decreto rilancio

Con il Superbonus 110%, riqualificato uinto del patrimonio previdenziale

In tre anni almeno un quinto degli immobili di Casse, fondi pensione, Sgr e compagnie assicurative potrebbe essere interessato di un’operazione “finanziata” dagli stessi enti previdenziali

di Sergio Corbello (*)

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In tre anni almeno un quinto degli immobili di Casse, fondi pensione, Sgr e compagnie assicurative potrebbe essere interessato di un’operazione “finanziata” dagli stessi enti previdenziali


2' di lettura

Tra i provvedimenti di carattere straordinario contenuti nel cd “Decreto Rilancio” dell'agosto scorso, volti a fronteggiare le gravi ripercussioni economiche conseguenti all'emergenza sanitaria da COVID-19, rivestono particolare rilievo le misure di potenziamento del c.d. ecobonus (correntemente indicato ora come superbonus) per operazioni di riqualificazione energetica su abitazioni di soggetti privati, di proprietà (o detenute per altro diritto reale di godimento) o condotte in locazione.

Il citato intervento governativo appare particolarmente efficace e potenzialmente idoneo a contribuire a una rapida e capillare ripresa economica del Paese. Esso, infatti, è suscettibile di utilmente concorrere a innescare non solo le attività nel comparto dell'edilizia “tradizionale”, ma anche – e forse prevalentemente – quelle di varie filiere collaterali, sia di produzione di strumenti tecnologici in ambito energetico e affini, sia di attività di assistenza professionale, di diversa tipologia.

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Assumendo come paradigmatica la normativa sopra richiamata e ricordando come il Recovery Fund si rivolga alla realizzazione di progetti specificatamente orientati alla sostenibilità ambientale, in ottica “green”, si evidenzia la straordinaria potenzialità di ricadute economiche, per l'intero territorio nazionale, derivante dal supporto che possa dare all'introduzione di bonus fiscali volti a favorire la riqualificazione dell'insieme dei cespiti immobiliari di proprietà di entità istituzionali private, quali Assicurazioni, Casse Pensioni professionali, Fondi di previdenza complementari, SGR immobiliari.

Gli immobili dei soggetti sopra richiamati, esclusi i cespiti di carattere strumentale, utilizzati dalle imprese assicurative per l'esercizio dell'attività, in questa sede non considerati, sono tutti connotati dal ricoprire il ruolo di accumulo di riserve, a fronte di impegni assicurativi, obblighi di carattere pensionistico, o di primo o di secondo pilastro, ovvero dall'essere rappresentativi di quote di risparmio nazionale (SGR).

Le riserve a carattere immobiliare, al 31 dicembre 2019, riconducibili alle compagnie assicurative ammontano a circa 25 miliardi di euro, quelle delle Casse professionali a circa 20 miliardi di euro, quelle dei Fondi pensione complementari a circa 3,5 miliardi di euro. Il risparmio immobiliare detenuto dalle SGR è di circa 72 miliardi di euro, per un totale di circa 120,5 miliardi di euro.E' ragionevole calcolare che, in presenza di bonus fiscali di misura adeguata, le entità istituzionali private proprietarie sarebbero in grado di mobilitare, in un triennio, risorse per interventi di riqualificazione energetica ragguagliabili al 20% del patrimonio immobiliare di cui trattasi, incoraggiati anche dal fatto di essere tutti soggetti dotatati di capacità fiscale adeguata, per assorbire i bonus fiscali.

Va da sé che, agli interventi incentivati, in molti casi, per comodità di processo, si giustapporrebbero altri interventi di carattere ordinario, mettendo quindi in moto un poderoso volano economico.

*Presidente di Assoprevidenza

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