manifatturiero

Concia, pelletteria e calzature: le associazioni premono per la ripresa

Assocalzaturifici, Unic e Assopellettieri fanno appello al Governo: a rischio quote considerevoli del fatturato e posti di lavoro

di Marta Casadei

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Assocalzaturifici, Unic e Assopellettieri fanno appello al Governo: a rischio quote considerevoli del fatturato e posti di lavoro


3' di lettura

Le aziende sono chiuse dal 25 marzo, salvo qualche deroga concessa a chi ha deciso di convertire la propria produzione in quella di dispositivi di protezione individuale come mascherine, camici, calzari. E oggi, alla vigilia dell’ennesimo decreto (che dovrebbe prolungare il lockdown dell’Italia fino al 4 maggio), fatte salve poche eccezioni, le imprese del comparto conciario, quelle delle calzature e quelle della pelletteria hanno deciso, separatamente, di stilare i propri manifesti indirizzando al Governo una serie di richieste. Partendo da un presupposto: le perdite di ricavi ci saranno e saranno pesanti, al monte come al valle della filiera.

La concia (che vale il 22% dell’industria mondiale) in stand by

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Unic, unione dell’industria conciaria che conta 1.200 imprese e circa 18 mila addetti, stima che «ipotizzando una graduale ripartenza delle attività nella seconda metà o a fine aprile e in considerazione delle specifiche dinamiche settoriali che caratterizzano la catena del valore di riferimento, l'industria conciaria italiana registrerà un calo minimo di fatturato del 25% per l’intero 2020, con una perdita aggiuntiva di 1,5-1,8 punti percentuali per ogni ulteriore settimana di chiusura».

La concia made in Italy è uno dei player più importanti ( se non il più importante) al mondo: fattura 5 miliardi di euro all’anno, pari al 65% del totale Ue e al 22% a livello globale. I ricavi dipendono per la maggior parte (75%) dai mercati stranieri e da settori come la moda, l’arredo e l’automotive su cui la crisi legata all’epidemia di Covid-19 impatterà con forza. «Abbiamo seguito l'evolversi delle misure adottate nelle ultime settimane per contrastare l'espansione del contagio e, non essendo l'attività conciaria (codice Ateco 15.11.00) esplicitamente inclusa nella lista di quelle considerate essenziali, le nostre concerie hanno sospeso l'attività lavorativa lo scorso 25 marzo, nell’ottica di riprenderla quanto prima. In un momento di fondamentale importanza per l'attività produttiva stagionale, si è trattato di una forte assunzione di responsabilità, sia nei confronti dei propri dipendenti che verso le comunità in cui sono inserite», ha scritto il presidente Gianni Russo al Governo, chiedendo una progressiva riapertura delle imprese.

Assocalzaturifici, nel manifesto richieste fiscali e finanziarie

Il comparto calzature, anch’esso fortemente esposto sui mercati esteri (85%), conta 4.300 aziende e 75.000 addetti, per un fatturato annuo di 14,3 miliardi di euro, con un surplus commerciale di circa 5 miliardi. Le richieste del presidente Siro Badon al Governo Conte bis sono sulla stessa lunghezza d’onda di quelle dell’Unic: «Il protrarsi delle chiusure impedirebbe dunque alle imprese di tornare a livelli produttivi normali, almeno fino a marzo 2021 privandole, per almeno un anno, dei flussi di cassa essenziali a garantire la continuità», si legge nel manifesto.

La prima richiesta è la ripartenza «dal 14 aprile circa», alla quale seguono richieste sul fronte fiscale (sospensione dei versamenti di aprile-giugno; abbassamento del cuneo fiscale; credito d'imposta pari al 60% del valore della perdita di fatturato intercorsa nel 2020; defiscalizzazione totale delle spese per la messa in sicurezza delle aziende ) e finanziario ( apertura di linee di finanziamento a fondo perduto tramite fondi istituiti presso Cdp; estensione a 10 anni dei piani di rientro di tutti i nuovi finanziamenti con garanzia dello Stato previsti durante l’emergenza). Nella lista anche una maggiore flessibilità nella gestione degli orari di lavoro (turni, ferie), l’estensione della Cig per Covid-19 e la deresponsabilizzazione dell’impresa in caso di contagio da Covid-19 tra il personale addetto.

Pelletteria, servono più garanzie sul fronte liquidità

Anche Assopellettieri ha presentato - organizzando una conferenza stampa virtuale - un manifesto indirizzato al Governo. Uno dei temi chiave, oltre a quello della ripartenza, è quello della liquidità che, secondo l’Associazione, dovrebbe essere garantita più di quanto non faccia il cosiddetto decreto Liquidità. « Il nostro ruolo in questo momento è quello di capire come realmente far fluire la finanza alle Pmi - ha detto Franco Gabbrielli, presidente di Assopellettieri - bisognerà fare molta attenzione a quelli che saranno i decreti attuativi; non si vive di sole intenzioni, è fondamentale semplificare le procedure e dare certezze alle imprese».

Per approfondire:

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