altre persone non è di oggi: è ammessa dall’89, quando l’articolo 33 del Dpr 223 (il regolamento delle anagrafi) ha previsto che ciascun cittadino possa chiedere, previa identificazione, i certificati anche di terzi. «La norma nasce – spiega Alessandro Francioni, dirigente per i servizi di agenda digitale, prossimità al cittadino e semplificazione del Comune di Bergamo – per dare certezza a determinate azioni giuridiche o amministrative, che richiedono la necessità di risalire alla persona che le ha compiute». Può essere, per esempio, un assegno compilato male o una multa priva di alcuni dati.

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L’avvento dell’Anpr

Ma se nell’89 quelle informazioni si dovevano chiedere allo sportello del Comune del “ricercato” - salvo far partire lettere o fax all’indirizzo di altri municipi - ora tutto si risolve in pochi minuti con un clic. E senza muoversi da casa. Sono le grandi potenzialità del digitale, che ci semplificano la vita e che, in questo caso, si appoggiano sull’Anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr).

La grande banca dati - in vista del traguardo dopo anni di sofferta implementazione: 7.348 Comuni sono già collegati e 194 in via di farlo - ha cambiato la prospettiva della norma dell’89, che ha recepito la transizione al digitale con una modifica del 2015. Ora è sufficiente accedere con il proprio Spid all’anagrafe online di un Comune che ha attivato il servizio di richiesta di certificati di terzi, registrarsi con la propria carta di identità (viene chiesto il numero e la data di rilascio), avere il codice fiscale della persona di cui si intende chiedere il documento e il gioco è fatto. Con pochi e istantanei passaggi l’atto appare in formato Pdf. Non è necessario che la persona di cui si chiede il certificato o colui che lo richiede siano residenti nel Comune interrogato online. L’unico vincolo è che quello di residenza della persona di cui si chiede il certificato sia collegato all’Anpr.

La necessità di un alert

Una sicura innovazione, avvenuta con il placet del Garante della privacy, che però non elimina alcuni interrogativi, soprattutto ora che i dati personali fanno gola a molti. Alcuni responsabili della protezione dati (i Dpo) dei Comuni qualche domanda se la stanno ponendo. Perché ferma restando l’utilità del servizio e la ratio della norma dell’89, ora lo scenario è completamente mutato. Uno dei problemi è che l’interessato non sa se altre persone hanno chiesto il suo stato di famiglia o il certificato di residenza. Per saperlo dovrebbe interrogare l’Anpr, in cui resta traccia delle richieste. Ma a chi può venire in mente di farlo senza a un motivo preciso?

La soluzione potrebbe essere un alert che scatta nel momento in cui altri chiedono un nostro certificato. «L'Austria lo fa», sottolinea Francioni. Da noi, però, occorrerebbe attivare il domicilio digitale, di cui si parla da anni. Senza considerare che quella stessa Anagrafe che permette di accedere ai certificati di terzi, per ora è preclusa alle Forze di polizia.

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