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Con Vega l’Europa (e l’Italia) cerca il suo rilancio nello spazio

Successo della missione europea che porta in orbita sei satelliti. Ma SpaceX ne ha lanciati 60 e i cinesi iniziano la loro stazione spaziale

di Leopoldo Benacchio

Spazio, successo per il lancio del razzo italiano Vega

3' di lettura

Una notte importante per lo Spazio quella del 20 aprile scorso. Nel giro di poche ore, dalle 3:50 ora italiana alle 5:44, sono partiti in sequenza: la missione VV 18 del vettore europeo Vega, pensato, progettato e costruito dall'italiana Avio, il primo modulo della nuova stazione spaziale cinese e infine la settima missione del progetto Starlink di SpaceX, che con un vettore Falcon 9 riutilizzato, ha messo in orbita altri 60 satelliti per la sua costellazione per internet dallo spazio.

Vega con questo torna al successo pieno: partito dalla base di lancio europea della Guyana francese, ha portato in orbita 6 satelliti, il satellite francese Pleiades Neo 3, assieme a 5 microsatelliti, tutto perfettamente riuscito. È superato quindi il grave momento di impasse dovuto al fallimento della missione precedente, la VV17, che per un errore apparentemente banale in fase di montaggio è fallita.

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Riesce difficile, per la persona al di fuori del campo, capire come un banale scambio di connettori o addirittura una guarnizione da pochi centesimi montata malamente, come fu trent’anni fa nel caso drammatico, poi risolto, del miliardario Telescopio Spaziale Hubble possa avere esiti disastrosi, ma mettere insieme un razzo vettore o di un satellite comporta l'assemblaggio di migliaia di parti, seguendo migliaia di procedure.

La ripresa dopo il fallimento

Nel caso di Vega, come racconta Giulio Ranzo amministratore delegato di Avio, dopo l'incidente sono state criticamente riviste ben 4mila procedure di assemblaggio e questo ha permesso di guadagnare un'esperienza che ora renderà più sicuri i lanci dei vettori Vega che sono una risorsa fondamentale per l'Europa, nel mercato della Space Economy, che viene definito da più parti, Morgan Stanley per esempio, letteralmente in ebollizione, con prospettive di triplicare o più in un paio di decenni il giro di affari annuo, oggi di circa 300 miliardi.

A maggior ragione la perfetta riuscita del lancio Vega VV18, che va ad affiancare i tanti successi precedenti, fa tirare un sospiro di sollievo all'impresa italiana, messa sotto stress negli ultimi mesi. Soddisfatto Ranzo che, alla vigilia della assemblea societaria svoltasi lo stesso giorno, conferma la fiducia del mercato, rappresentata dal portafoglio clienti quanto mai florido, la situazione di cassa migliore di sempre e la distribuzione di un dividendo.

Questo volo ha introdotto anche una innovazione importante: per la prima volta un razzo vettore europeo ha utilizzato, per il controllo della traiettoria, non la rete di parabole di terra, ma una rete di satelliti che, ad ogni istante, permette di avere la telemetria migliore del razzo, in parole più semplici sapere dove è, a che altezza dal suolo, in che direzione si muove.

I vantaggi sono evidenti in termini di precisione e affidabilità, le parabole a terra possono avere problemi molto più facilmente che i satelliti nello spazio. Per il futuro, a breve, Avio sta sviluppando i vettori Vega E e Vega C, che coprono fasce di mercato diverse: più o meno peso da trasportare, maggiore o minore quota di immissione in orbita o necessità di raggiungere orbite inusuali.

Concorrenza senza tregua

Insomma, occorre affrontare un mercato in continua espansione, il numero di satelliti, di tutti i tipi dimensioni e peso, da portare in orbita oramai cresce ogni giorno, sia su richiesta di privati che di Stati che solo ora si affacciano all'utilizzo di satelliti, ad esempio per la sorveglianza delle proprie coste o dei confini, come parecchie nazioni africane.

Importante anche il ruolo dell'industria italiana nella navetta europea riutilizzabile, lo Space Rider, dove la parte di Avio sarà curare la parte di propulsione, navigazione e controllo. L'Italia, con le sue industrie spaziali, grandi medie e piccole, ha capacità, preparazione, conoscenza e entusiasmo, ma la situazione europea sembra proprio essere a un bivio nel contesto.

Per avere un'idea nel primo trimestre di quest'anno, SpaceX ha lanciato nove volte, la Cina sette, quattro la Russia e una sola l'Europa con Arianspace.

SpaceX, da sola, ha portato in orbita 564 satelliti il che, anche se la maggior parte è rappresentata da microsat, fa una notevole impressione, se poi parliamo di tonnellate vengono i brividi. La società americana di consulenza Bryce stima in 116.000 i chili portati in orbita da SpaceX, 26.000 la Cina, gli altri seguono molto distanti.

D'altronde negli Stati Uniti il 50% degli investimenti stanno andando proprio nel settore lanciatori, che l'Europa sembra sottostimare parecchio, stando all'impressione data da una recente intervista del nuovo Direttore Generale di Esa, Josef Aschbacher.

Come se ne esce, come ci si può confrontare con queste realtà che sono cresciute in pochissimi anni, Cina compresa? Innovazione ma anche investimenti.

L'Unione europea per lo spazio in sette anni mette ora a bilancio 14 miliardi e il nostro Pnrr poco meno di 1 miliardo. Decisamente poco, troppo poco per valorizzare le straordinarie competenze e voglia di fare del settore spazio del nostro Paese e dell'Europa.


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