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Concerti e voucher, si torna ai rimborsi: cosa cambia con l’emendamento McCartney

L’ultima versione del Dl fissa a 18 mesi la scadenza del buono. Se l’evento non è riprogrammato, toccherà rimborsare. Che succede a chi ha già chiesto il voucher?

di Francesco Prisco

Paul McCartney parla italiano: l’annuncio delle date di Napoli e Lucca

L’ultima versione del Dl fissa a 18 mesi la scadenza del buono. Se l’evento non è riprogrammato, toccherà rimborsare. Che succede a chi ha già chiesto il voucher?


3' di lettura

Ha scritto alcune tra le più belle canzoni della storia dell’umanità, firmato film, dipinti e persino libri per bambini. In qualcosa come 60 anni di carriera, probabilmente, non gli era però mai capitato di dare il proprio nome a un provvedimento legislativo. Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini gli dà però questa chance: dopo le parole di Paul McCartney sul meccanismo italiano di rimborso, tramite voucher, dei biglietti per i concerti annullati causa coronavirus, eccoti un «emendamento McCartney» al Decreto Rilancio che ribalta radicalmente la dottrina del governo Conte sui live saltati.

Il Decreto arriva «blindato» al Senato

Il testo del Dl, che alla Camera ha incassato la fiducia nella serata di mercoledì 8 luglio, arriva in Senato blindato, pena la decadenza, e da qui a una settimana dovrebbe esserci la definitiva conversione in Legge. Lo conosciamo: c’è dentro tutto lo scibile governativo per la ripartenza post Covid del Paese, dal Bonus Vacanze alla cassa integrazione.

I voucher sono una specie di costante del provvedimento: vengono nominati spesso, per molti settori, che si tratti di trasporto aereo o allenamenti in palestra. Per molti ma non per tutti: le modifiche ex articolo 183 al Dl 29 maggio 2020, infatti, nel caso degli spettacoli dal vivo ne restringono di molto il campo di azione.

Il voucher dura massimo 18 mesi

Tanto per cominciare, l’orizzonte temporale entro il quale «ricorre la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta» viene fissato al 30 settembre 2020. Le novità più importanti, tuttavia, sono al comma 2 dell’articolo 88 del decreto, dove accanto al voucher appare il rimborso: «L’organizzatore dell’evento provvede al rimborso o alla emissione di un voucher di pari importo al titolo di acquisto, da utilizzare entro 18 mesi dall’emissione. L’emissione dei voucher previsti del presente comma assolve i correlativi obblighi di rimborso e non richiede alcuna forma di accettazione da parte del destinatario».

Se l’evento è definitivamente cancellato, tocca rimborsare

Il promoter «provvede, comunque, al rimborso con restituzione della somma versata ai soggetti acquirenti alla scadenza del periodo di validità del voucher quando la prestazione dell’artista originariamente programmata venga annullata, senza rinvio ad altra data compresa nel medesimo periodo di validità del voucher (18 mesi, ndr). In caso di cancellazione definitiva del concerto, l’organizzatore provvede immediatamente al rimborso con restituzione della somma versata».

Che succede a chi ha già chiesto il voucher?

Quest’ultimo è esattamente il caso dei concerti che Paul McCartney avrebbe dovuto tenere a giugno 2020 a Napoli e Lucca. Che succederà adesso a chi ha già chiesto il voucher? Dovrà farsi vivo con promoter e piattaforma di ticketing per chiedere il rimborso? Il legislatore non lo dice e la matassa burocratica è tutt’altro che sciolta. Era evidente la difficoltà di realizzare un perfetto equilibrio tra i diritti dei consumatori (sui quali l’Ue era stata tassativa) e la messa in sicurezza di un settore della musica dal vivo che quest’anno ha visto quasi azzerato il proprio giro d’affari. In prima battuta Franceschini aveva pensato al secondo aspetto, dopo le dichiarazioni di McCartney ha evidentemente cambiato opinione, con la nuova stesura parecchio penalizzante per i promoter. Questo, d’altra parte, è il paese che comincia le guerre su un fronte e le finisce sull’altro. Emendamenti alternativi che tentavano una mediazione - come quello dell’onorevole M5S Sergio Battelli, padre del biglietto nominale anti-secondary ticketing - a quanto pare sono stati rispediti al mittente. Vedremo se la filiera di settore, da qui alla settimana prossima, si farà sentire. Curioso, in ogni caso, che tutta questa storia sia partita da una dichiarazione dell’autore di You never give me your money.

Riproduzione riservata ©
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    Francesco PriscoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: economia della cultura e dell'entertainment, musica, libri, cinema, cultura, società

    Premi: Premio Giornalistico State Street 2018 - Categoria: Innovation

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