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Con le risorse Valle d’Aosta cablata e digitale

di Carlo Andrea Finotto

Castello di Verrès. Parte del Fesr servirà anche a valorizzare il castello di Verrès sul modello di Bard

3' di lettura

È un tesoretto di quasi 93 milioni di euro quello relativo al Programma Fesr per il periodo 2021-2027 a disposizione della regione Valle d’Aosta.

Con l’approvazione del Programma da parte della Commissione europea la Regione potrà attivare investimenti per 92,48 milioni, di cui 36,99 milioni provenienti dalla Ue (il 40% della dotazione) e 55,49 milioni di euro di contributo nazionale, comprensivo della quota di cofinanziamento statale (42%) e regionale (18%). In tutto circa 28 milioni in più rispetto al precedente programmazione 2014-2020, che, dice l’assessore agli Affari europei Luciano Caveri, «è stato praticamente completato».

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Cinque le direttrici prioritarie individuate e lungo le quali dovranno muoversi bandi e progetti: ricerca, innovazione, digitalizzazione e competitività; connettività digitale; energia e adattamento ai cambiamenti climatici; mobilità sostenibile; cultura e turismo. Il tutto finalizzato al raggiungimento di due obiettivi strategici: “un’Europa più competitiva e intelligente” e “un’Europa resiliente, più verde e a basse emissioni di carbonio”. Le risorse residuali saranno destinate a interventi per il potenziamento della rete di piste ciclabili e alla valorizzazione di alcuni asset culturali e turistici regionali.

«È chiaro – puntualizza l’assessore – che esistono elementi di continuità con il programma precedente e innovazione, ricerca, digitalizzazione e competitività sono sicuramente tra questi».

Luciano Caveri Assessore agli Affari europei

La Regione si appresta a completare la connessione veloce al servizio del tessuto produttivo e della copertura territoriale, «sia per favorire la competitività delle imprese, sia per rendere più fruibile lo smart working, sia, infine, come elemento di attrattività contro lo spopolamento dei paesi di montagna e in favore del comparto turistico e di quelle famiglie che scelgono la nostra regione per soggiorni prolungati o per il week end ma hanno anche la necessità di reti veloci per il lavoro a distanza» afferma Luciano Caveri.

Tra gli altri punti qualificanti del Programma 2021-2027 spiccano poi quello della medicina predittiva e quello dedicato all’istruzione. Nel primo caso si tratta di sviluppare ulteriormente il «progetto 5mila genomi, che si prefigge di analizzare a fondo e nel tempo un campione di popolazione – destinato ad essere ampliato rispetto alle 5mila persone attuali, spiega l’assessore – per determinare quali patologie e malattie si possono sviluppare, creare una mappa dettagliata e attuare le necessarie misure preventive».

Nel secondo caso, l’obiettivo è incrementare le azioni «per una scuola di qualità in un territorio complesso come il nostro, caratterizzato da numerose realtà di montagna». Tutti elementi connessi, secondo l’amministrazione regionale, con il preoccupante fenomeno dello spopolamento e del calo demografico: «Nell’arco di circa un decennio il numero di nascite all’anno sono passate da 1.400 - 1.500 alla metà», rivela Caveri.

Sul fronte turistico e culturale, le risorse Fesr dovranno servire anche a valorizzare «il castello di Verrès, su un modello simile a quello di successo sviluppato con il castello di Bard, con investimenti per la creazione di un polo museale e per eventi».

Il 2 dicembre è in programma la riunione del Comitato di sorveglianza per la definizione delle linee di intervento, poi si procederà con i bandi, di competenza dei singoli assessorati con la regia di quello alle Politiche europee. «L’importante– puntualizza Luciano Caveri – è declinare le dotazioni dei singoli fondi a seconda delle esigenze». A quanto pare un compito non così semplice, specie dovendo gestire anche il cospicuo pacchetto relativo al Pnrr. «Le complicazioni burocratiche ci sono sempre e in questa fase ancora di più – precisa l’assessore regionale –. Servono competenze tecniche particolari e in questi anni tutte le amministrazioni locali hanno subito un impoverimento a livello di personale. Proprio il Pnrr consente di far fronte alle carenze professionali e dei mille esperti previsti a livello nazionale 14 sono quelli destinati alla Valle d’Aosta, va però ottimizzata la conoscenza della realtà locale. Insomma – sottolinea Caveri – il nostro è uno sforzo continuo per non far inceppare la macchina alimentata dai fondi».

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