La riforma del sistema penale tributario

Con il «modello seriale» di evasione scatta l’aggravante per tutti gli esperti

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Per il professionista in materia fiscale, c’è anche il rischio dell’aggravante se mette in atto “modelli seriali”.

Il Dlgs 158/2015 di riforma del sistema penale tributario ha inserito un nuovo comma (il 3) all’articolo 13 bis del Dlgs 74/2000: così ora è prevista un’ipotesi di aggravamento della pena fino alla metà, se il delitto è commesso dal compartecipe nell’esercizio dell’attività di consulenza fiscale svolta da un professionista o da un intermediario finanziario o bancario attraverso l’elaborazione di modelli seriali di evasione fiscale.

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La norma non è particolarmente chiara lasciando così dubbi sul significato di “modelli seriali di evasione fiscale”. Il rischio è che un determinato comportamento evasivo ripetuto e a beneficio di vari clienti, possa rappresentare un “modello seriale” per un Ufficio, ma non per un altro.

Secondo le prime pronunce della Suprema Corte per la ricorrenza di questa aggravante occorre un presupposto soggettivo ed uno oggettivo.

Sotto il profilo soggettivo i giudici hanno rilevato che la nozione di “professionista” va intesa in senso sostanziale e quindi chiunque, nell’esercizio della professione, svolge attività di consulenza fiscale (commercialisti, consulenti, avvocati e così via).

Inizialmente invece era stato sostenuto che la norma facesse riferimento solo ai professionisti abilitati dall’agenzia delle Entrate alla trasmissione delle dichiarazioni e non a tutti i soggetti (come ora affermato dalla giurisprudenza) che svolgono attività di consulenza fiscale in senso ampio.

Per quanto concerne il profilo oggettivo, la norma richiede la “serialità” nell’elaborare o commercializzare modelli di evasione. Occorre così una certa abitualità e ripetitività della condotta incriminata, che deve assumere carattere di riproducibilità anche in futuro.

Nei casi esaminati dalla Cassazione l’aggravante è stata riconosciuta in capo ad un commercialista il quale aveva attivamente predisposto delle modalità di compensazioni effettuate a fronte di crediti inesistenti poi utilizzate da numerosi suoi clienti.

Da evidenziare, infine, che già nella direttiva per il piano dei controlli emanata dall’agenzia delle Entrate per l’anno 2016 (circolare 16/2016) l’amministrazione finanziaria, dopo aver segnalato l’entrata in vigore dal 22 ottobre 2015di questa ipotesi di aggravante, ha invitato gli Uffici a valutare con attenzione la sussistenza di ricorrenze nelle irregolarità riscontrate in più soggetti che si avvalgono di uno stesso consulente o intermediario e, quindi, a riscontrare la presenza di elementi che possano dimostrare il ruolo di “ideatore/facilitatore” svolto dal professionista stesso.

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