Youngtimer

Con una Porsche non si sbaglia mai

di Mattia Losi


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3' di lettura

Con una Porsche non si sbaglia mai: le macchine della casa di Stoccarda sono, insieme alle Ferrari e alle Alfa Romeo, una certezza sul mercato collezionistico. Certo, ci sono modelli e modelli: perché i prezzi possono variare da qualche decina di migliaia a svariati milioni di euro, ma la scelta di una Porsche ripaga sempre gli appassionati.

Non c’è da stupirsi, quindi, se il marchio tedesco si conferma uno dei più ricercati anche tra le “Youngtimer”, il fenomeno che da qualche anno sta caratterizzando il settore delle auto d’epoca. Un mercato esploso con l’interesse dei nuovi collezionisti, intorno ai quarant’anni, che hanno iniziato a fare incetta delle auto della loro giovinezza. Vetture degli anni 90, in particolare: quando l’elettronica iniziava a fare la voce grossa rimanendo entro limiti accettabili. Ossia senza trasformare le auto in elettrodomestici dove il motore rischia di passare in secondo piano rispetto ai molti gadget che, a ben pensarci, con l’automobilismo hanno poco a che fare.

Le Youngtimer sono il compromesso migliore tra la facilità di utilizzo, già ampiamente acquisita in quegli anni, e il piacere di guidare piuttosto che di farsi guidare. Porsche vuol dire Carrera, ovviamente, in tutte le varianti disponibili. Ma inizia a voler dire anche Boxster e Cayman. E, a breve, inizierà a voler dire anche Cayenne: delle molte prodotte sono poche quelle non sfruttate fino all’osso, e si tratta comunque delle vetture che hanno di fatto salvato le sorti del marchio tedesco.

Le Porsche sono macchine scavate dal pieno, come si diceva una volta, che hanno costi di manutenzione più bassi di quanto si possa immaginare. Perché ai prezzi elevati dei ricambi e della mano d’opera abbinano un pregio fondamentale: non si rompono mai. O quasi. A patto di effettuare correttamente la manutenzione periodica.

Per il resto agli appassionati di Youngtimer resta solo l’imbarazzo della scelta tra i modelli che hanno fatto la storia della loro (e in parte nostra ) giovinezza. Golf GTi; Alfa di ogni genere purché equipaggiate con il mitico motore Busso; spider giapponesi, a partire dalle agilissime vetturette di casa Mazda; e sempre tra le spider, perché non lasciarsi tentare da una Fiat Barchetta, che gli intenditori stanno riscoprendo?

Ci sono anche macchine che, a tutti gli effetti, possono ancora svolgere tranquillamente il servizio di auto da famiglia, come accade con le Volvo station, non a caso particolarmente apprezzate e con livelli di prezzo più che accessibili. Sono inarrestabili, con capacità di carico da camion e molto ben disposte ad accettare un impianto a Gpl: il che le rende “pulite” dal punto di vista ambientale e consente l’accesso anche alle zone a traffico limitato.

Una divagazione finale, a questo proposito: il Gpl sulle storiche non è un’eresia. E infatti è bene accetto in molti mercati che in questo campo hanno una funzione di traino. Basti pensare alla Germania, dove l’amore per le quattro ruote d’epoca si sposa a un’attenzione per l’ambiente quasi integralista. Se è possibile circolare in modo pulito, perché rinunciare? Un atteggiamento di questo tipo è comprensibile su modelli di altissimo valore storico e colezionistico, che peraltro nessuno si sognerebbe mai di mettere davvero su strada. Ma per auto “normali” potrebbe (e forse dovrebbe) essere la soluzione migliore.

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