intervista a BESSEGHINI (ARERA)

«Rifiuti, con la nuova Tari stop agli aumenti non giustificati delle tariffe»

Parla il presidente di Arera, l’autorità che vigila sui servizi di rete. Dal 1° gennaio debutta il nuovo tariffario, in base al quale il prelievo per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti sarà collegato a efficienza e qualità

di Gianni Trovati


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(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

La nuova Tari «non stravolgerà le tariffe attuali» ma «impedirà aumenti ingiustificati». Da presidente di Arera, l’Autorità che dall’energia e il gas ha esteso nel tempo i propri compiti al servizio idrico e ai rifiuti, Stefano Besseghini deve avere una visione a tutto campo dei servizi a rete. Ma negli ultimi mesi l’igiene urbana è stata costantemente al centro della sua agenda. Perché dal 1° gennaio parte appunto la “nuova Tari”, cioè la tariffa rifiuti disciplinata dal metodo tariffario costruito da Arera che fa debuttare la regolazione indipendente in un settore che finora se ne era tenuto a debita distanza. Un debutto non semplice, che ha acceso timori e resistenze nelle amministrazioni locali. Ma il metodo della consultazione sembra aver appianato molti ostacoli. In attesa della prova sul campo.

Fino a oggi la tariffa rifiuti ha cambiato molti nomi ma non ha abbandonato una condizione di sostanziale anarchia, con il risultato che utenze identiche pagano conti diversissimi da Comune a Comune. Con il nuovo metodo ci dobbiamo aspettare che aumenti il conto di chi fin qui ha pagato meno, e viceversa?

No, perché per iniziare non abbiamo puntato sul riallineamento. Il metodo tariffario si occupa ora del discorso dei costi complessivi da coprire con la tariffa, definendoli in modo più puntuale. L’obiettivo è evitare incrementi irrazionali, come ci sono stati fin qui, e di legare le potenzialità di crescita tariffaria a parametri di efficienza e qualità del servizio. Si tratta, per così dire, di un metodo rispettoso delle situazioni territoriali che trova.

Ma così non rischia di “rispettare” anche le distorsioni che si sono sviluppate negli anni?

Bisogna costruire anche un consenso intorno alla regolazione, che non può pretendere di rivoluzionare di botto un sistema. Perché la regolazione indipendente ha anche obiettivi impliciti di medio periodo. Per esempio quello di incentivare una gestione del servizio di igiene via via più industriale e meno collegata alle esigenze dei bilanci comunali. Anche la proposta di scollegare dalle scadenze dei bilanci preventivi i termini di approvazione dei piani economico-finanziari della Tari, che ci ha trovato d’accordo, va nella stessa direzione.

Il confronto con i sindaci si è concentrato sul trattamento dei crediti inesigibili, e alla fine si conferma il criterio attuale. Ma così non si continua a caricare su chi paga il peso del le mancate entrate di chi evade?

Noi avevamo posto in consultazione un criterio diverso, che impieghiamo tradizionalmente con operatori industriali. I paradigmi della finanza pubblica, tradizionalmente utilizzati dagli enti locali, hanno ovviamente richiesto forme di adattamento. Alla fine abbiamo trovato un compromesso ragionevole, anche grazie all’introduzione della soglia dell’80% che evita di caricare in tariffa tutto il peso dell’evasione e incentiva a una maggiore efficienza anche nella riscossione.

L’altro timore diffuso riguarda il rischio che i nuovi criteri finiscano per frenare gli spazi per gli investimenti. Come risponde?

Ho letto sul tema molte cose inesatte, e certamente non ci aspettiamo elementi coercitivi della capacità di investimento. Ci conforta il precedente del settore idrico, che da quando è soggetto alla regolazione indipendente e al nuovo metodo tariffario ha aumentato i propri investimenti. Ci aspettiamo che succeda lo stesso anche per l’igiene urbana, soprattutto nel perimetro della raccolta e del trasporto che è quello su cui ci siamo concentrati in questa prima fase. Sarà poi da affrontare il tema degli impianti di smaltimento e recupero.

Molte amministrazioni chiedevano di rinviare tutto di un anno, sostenendo che non sarete in grado di esaminare le migliaia di piani economico-finanziari che arriveranno sui vostri tavoli. Non c’è il rischio ingorgo?

No, da una parte perché una volta redatto il piano l’amministrazione non deve attendere il nostro esame e dall’altra non vediamo l’ora che arrivino, così inizieremo ad approvarli e sarà chiaro quale sarà il ritmo. Certo, per facilitare il compito serve una maggiore qualità delle interlocuzioni con le amministrazioni locali, ma il metodo della consultazione che ha coinvolto diverse centinaia di operatori è andato proprio in questa direzione. Negli altri settori il nostro intervento ha introdotto stabilità e certezza delle regole. Succederà anche qui. Perché non bisogna dimenticarsi che le tante emergenze rifiuti in giro per l’Italia costano parecchio. E accendere i fari su costi e metodi tariffari razionali può essere la prospettiva giusta da cui affrontare il problema, anche per evitare che l’economia circolare resti solo un tema da convegni.

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