ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùSiccità ed economia circolare

Con il recupero delle acque reflue per irrigare i campi si risparmia il 30% di concime

Sperimentazione di Enea, Gruppo Hera e Università di Bologna in Emilia Romagna

di Davide Madeddu

Siccita', situazione sempre gravissima per il Po e la Pianura padana

2' di lettura

Meno concimi e riciclo dell’acqua. L'economia circolare applicata all'agricoltura con le acque reflue depurate che diventano materia prima per irrigare i campi e consentono un risparmio sino al 30 per cento sul costo dei concimi. È quanto emerge dall’esperimento compiuto in Emilia Romagna, nell’ambito di un progetto coordinato dall’agenzia di ricerca Enea e a cui hanno partecipato l’università di Bologna e il gruppo Hera, in cui è stato messo a punto un sistema per il riuso delle acque reflue depurate e destinate all’irrigazione di peschi e pomodori.

La sperimentazione, durata circa due anni e che proseguirà nell’ambito di altri contesti progettuali, è stata eseguita a Cesena dove è stato realizzato un prototipo completamente automatizzato per il monitoraggio ed il controllo in continuo della qualità degli effluenti secondari e terziari ai fini del loro successivo riutilizzo in un campo sperimentale con 66 piante di pesco e 54 piante di pomodoro da industria.

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La centralina smart

A far funzionare il sistema, una centralina di controllo e di automazione “smart” in grado di gestire e ottimizzare il riuso delle acque trattate in funzione delle relative caratteristiche qualitative e delle esigenze idriche e nutrizionali delle singole colture in campo.Nello specifico, come sottolineano gli esperti Enea, alcuni segnali acquisiti dalla centralina riguardano i parametri di qualità delle acque a valle dei trattamenti secondari e in uscita dall'impianto che vengono generati rispettivamente da un sistema di monitoraggio online e real time.

Quindi la programmazione della centralina in grado di garantire l'attivazione di pompe, elettrovalvole e di dispositivi per l'irrigazione e la fertilizzazione delle piante, in funzione del fabbisogno idrico delle colture e del contenuto di nutrienti già presente nelle acque depurate.

All’insegna dell'economia circolare

«Questa sperimentazione, finalizzata a migliorare il recupero delle acque depurate – sottolinea Susanna Zucchelli, direttore Acqua di Hera – si inserisce perfettamente nell'ottica di un sistema di economia circolare, attraverso il riutilizzo della risorsa idrica. La depurazione delle acque reflue viene ulteriormente valorizzata attraverso il loro riuso, con le caratteristiche proprie di queste acque».

La strada intrapresa con l'esperimento, secondo quanto sostengono i ricercatori, offre risultati importanti riuscendo a soddisfare «fino al 70 per cento del fabbisogno idrico irriguo dell'Emilia Romagna». Non solo, «grazie all'utilizzo delle acque reflue depurate che, a differenza dell'acqua di rete, contengono già alcune sostanze nutritive necessarie per la crescita delle piante, si ottiene un risparmio del 32% di azoto e dell’8% di fosforo, ad esempio nella coltivazione dei peschi».

Buone pratiche da promuovere

Per Luigi Petta, responsabile del laboratorio Enea di Tecnologie per l'uso e gestione efficiente di acqua e reflui, «i risultati ottenuti evidenziano l'applicabilità della filiera tecnologica a tutti gli impianti di depurazione per garantire una fonte idrica non convenzionale che sia sicura, economicamente conveniente ed in grado di fornire elementi nutrienti alle colture, in linea con i nuovi indirizzi comunitari in vigore dal 2023».

Il tutto con l'obiettivo di «di promuovere l'implementazione di best practices a beneficio degli stakeholder di filiera, dai gestori d'impianto ai consorzi di bonifica fino al settore dell'automazione, controllo e misurazione».

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