intervento

Concordato Atac a difesa del monopolio, ora gare e separare debito-servizio

di Walter Tocci


default onloading pic
(ANSA)

3' di lettura

Tutto lascia pensare che l’Atac sia instradata su un binario periglioso. Il ricorso al concordato preventivo è una scelta illusoria, opaca e conservatrice.

1) È illusorio prevedere che l’azienda possa ripagare i debiti accumulati negli anni passati. Dovrebbe andare in attivo nei prossimi bilanci. È uno scenario non credibile e anche dannoso, poiché l’eventuale surplus potrebbe essere realizzato solo riducendo le risorse disponibili per il trasporto e per gli investimenti. È già in parte accaduto con un taglio di circa il 20% dell’offerta, come sanno bene per esperienza diretta i cittadini romani.

Gestire il debito in azienda non solo non è risolutivo ma frena la produzione industriale, complica il rapporto con i fornitori, degrada l’offerta e quindi determina nuove perdite.

Bisogna separare il debito dal servizio. Solo scindendo i due problemi si può risolverli alla radice. Il primo va affrontato riconoscendo che le perdite ormai non sono più solo dell’azienda ma riguardano il Comune di Roma come azionista unico. Il secondo ha bisogno di migliorare l’efficacia mediante la liberalizzazione della produzione.

2) Si è oscurata la causa del concordato preventivo: è stato proprio il Comune a gettare l’Atac nella situazione fallimentare. Il capitale sociale è sceso sotto la soglia stabilita dalla legge perché l’Amministrazione capitolina non ha riconosciuto un debito comunale di circa 200 milioni verso l’azienda - già in parte ammesso in passato - come ha denunciato lo stesso amministratore delegato.

La procedura trasferisce un debito comunale sulle spalle dei creditori privati, che potranno perdere anche la metà delle somme dovute. Non sarà un problema per chi ha gonfiato i prezzi di commesse clientelari, ma rischiano di fallire gli imprenditori onesti ed efficienti. In Campidoglio nessuno si preoccupa degli effetti devastanti sul tessuto produttivo. C’è poi da mettere nel conto la reazione di creditori istituzionali: la Regione, non essendo stata coinvolta, compenserà il taglio del credito con la riduzione dei finanziamenti per le ferrovie ex-concesse, aggravando il bilancio dell’Atac. Come un boomerang, le conseguenze colpiranno anche il Comune in quanto creditore di una somma di circa 500 milioni; se venisse dimezzata diventerebbe un debito quasi pari a quello che si è cercato di nascondere spostandolo sul bilancio Atac. Il fallimento poteva essere evitato con una gestione accorta e trasparente delle partite di dare e avere.

Tutto ciò dimostra che la migliore soluzione consisterebbe nell’affrontare il debito del sistema Comune-Atac, separandolo dalla produzione del servizio, come fosse una bad-company. Potrebbe essere collocato nella gestione commissariale degli oneri finanziari del Comune, istituita dieci anni fa con il famoso “accordo della pajata” tra Tremonti, Bossi e Alemanno. Il “buco” di bilancio non c’era, ma il polverone mediatico servì a coprire la scellerata decisione di cancellare gli investimenti al fine di gonfiare la spesa corrente, creando le condizioni per la Parentopoli dell’Atac. Allora il Commissariato non serviva, ma oggi potrebbe essere utilizzato per riparare i danni successivi: consentirebbe di gestire il debito con adeguata professionalità, al riparo dei pignoramenti, fuori dall’emergenza e con maggiori margini di manovra verso le banche, dalle quali dipende in gran parte l’esito finale. Si dovrebbe istituire una sezione speciale al fine di riservare gli oneri al solo Comune evitando ulteriori sussidi statali.

Atac: ok del tribunale al concordato. Raggi,resta pubblica

3) La giunta Raggi ha scelto il concordato per conservare il monopolio, facendo balenare l’impossibilità delle gare nel nuovo scenario. Non solo non esistono impedimenti giuridici, ma l’apertura al mercato con l’esternalizzazione di alcuni lotti della produzione dovrebbe essere la priorità del piano industriale previsto dal concordato, per garantire che non si ricrei debito mentre si risana il passato. Già l’annuncio della concorrenza darebbe una scossa di efficienza, come al contrario il ricorso all’in house a suo tempo fu una sorta di “tana libera tutti” dei vizi aziendali. Oltretutto, se il Comune confermerà la gestione in house, subirà un taglio del 15% dei finanziamenti regionali, rendendo il percorso ancora più periglioso. Il deragliamento però si può evitare: si svolgerà il referendum sulle gare promosso dai radicali e saranno i cittadini a decidere.

Walter Tocci è senatore Pd ed è stato vicesindaco con delega alla mobilità nelle Giunte Rutelli (1993-2001)

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...