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Con la rinuncia all’eredità inesigibili le multe della madre

In caso di violazioni seriali il primo versamento non vincola i successivi

di Marisa Marraffino

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(AdobeStock)

In caso di violazioni seriali il primo versamento non vincola i successivi


2' di lettura

Il pagamento della multa per infrazione del Codice della strada non comporta l’accettazione tacita dell’eredità. Di conseguenza, il figlio che, dopo il pagamento del verbale, abbia rinunciato all’eredità della madre non è tenuto a pagare le ulteriori multe per altre infrazioni. Spetta alla pubblica amministrazione dimostrare che il chiamato all’eredità si trovasse alla guida del veicolo originariamente di proprietà della madre. In caso contrario, non si può pretendere il pagamento da chi ha rinunciato all’eredità, anche successivamente alla notifica dei verbali.

Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza 20878/2020, depositata il 30 settembre.

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Il caso trae origine dal mancato pagamento di 70 verbali per aver circolato in una zona a traffico limitato senza autorizzazione. Dalla visura al Pra effettuata dal Comune di Roma il responsabile del veicolo alla data delle infrazioni risultava essere il figlio, che tuttavia dopo la notifica dei verbali aveva rinunciato all’eredità della madre.

Così aveva pagato solo un verbale, rifiutando di accollarsi tutti gli altri. Per la Corte, l’avvenuto pagamento di un verbale può essere qualificato come un atto conservativo che non implica l’accettazione tacita dell’eredità.

La rinuncia all’eredità ha effetto retroattivo, come disposto dall’articolo 521 del Codice civile, per cui non possono essere addebitabili al figlio le ulteriori sanzioni amministrative. Il Comune avrebbe dovuto dimostrare che il chiamato all’eredità fosse l’autore materiale delle infrazioni per potersi rivalere su di lui.

Stesso principio per chi accetta l’eredità con beneficio di inventario. Pagare le multe del de cuius non fa decadere dal beneficio, a meno che si dimostri che il chiamato usasse il veicolo per esigenze personali.

La questione degli atti dispositivi che fanno accettare automaticamente l’eredità, con conseguente obbligo di pagare anche la maggior parte dei debiti del defunto, è molto dibattuta in giurisprudenza.

In genere è ammessa la mera gestione conservativa dei beni compresi nell’asse ereditario, come la presentazione della dichiarazione di successione, il pagamento delle imposte e delle tasse, mentre effettuare la voltura catastale di un immobile o abitarlo per esigenze private viene considerato un atto dispositivo che implica l’accettazione dell’eredità.

Sulla base di questo principio, usare un veicolo oggetto di eredità per andare a lavoro o per altre esigenze personali, ove dimostrato, può rappresentare un’accettazione tacita dell’eredità.

In caso di sinistri, multe con contestazione immediata o accertamenti con alcoltest ad esempio, il rischio di un’accettazione tacita è quindi concreto.

Il chiamato all’eredità che è nel possesso dei beni ereditari diventa legittimato passivo nelle azioni relative a eventuali debiti del de cuius.

La sola iscrizione al Pra a favore del chiamato all’eredità non è stata ritenuta sufficiente dagli ermellini.

La giurisprudenza è invece unanime nel considerare la voltura catastale degli immobili costituenti l’asse ereditario un atto dal quale desumere l’accettazione tacita dell’eredità (si veda per esempio la sentenza 32/2020 del Tribunale di Monza, Quarta sezione, del 10 febbraio).

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