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Con la pandemia finisce anche il lavoro in open space?

Uno studio del Parlamento europeo analizza vantaggi e svantaggi dopo il Covid-19 arriva alla conclusione che il futuro «è incerto perchè le malattie si diffondono più rapidamente in uno spazio per uffici aperti dove le persone sono più vicine l'una all'altra»

di Antonio Pollio Salimbeni

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(EPA)

Uno studio del Parlamento europeo analizza vantaggi e svantaggi dopo il Covid-19 arriva alla conclusione che il futuro «è incerto perchè le malattie si diffondono più rapidamente in uno spazio per uffici aperti dove le persone sono più vicine l'una all'altra»


2' di lettura

Uffici open space addio: sarà questa una conseguenza di lungo periodo della pandemia? Uno studio del Parlamento europeo analizza vantaggi e svantaggi dopo il Covid-19 e arriva alla conclusione che il loro futuro “è incerto perchè le malattie si diffondono più rapidamente in uno spazio per uffici aperti dove le persone sono più vicine l'una all'altra”. Tuttavia, diversi ricercatori suggeriscono che tale modalità di organizzazione del lavoro «continuerà per quelle aziende che necessitano di un alto livello di lavoro di squadra e per risparmiare sui costi a lungo termine». La differenza rispetto al passato è che con la pandemia c’è un elemento fondamentale del quadro organizzativo: il massiccio ricorso al lavoro da remoto, cioè da casa. Se prima del Covid l’obiettivo era, da un lato, risparmiare sul costo per gli immobili (creando lo spazio per più posti di lavoro nella stessa quantità di metri quadrati) e, dall’altro lato, r incrementare la comunicazione tra le persone e il lavoro di squadra (oltreché i controlli), dopo la pandemia è la sicurezza sanitaria personale e collettiva a essere in primo piano.

I limiti dell'open space

La pandemia ha aggiunto uno svantaggio dell'open space a quelli noti da tempo: perdita di produttività innanzitutto a causa delle maggiori occasioni di distrazione. L’analisi dell’Europarlamento ricorda come occorrano in media 25 minuti per riprendere l'attività dopo una distrazione. Poi, rumore e maggiore affaticamento derivante dal sovraccarico costante di informazioni con l'introduzione di più schermi e più dispositivi (telefono, tablet e computer). Il Centro danese di ricerca per l'ambiente di lavoro ha riscontrato che i giorni di malattia sono correlati in modo significativo alla condivisione dell’ufficio. Uno studio su 2.403 dipendenti ha rilevato che i lavoratori in area open space con più di 6 persone registravano il 62% di giorni di malattia in più rispetto ai colleghi che avevano un ufficio individuale. La crisi del Covid-19 ha spinto i dipendenti a lavorare il più possibile da casa e probabilmente, indica lo studio del Parlamento, ciò «cambierà anche il modo di lavorare negli uffici». Difficile prevedere il futuro dell'open space: è presto per dire se «il Covid-19 ne comporterà la fine o se le aziende ripiegheranno soltanto sulla riorganizzazione degli spazi aperti con le ultime protezioni contro il contagio delle malattie».

(Il Sole 24 Ore Radiocor)


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