Sale in zucca

Con il Pnrr anche il Cnel torna sulla scena

La nomina del suo presidente Tiziano Treu al Tavolo per il Pnrr potrebbe dare ossigeno anche a un’istituzione da tempo molto sbiadita

di Giancarlo Mazzuca

2' di lettura

Non è mai troppo tardi per risorgere. Per anni abbiamo cantato il “De profundis” del Cnel, il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, che da tempo marcia a tre cilindri a dispetto dei costi che, nonostante i ripetuti tagli, continuano ad essere notevoli in rapporto al lavoro svolto, a cominciare da quelli sostenuti per Villa Lubin, la prestigiosa sede.

Sopravvissuta al referendum abrogativo del 2016, quella che un tempo veniva pomposamente chiamata “la terza Camera” ha continuato a vegetare e oggi nessuno ne parla quasi più. Basti pensare che i consiglieri restati in carica sono anche stati soprannominati “giapponesi” perché considerati alla stregua degli ultimi superstiti del Sol Levante alla fine della Seconda guerra mondiale.

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Ma oggi, improvvisamente, proprio quel Covid, che rischiava di affossare il Cnel in modo definitivo, potrebbe anche farlo risorgere sia pure indirettamente. Il suo presidente, Tiziano Treu, è stato, infatti, chiamato a coordinare il Tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territoriale che affiancherà il governo nell'attuazione del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e di resilienza, che, con il Fondo complementare, prevede investimenti complessivi per 222,1 miliardi di euro e che servirà a far voltar pagina all'Azienda Italia.

Un compito importante, quello di Treu: non è un caso che il presidente Mattarella abbia definito il Pnrr «la nostra priorità», aggiungendo che tutto dovrà essere subordinato a questo piano perché «non ci sarà un'altra occasione». Nulla da eccepire sulla designazione per il semplice motivo che, prima ancora di approdare al Cnel, Treu si era distinto come giuslavorista e come politico di lungo corso: è stato ministro dei Trasporti ai tempi del governo D'Alema e del Lavoro negli esecutivi guidati da Dini e Prodi.

Ma questa nomina di Treu potrebbe anche diventare una boccata d'ossigeno per l'organo costituzionale di Villa Lubin, che sembra da tempo un “dead man walking”, un condannato a morte avviato verso il patibolo. Da tempo, in effetti, era stata decisa la sua fine con le doppie votazioni della Camera e del Senato. Ma, a quel punto, ci si mise di mezzo l'allora premier Matteo Renzi che, per far pendere la bilancia a favore del Sì nel referendum abrogativo del 4 dicembre 2016, aveva voluto inserire il quesito sul Cnel anche se la sentenza era già stata decretata.

E, quasi paradossalmente, la complessiva vittoria referendaria dei No finì per tenere in vita anche il Consiglio. Adesso, la nomina di Treu al Tavolo per il Pnrr potrebbe dare ossigeno anche al Cnel. Non dimentichiamo che, nello staff di Villa Lubin, ci sono tuttora persone valide: è il caso, oltre a Treu, del segretario generale Paolo Peluffo. Chissà, se una volta dicevamo “mai svegliare il Cnel che dorme”, in futuro potremo magari parlare del suo risveglio.


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