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Antonio Franchini: con lo sguardo di tigre e l’occhio di gallina

Il vecchio lottatore e altri racconti postemingueiani è l’ultimo libro di Antonio Franchini dedicato a Alan D. Altieri e Roberto Bonelli

di Stefano Biolchini

4' di lettura

È una limpida, dolente e malinconica vertigine d’attimi in corsa verso un’amara meta che, nella costante tensione fra corpi scattanti e putrescenze annunciate, sgomente solitudini e fisicità allo stremo, accosta magistralmente la bellezza e la morte, con quest’ultima che, per le impervie vie di un’epica degli sconfitti, ne «accentua la bellezza». «Non sono mai stato del tutto sicuro che, dovendo scegliere tra la via della salvezza e quella della fine, l’istinto conduca inevitabilmente a scegliere la prima». Il vecchio lottatore e altri racconti postemingueiani è l’ultimo libro di Antonio Franchini dedicato a Alan D. Altieri e Roberto Bonelli, che con lo stesso autore sono protagonisti di Grande fiume dai due cuori , uno dei nove racconti di cui si compone la raccolta edita da Enne Enne Editore. Franchini, autore di Cronaca della fine , Gladiatori e L’abusivo , è stato rispettato dominus della narrativa di Mondadori prima e di Giunti oggi. E la sua scelta di pubblicare per una casa editrice di dimensioni così minori è già sintomo non soltanto dell’ understatement di questo autore, ma della vivacità e lungimiranza che caratterizza ormai da tempo la scena dei più piccoli. Perché questa raccolta di racconti, così rari nel nostro panorama editoriale, è quasi un unicum .

Il titolo non tragga in inganno: di Ernest Hemingway qui c’è l’agilità di scrittura, non la grandezza di gesti, né le immense praterie africane o le montagne innevate, né il suo tempo in cui «tutto può ancora essere». Qui gli esseri umani, costretti fra rapide petrose e claustrofobiche trincee friulane, sono così assorti nel volersi annientare che «non notano nemmeno la creatura letale, la regina della selva» e solo «quando stanno morendo e si devono congedare, ogni minuzia, insetto, filo d’erba li attira». Perché, come Franchini scrive nel racconto più intenso A un aficionado, «Il torero gitano ha nei confronti della paura della morte l’atteggiamento umano più giusto, l’unico possibile, quello che alterna lo sgomento al vaffanculo, ogni altra reazione essendo il frutto di un lavorio su di sé o ipocrita o illusorio».

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Ecco, è nella tensione “agonistica” fra due estremi, quello prettamente della letterarietà e quello autenticamente tragico, che si condensa la poetica di Franchini. «Francesco Esente – eteronimo dell’autore di questa dolente autofiction - viveva come molti della sua età tra le presenze e i fantasmi, ma i fantasmi cominciavano a pesare quasi quanto le presenze e più pesavano i fantasmi più la vita si vuotava». Quelle di Franchini sono perfette (e tormentate) geometrie sintattiche, con il coacervo di vocaboli levigatissimi che in un libro dalla lingua standard (il “cavo popliteo” è fra le poche eccezioni) si riflette in specchiate simmetrie dense e veloci. Nessun addio alle armi della letterarietà è quindi concesso a questo autore ironico e colto - e sono certo che non gli piacerà questa dichiarazione - lui che è notoriamente alfiere di una scrittura dalla «dimensione autenticamente tragica», ma è il rischio che si corre con una lingua limata fino allo stremo; però è così che si accede alla letterarietà.

Una raccolta dunque che come una delicata e profumata rosa antica di David Austin si sfoglia di petalo in petalo nella sua pudica bellezza, che mortiferi bottoni di secco, intaccano dal calice fin dal suo primo rivolgersi al sole. Che a Franchini piaccia o no! Da Il vecchio lottatore: «Diceva che non bisognava avere lo sguardo della tigre... ma l’occhio della gallina, creatura in grado di esprimere una fissità più inquietante e spietata».

Poetica del crocicchio

Una costante del libro questa poetica del crocicchio: «Succede che si parte sconosciuti, poi ci si sfiora, a un certo punto e ci si tocca per allontanarsi di nuovo... e così fin quando esistiamo e tutta la vita è un perdersi e trovarsi e perdersi ancora”. «Le tourbillon» cantava Jeanne Moreau in Jules e Jim. Se il pantheon di questo libro, in un rincorrersi di flashback contiene l’amato Hemingway per primo, Sergio Altieri, molto Giuseppe Pontiggia, Emilio Lussu e “l’ingegnere Gadda” fra gli altri, il suo bestiario ha non solo galline ma tigri, leoni, un meraviglioso leopardo, carpe, trote inquietanti e un gatto. In Non ho scopato con Hemingway, gustoso ritratto di Fernanda Pivano e del suo ex marito Ettore Sottsass, il gattino è esageratamente autoassolutorio, unica eccezione alla suprema humilitas che caratterizza questa raccolta, il suo stile e lo stesso autore, che si descrive come un “igloo” e ha scelto (perché con Franchini nulla è lasciato al caso...) una gallina in copertina e poi all’interno la suprema foto della morte del torero Ignacio Sánchez chinato sul volto del cadavere del cognato Joselito. «Nessun San Girolamo di nessun Caravaggio; no non c’è arte umana che possa pareggiare quello scatto» scrive in A un aficionado: un ritratto che sarebbe già abbastanza per consigliarne la lettura.

Il vecchio lottatore, Antonio Franchini, Enne Enne Editore, Milano, pagg. 252, € 17

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