terzo ok al ddl costituzionale

Sì al taglio dei parlamentari, addio elezioni anticipate

Improbabile anche la richiesta di referendum: neppure l’opposizione è intenzionata a impegnarsi in una campagna elettorale che potrebbe rivelarsi suicida

di Barbara Fiammeri


Camere: c’è tempo solo per sicurezza bis, assestamento e decreto salva-conti

2' di lettura

Ormai il traguardo è vicinissimo. Dopo il via libera del Senato manca solo il sì della Camera perché la riforma costituzionale, che riduce da 630 a 400 il numero dei deputati e da 315 a 200 quello dei senatori, diventi legge modificando quanto sancito dalla Carta. Per l’effettiva entrata in vigore dovremo però aspettare dicembre. Il voto della Camera presumibilmente arriverà a settembre dopodiché dovranno passare 3 mesi prima della promulgazione.

Referendum difficile
La legge non è stata infatti approvata con la maggioranza dei due terzi dei parlamentari e dunque si potrebbe ricorrere al referendum previsto dall’articolo 138 della Costituzione, come da ultimo è avvenuto con la riforma Renzi. Solo che stavolta difficilmente qualcuno chiederà la consultazione popolare. Non certo il Pd o Fi, che pur avendo votato contro per il mancato coordinamento del taglio dei parlamentari con altri decisivi aspetti dell’assetto istituzionale, non sono intenzionati a promuovere una campagna elettorale suicida.

La chiusura della finestra elettorale
A Natale, sotto l’albero, troveremo quindi impacchettata anche la modifica della Costituzione. E per gli attuali deputati e senatori è un regalo che vale doppio perché “imbullona” la legislatura. Tradotto: garantisce che non si andrà a elezioni anticipate a breve. Anche perché il 20 luglio si chiude la finestra elettorale che avrebbe consentito di votare a settembre, prima cioè dell’apertura della sessione di bilancio. Ed era (ed è) questo l’unico vero timore di Luigi Di Maio e del suo Movimento ancora scosso dal crollo elettorale e dai sondaggi che ne confermano il drastico ridimensionamento. Fatto sta che il principale beneficiario di un eventuale ritorno al voto, ovvero Matteo Salvini, con la Lega sempre più vicina a raggiungere il 40%, continua a ribadire quotidianamente che “il governo andrà avanti”. E certo l’esplosione del russia-gate che ha investito il Carroccio, lo convincerà ancor di più a evitare lo show down elettorale.

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