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Concerti, promoter in pressing su Draghi: «Subito capienze al 100% col green pass»

Da San Siro l’appello al governo degli organizzatori di eventi live per una data certa entro cui far ripartire tutte le attività. Siae raccoglie le firme

di Francesco Prisco

Botta e risposta Fedez-Conte su comizi affollati e concerti vietati

4' di lettura

La pazienza è finita. Lo si era compreso già nei giorni scorsi dalla «larga» condivisione social di foto della campagna elettorale con assembramenti indiscriminati, per mano di numerosi opinion leader del settore. Adesso le imprese della musica dal vivo varcano definitivamente il Rubicone: dallo Stadio San Siro lanciano un appello al premier Mario Draghi, ai ministri della Cultura Dario Franceschini, dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, della Sanità Roberto Speranza e del Lavoro Andrea Orlando per una ripresa dei concerti al 100% delle capienze, previa esibizione di green pass.

Il pressing sul governo

Il tutto a una manciata di giorni dalla riunione del Cts chiamato a pronunciarsi sull’innalzamento all’80% delle capienze di cinema e teatri, nonché sul dossier discoteche, mentre nel governo si è ormai aperto un fronte tra aperturisti (Franceschini) e iper prudenti (Speranza). La filiera dei concerti ha già rimandato alcuni degli eventi più attesi dell’autunno, come le date di Sfera Ebbasta e Pinguini Tattici Nucleari. Il timore, nell’attuale clima di incertezza, è che a questo punto anche il 2022 possa essere compromesso. E allora, dato che siamo a San Siro, tanto vale intensificare il pressing: «Questo appello - scrivono i promoter - è per sollecitare una presa di posizione chiara e risolutiva per la sopravvivenza e il rilancio della musica live nel nostro Paese».

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Green pass, mascherine e misurazione della temperatura

Si parte da un confronto con l’estero: «Riteniamo doverosa e giusta la posizione rigorosa finora assunta dall’Italia ma oggi, per quanto riguarda i concerti e gli spettacoli dal vivo, altri Paesi come Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Inghilterra, Israele, Lettonia, Lituania, Olanda, Stati Uniti, Svizzera, Ungheria hanno già completamente aperto, altri come Irlanda, Portogallo e Svezia hanno già fissato la data di riapertura». Da qui, per un settore che nel solo 2020 ha perso più di 463 milioni di spesa del pubblico lasciando a casa qualcosa come 60mila lavoratori, le imprese propongono un protocollo condiviso sulle norme di sicurezza che preveda ingresso ai concerti solo con green pass, mascherine obbligatorie e controllo della temperatura.

L’appello per il 100% delle capienze

I promoter si propongono, assieme ai loro artisti, anche come parte attiva a sostegno della campagna vaccinale. E in cambio chiedono il ritorno al 100% delle capienze e l’individuazione di una data certa per la ripartenza «attraverso un piano condiviso da formalizzarsi entro il 31 ottobre». L’appello è condiviso, a livello orizzontale, da quasi tutti i player della filiera: c’è l’associazione di categoria Assomusica, c’è l’universo di Live Nation, ci sono i promoter di Eventim Live F&P, D’Alessandro & Galli, Vertigo e Vivo Concerti, ci sono Trident e Bpm. Vincenzo Spera, presidente di Assomusica, fonde Draghi e Freddie Mercury: «Whatever it takes, the show must go on». Ferdinando Salzano di Friends & Partners, sottolinea: «Dobbiamo recuperare la fiducia degli spettatori che sono stanchi di comprare biglietti per concerti che non si sa quando si terranno».

I Maneskin, all’estero, hanno suonato normalmente

In questo momento, spiega Roberto De Luca di Live Nation Italia, «la parola d’ordine è la credibilità. Siamo sfiancati di questo lungo periodo di attesa. Abbiamo integrato la differenza tra gli stipendi e la cassa integrazione Covid dei nostri dipendenti. Adesso dobbiamo stabilire quando ripartire e come. Riusciremo a farlo nel 2022 soltanto abolendo il distanziamento. Vogliamo un tavolo con le istituzioni per individuare la data in cui ripartire». Clemente Zard di Vivo Concerto organizza i concerti dei Maneskin che, l’estate scorsa, hanno suonato in Belgio e Austria, «in due festival con oltre 20mila presenze senza mascherina e distanziamento. Dopo quei concerti non è accaduto nulla di catastrofico sul piano dei contagi». Maurizio Salvadori di Trident si sofferma sull’ipotesi di «apertura del 70 o 80% che circola sui giornali. Apprezzabile la buona volontà, ma credo che sia impraticabile. Prima di tutto per un motivo logistico: la maggior parte dei concerti è soldout. Alcuni di noi poi hanno messo in vendita altre date. Come potrebbe essere applicata la riapertura all’80%? Facciamo un sorteggio tra gli spettatori?».

La petizione di Siae, il piano b e quello c

Parallelamente, da Roma, Siae fa partire una petizione di artisti che, tra le altre, raccoglie le firme di Nicola Piovani, Caterina Caselli, Gino Paoli, Eros Ramazzotti e Claudio Baglioni. «Siamo veramente allo stremo. Fateci ripartire in sicurezza, ma fateci ripartire al 100%», dichiara il presidente Mogol. Da gli spalti di San Siro, intanto, si fa sentire Mimmo D’Alessandro: «Siamo stati in silenzio per troppo tempo. È arrivato il momento di far sentire le nostre voci. Anche rispetto ad altri settori, la musica dal vivo è stata maltrattata». Nel caso in cui non venisse accolta da Cts e governo l’ipotesi riapertura al 100%, il piano b dei promoter consiste nel contro-proporre eventi con soli spettatori immunizzati. E se il piano c fosse una class action nei confronti del governo che ha chiuso un settore? Un legale che lavora per il comparto si pronuncia: «Per ora non si lavora in questa direzione. La cosa andrebbe studiata ma, considerando i provvedimenti intrapresi finora nei confronti del settore, non si può escludere qualche appiglio». Il governo è avvisato.

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