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«Con le rinnovabili l’Italia può aumentare di 4 volte la sua autonomia energetica»

L'Italia attualmente è uno dei Paesi con la più bassa autonomia energetica in Europa, producendo nel proprio territorio solo il 22,5% dell’energia consumata, a fronte di una media europea del 39,5%

di Stefania Arcudi

Reuters

3' di lettura

In un contesto in cui il tema delle forniture energetiche e delle interdipendenze tra i vari Paesi è al centro del dibattito internazionale dal conflitto in Ucraina, l’Italia potrebbe aumentare il proprio livello di autonomia energetica sfruttando acqua, sole, vento e rifiuti. In particolare, il nostro Paese, agendo su elettrificazione dei consumi ed efficientamento, potrebbe raggiungere il 58,4% di autonomia energetica, quasi triplicando gli attuali livelli, con un incremento di circa quattro volte rispetto a quello rilevato negli ultimi 20 anni.

È quanto emerge dal Position Paper realizzato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con A2a e presentato alla 48esima edizione del Forum in corso a Cernobbio, durante una conferenza a cui hanno partecipato anche Marco Patuano, presidente di A2A, e l’ad Renato Mazzoncini.

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Italia produce solo il 22% dell’energia consumata

Secondo il report, l'Italia attualmente è uno dei Paesi con la più bassa autonomia energetica in Europa, producendo nel proprio territorio solo il 22,5% dell’energia consumata, a fronte di una media europea del 39,5%. In termini comparativi, l'Italia è quintultima in Ue davanti solo a Malta (2,7%), Lussemburgo (5,0%), Cipro (7,2%) e Belgio (22,4%). Allo stesso tempo, tuttavia, l'Italia è tra i Paesi più virtuosi in termini di miglioramento dell'autonomia energetica, avendo aumentato il proprio livello di 9 punti percentuali tra il 2000 e il 2019. L'incremento dell'Italia è pari a oltre 2 volte quello della Francia (3,7%) e oltre 4 volte quello della Spagna (1,8%). Questa crescita è riconducibile allo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili presenti sul territorio e ulteriormente sfruttabili. Secondo l'indice composito elaborato da The European House – Ambrosetti, che considera la fruibilità di acqua, sole e vento sul territorio, l'Italia è seconda in Ue per disponibilità di fonti energetiche rinnovabili.

Sono già stati compiuti passi avanti in termini di sviluppo di produzione energetica da fonti rinnovabili, come mostra l'indice definito da Ambrosetti secondo cui l'Italia registra l'incremento più marcato fra i principali peer europei nel periodo 2000-2019, ha detto il presidente di A2a, Marco Patuano, sottolineando che «la possibilità di ottimizzare ulteriormente la produzione a seconda delle peculiarità delle singole regioni italiane, delle relative risorse disponibili e degli impianti già presenti, consentirebbe di attivare il pieno potenziale dell'Italia e di renderla meno soggetta a dinamiche esogene».

Fotovoltaico può crescere di 5 volte

Adottando una logica di rapida attivazione delle fonti energetiche sui territori, lo studio evidenzia come il potenziamento della produzione autoctona di energie rinnovabili consenta di aumentare l'autonomia energetica. Relativamente al fotovoltaico, l'opportunità di sviluppo in Italia è pari a 105,1 GW addizionali, quasi 5 volte la capacità installata odierna. Di questi GW incrementali, circa il 40% è legato agli impianti installati sui tetti, mentre il 60% agli impianti a terra. In particolare, Lombardia, Sicilia e Puglia valgono insieme il 32% della potenza addizionale.

L’eolico ha potenziale per crescere di 2 volte

Per quanto riguarda l'eolico, la valorizzazione delle opportunità di sviluppo nei territori del Paese abilita un incremento di potenza di 21,1 GW rispetto ad oggi, ovvero quasi 2 volte la capacità attuale installata. In particolare, con 13,3 GW complessivi Sicilia, Puglia e Sardegna rappresentano il 63% dell'opportunità di sviluppo legata all'eolico. Infine, la valorizzazione dell'idroelettrico – attraverso il repowering di impianti esistenti e lo sviluppo di impianti di mini-idroelettrico - abilita un incremento della potenza di 3,3 GW (concentrata in Lombardia, Trentino A. A. e Piemonte), oltre il 20% della capacità idroelettrica oggi installata.

Le potenzialità del biometano

Da segnalare che la valorizzazione del biometano può attivare circa 6,3 miliardi di metri cubi (8% del consumo nazionale e 22% del gas importato dalla Russia). «Veniamo da un'estate caratterizzata dal perdurare degli effetti di una crisi geopolitica ed economica e da quelli sempre più evidenti del climate change. Uno scenario che sta favorendo la consapevolezza della necessità di utilizzare al massimo le fonti energetiche rinnovabili per rendere il Paese quanto più possibile autonomo e per accelerare il processo di decarbonizzazione e transizione ecologica», ha detto Renato Mazzoncini, Ad di A2a.

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