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Concerti, il Tar annulla la multa Antitrust da 10 milioni a Ticketone

Per il Tribunale Amministrativo del Lazio non c’è abuso di posizione dominante nel mercato italiano del ticketing

di Francesco Prisco

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3' di lettura

Nel mercato italiano della musica dal vivo non c’è abuso di posizione dominante da parte di Ticketone. Lo stabilisce la sentenza del Tar del Lazio che ha annullato il provvedimento Antitrust contro la controllata di Cts Eventim, riconoscendo l’infondatezza delle accuse. A gennaio del 2021 l’Autorità garante della concorrenza e del mercato aveva elevato una multa di oltre 10 milioni a Ticketone che, secondo il teorema accusatorio, avrebbe attuato «una complessa strategia abusiva di carattere escludente che avrebbe precluso agli operatori di ticketing concorrenti la possibilità di vendere, con qualsiasi modalità e tramite qualsiasi canale, una quota particolarmente elevata di biglietti per eventi live di musica leggera».

I rilievi dell’Antitrust

Il tutto sulla base delle denunce di Sol Eventi, Zed Entertainment’s World e Ticketmaster Italia. «Da subito», si legge nella nota della società guidata da Stefano Lionetti, «Ticketone aveva respinto fermamente le affermazioni contenute nel provvedimento dell’Agcm e si era quindi appellata al Tribunale amministrativo competente, fiduciosa che anche questo provvedimento sarebbe stato revocato dal Tar così come poi è affettivamente avvenuto».Con una decisione che entra nel merito della vicenda, il Tar del Lazio, nella sentenza del 24 marzo 2022, ha annullato il provvedimento Antitrust dichiarandone l’illegittimità, affermando che «meritano condivisione le censure formulate dalle ricorrenti sulla inesistenza dei presupposti per accertare l’esistenza di un abuso di posizione dominante». La sentenza ha insomma accolto le difese di TicketOne, affidate a Cintoli & Associati, con le quali era stato dimostrato che la tesi accusatoria di Agcm non era sostenuta da «un adeguato approfondimento istruttorio» e soprattutto non teneva conto dell’«impossibilità di contestare un’operazione di concentrazione in termini di abuso di posizione dominante ex art. 102 Tfue».

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Istruttoria partita nel 2018

L’istruttoria che aveva portato alla sanzione risale al 2018. Esattamente un anno dopo la scadenza dell’accordo Panischi che aveva tenuto legati a Ticketone per 15 anni i principali promoter italiani. Lo scenario adesso vede convivere più operatori di bigliettazione: Ticketone è sicuramente leader, ma accanto a essa opera Ticketmaster, controllata del colosso americano Live Nation, e Vivaticket, in mano al fondo del Bahrein Investicorp. Il procedimento faceva riferimento al solo segmento di mercato della musica leggera che, secondo l’annuario Siae relativo al 2019, prima della valanga Covid insomma, era interessato da 18.223 eventi, movimentava 1,2 milioni di presenze per una spesa al botteghino di 386,1 milioni e un giro d’affari complessivo da 468,6 milioni. In questo segmento, il giro d’affari del ticketing, strictu sensu, ruoterebbe intorno ai 50 milioni.

L’ipotesi accusatoria

L’Antitrust presupponeva che la strategia attuata da TicketOne si articolasse in una serie di condotte, messe in atto almeno dal 2013 e ancora in corso, che consisterebbero nella stipula di contratti di esclusiva con i produttori e gli organizzatori di eventi live di musica leggera, nelle acquisizioni dei promoter nazionali Di and Gi Srl, Friends & Partners SpA, Vertigo Srl e Vivo Concerti Srl, nell’imposizione dell’esclusiva sui promoter locali, nella stipula di accordi commerciali con gli operatori di ticketing di dimensione minore o locale e nei comportamenti di ritorsione e boycott nei confronti del gruppo Zed, anche per escludere dal mercato rilevante Ticketmaster, controllata del gruppo Live Nation.

Seconda vittoria al Tar del Lazio

La strategia del gruppo, secondo il teorema del Garante, avrebbe danneggiato anche i consumatori perché la presunta impresa dominante avrebbe potuto praticare commissioni di vendita dei biglietti per eventi live di musica leggera superiori a quelli dei concorrenti, limitando inoltre le possibilità di scelta e di acquisto dei consumatori tra i diversi operatori di ticketing (il cosiddetto «multihoming»). Tutte accuse rispedite al mittente dal provvedimento di giustizia amministrativa. Non era la prima volta che Ticketone finiva nel mirino dell’Antitrust. Già nel 2017 l’Autorità aveva elevato una multa da un milione alla controllata Cts Eventim intravedendo sue responsabilità nel fenomeno del secondary ticketing, ossia il bagarinaggio online. Un anno più tardi il Tar del Lazio accolse la richiesta di annullamento della multa, giudicando l’azienda estranea da qualsiasi responsabilità nella vicenda. E così pure il Consiglio di Stato.


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