Cassazione

Con il reddito di cittadinanza, stop al mantenimento da parte dei nonni

Il giudice non può confermare l’obbligo degli ascendenti senza considerare l’introduzione dell’importante novità legislativa destinata ad integrare i redditi familiari

di Patrizia Maciocchi

Reddito di cittadinanza, percepisce indebitamente 24mila euro in due anni: 30enne denunciato a Pescara

2' di lettura

Il giudice non può confermare l’obbligo dei nonni a pagare gli alimenti - perché i genitori sono morti, sono indigenti o semplicemente si sottraggono - senza considerare l’introduzione dell’importante novità legislativa del reddito di cittadinanza. Ovviamente la prima verifica da fare riguarda l’età dei ragazzi e, se maggiorenni, la causa della mancata indipendenza economica. La Corte di cassazione, con le sentenze 10450 e 1051, dice stop all’obbligo degli ascendenti di versare il mantenimento in favore dei nipoti.

Due storie diverse con un’analoga conclusione. In un caso (sentenza 10450) ad essere esonerato del versamento mensile, da ben 13 anni, ovvero dalla data della morte del figlio, era un nonno con 700 euro di pensione, e altri redditi che riguardavano dei fabbricati, per circa 14 mila euro l’anno. Una cifra dalla quale l’uomo doveva detrarre, dal 1999, 200 euro al mese per i nipoti, classe ’91 e ’93, perché la madre non disponeva di entrate adeguate.

Loading...

Le verifiche del giudice

La Suprema corte, con l’occasione, ricorda che i nonni possono essere chiamati a pagare gli alimenti, solo se entrambi i genitori non sono in grado di farlo. Nel caso, infatti, uno solo non voglia o non possa adempiere, l’altro genitore dovrà, nel preminente interesse dei figli, far fronte per intero alle loro esigenze, con tutte le sue sostanze e la sua capacità lavorativa. Salvo, ovviamente, poi rivalersi in giudizio nei confronti di chi non ha voluto fare la sua parte. Nel caso esaminato però i giudici di legittimità considerano l’età adulta dei ragazzi, entrambi sopra la trentina. Tanto basta a fermare un versamento deciso da un Tribunale ben 13 anni prima, e confermato ancora in sede di merito, senza indagare sul motivo della mancata emancipazione dalla famiglia, malgrado la raggiunta maturità psico-fisica. Né il giudice, prima di rivolgersi a nonni che certo non nuotano nell’oro, può ignorare «la rilevante novità legislativa nelle more sopravvenuta - si legge nella sentenza - come reddito di cittadinanza, introdotta dalla legge 4719». Un sostegno al quale si presume il diritto ad accedere, vista l’esiguità dei redditi della madre dei due beneficiari.

La rilevante novità legislativa

Lo stesso invito la Cassazione lo rivolge nella sentenza 10451, con la quale accoglie il ricorso di un altro nonno. Anche in questo caso il ricorrente era stato chiamato a supplire all’inadempienza del figlio, versando ai nipoti 100 euro ciascuno, a fronte delle scarse risorse della madre. La Suprema corte rileva come il giudice di merito, pur confermando l’assegno, non abbia verificato né l’età dei beneficiari del versamento né l’eventuale stato di disoccupazione. E abbia, ancora una volta, ignorato il reddito di cittadinanza, grazie al quale si può ottenere una somma di denaro mensile «quale misura di politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà, alla diseguaglianza e all’esclusione sociale, ad integrazione dei redditi familiari».

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti