edilizia «digital»

Con il virus, il cantiere diventa «smart»

Accelerare la transizione digitale del settore costruzioni migliorando la collaborazione tra progettisti e committenza e riducendo tempi e costi. Il Coronavirus sgretola le ataviche resistenze al cambiamento della filiera

di Paola Pierotti

5' di lettura

Digitalizzazione e Building Information Modelling al test del Covid. Quali attività non si potevano fare e da ora in poi si faranno? Come sarà la ripresa in cantiere? Quali nuovi scenari per il settore delle costruzioni e del real estate?
«La pandemia e il conseguente distanziamento sociale – racconta Armando Casella, ceo di Bimfactory – stanno di fatto accelerando il processo di transizione digitale. Il muro della resistenza al cambiamento comincia, per necessità, a sgretolarsi anche nella filiera delle costruzioni. Attraverso processi e strumenti digitali stiamo migliorando la collaborazione tra progettisti, ma anche con la committenza. A mio avviso, però, saranno i cantieri a trarre il maggior beneficio dalla rivoluzione in corso. Il cantiere è, per eccellenza, il luogo della compresenza. Questa nuova condizione porterà le imprese, in favore di sicurezza, a sfruttare al meglio le possibilità del “gemello digitale”, per simulare la costruzione e ridurre i tempi del cantiere, attraverso previsioni dell’opera da realizzare. Va da sé che, attraverso questo cambio di paradigma, anche il controllo e il rispetto dei costi sarà molto più efficace».

Nei cantieri un’operatività “smart” non sarà solo costituita da attività a distanza, ma obbligherà di fatto ad una rinnovata capacità di crono-programmazione delle lavorazioni, tramite analisi delle opportunità di sovrapposizione e dilazione temporale, anche ricorrendo a turnazioni e strategie mirate a mitigare le apparenti limitazioni e rallentamenti generati dalle misure prescrittive.

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Nell’industria immobiliare ci saranno nuovi investimenti da fare «Soprattutto in termini di gestione, di organizzazione del lavoro per cluster di persone che si separeranno fisicamente, ma con competenze che si integreranno sempre di più. Sarà una spinta per crescere» aggiunge Claudio Vittori Antisari, co-fondatore e partner di Bim Validation. La digitalizzazione come motore per la competizione e per la crescita del sistema Paese. «C’è ancora molta strada da fare ad esempio in termini di raccolta dei dati: dall’IoT alla sensoristica, ci sono molte opportunità da esplorare per estrarre informazioni dagli edifici. Non solo, il cantiere potrà essere il luogo perfetto per favorire il Dfma (Design for Manufacture and Assembly), per ridurre gli assembramenti e mettere in opera quanto si è studiato in digitale». Terzo tema oggetto di riflessione per il professionista di Strategie digitali è quello della sostenibilità: sfruttare le tecnologie da remoto sta riducendo gli spostamenti e di fatto, da casa, si continua a lavorare.

Con la digitalizzazione, accelerazione per progettisti e imprese
Oggi, tramite piattaforme cloud di issue tracking, si riescono a segnalare eventuali criticità in maniera tempestiva, senza scambiarsi centinaia di mail al giorno e avendo un ambiente unico, condiviso da decine di professionisti, si riescono a tenere sotto controllo tematiche ancora da risolvere, evitando dimenticanze. Quale sarà quindi il vero valore del tornare in ufficio per chi fa progettazione?
Questa emergenza è stata un’iniezione di adrenalina al processo di digitalizzazione non solo delle società di architettura e ingegneria, ma anche per le imprese di costruzioni che in pochissime settimane hanno dovuto adeguare i loro sistemi di comunicazione e interscambio di dati per supplire alla contingente impossibilità di incontrarsi di persona. Prima del Coronavirus era difficile pensare di fare una riunione di cantiere in videoconferenza, ora è diventata quasi una routine.

Dal Bim alla produzione in fabbrica, al cantiere sempre più a secco
La conferma arriva da Jacopo Palermo, amministratore delegato di Costim, gruppo nato come primo polo industriale delle costruzioni orientato al mercato del real estate. «Terminata la fase di emergenza, credo modificheremo radicalmente il modo di concepire, costruire e vivere gli spazi». Tra le conseguenze del post Covid, applicate al mondo del real estate, «ci saranno l’identificazione e l’ulteriore potenziamento di tutte quelle tecnologie in grado di monitorare, anche da remoto, ogni singola fase realizzativa degli edifici. Dal 2016 adottiamo il Bim in quasi tutti i nostri cantieri, i responsabili sono dotati di tablet e infrastrutture tecnologiche per condividere informazioni e gestire il processo in ottica di lean production e controllo qualità (materiali, mezzi, addetti, professionisti, etc) così da intervenire con precisione laddove necessario». Domani la digitalizzazione consentirà di ottimizzare gli spostamenti e la logistica, orientando sempre più la produzione in cantiere verso un assemblaggio specializzato di componenti ingegnerizzate e semilavorate off-site (torna il tema Dfma), «consentendo la medesima operatività anche da remoto, con importanti impatti positivi sul monitoraggio delle fasi di sviluppo delle opere e, soprattutto, per la salvaguardia e la tutela di tutta la forza lavoro coinvolta».

La sfida aperta per property e facility management
Anche altre imprese con una storia consolidata nel settore da anni hanno spostato piattaforme digitali informative, «è dal 2013 che i nostri progetti sono in BIM – afferma Stefano Rusconi, consigliere delegato di Impresa Rusconi – con cui riusciamo ad analizzare ogni piccolo aspetto di uno sviluppo immobiliare già in ogni fase della sua progettazione e prima della realizzazione, modellizzandone con precisione il comportamento: una simulazione di ogni dettaglio che consente la risoluzione di problemi o la loro prevenzione».
Nel segmento immobiliare specifico della storica impresa milanese, quello del residenziale, «il Bim ha poi un difficile utilizzo – commenta Rusconi – sia in fase di costruzione sia in fase di property e facility management; questo perché non si ha una standardizzazione tale da consentirne un’applicazione efficace a tali step. A titolo di esempio, quello che il Bim ci ha consentito, in questo periodo di stop forzato del cantiere in tempi di Covid, è di leggere e risolvere ogni possibile problematica legata ai primi tre piani di Torre Milano pur essendo nella realtà cantierizzato al piano -2. In questo modo, quando sarà nuovamente consentita l'attività di cantiere, potremmo pensare esclusivamente alla fase realizzativa avendo già “sperimentato” in toto, appunto attraverso il Bim, la fase progettuale».

La centralità del progetto, coniugando creatività e controllo dei dati
Post emergenza quindi nel real estate e nelle costruzioni «la sfida sarà resistere, mutare ed essere in grado di intercettare nuovi bisogni attraverso progetti in cui il valore è il comune denominatore. Il valore dell'architettura post Covid19 sarà ancora più legato ai concetti di wellness, sostenibilità e connessione», commenta Francesco Conserva partner di Open Project. «Più c’è incertezza, più il progetto è importante. Il prossimo sarà il tempo della vera progettazione integrata e olistica – spiegano dalla società bolognese – in grado non di unire le diverse componenti specialistiche, ma di pensare come parte del tutto. Progetto e cantiere saranno sempre più interconnessi anche grazie a strumentazioni digitali e processi di industrializzazione in grado di assicurare creatività, timing, cost-control e, soprattutto, un grado maggiore di sicurezza nella fase di realizzazione».

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