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Concorrenza, sì alle modifiche. Calenda: «Negativo per tutti»

di Carmine Fotina e Marco Mobili


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(ANSA)

2' di lettura

«Un segnale negativo su questo tema per tutti, cittadini, imprese e istituzioni internazionali». Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda non nasconde l’irritazione dopo aver perso il confronto con la maggioranza parlamentare, o quantomeno con una sua parte, sul disegno di legge concorrenza all’esame della Camera. Ieri infatti le commissioni Attività produttive e Finanze hanno approvato 4 emendamenti che rendono obbligatorio il ritorno del provvedimento al Senato per una quarta lettura che dovrebbe essere l’ultima stando almeno alle garanzie arrivate prima dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro («il Governo chiederà la più rapida calendarizzazione alla conferenza dei capigruppo al Senato») e poi dal capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato («non è in discussione l’approvazione rapida del Ddl entro l’estate»).

Intanto il testo licenziato ieri è atteso lunedì in Aula e con tutta probabilità sarà approvato nell’arco della settimana anche senza il voto di fiducia, carta quest’ultima che il governo spenderà al Senato. Una promessa che non accontenta del tutto il ministro dello Sviluppo e non sembra sufficiente al momento per superare le frizioni che periodicamente riaffiorano con la maggioranza renziana.

Secondo Calenda resta una brutta pagina, «non ne parlo altrimenti mi deprimo» commenta a margine di un convegno nel pomeriggio. La legge in questione è il primo provvedimento arrivato in Parlamento da quando esiste un obbligo annuale (dal 2009) ed è in pista dal 20 febbraio 2015, quando fu varato come collegato alla manovra dal Cdm. «Con tutto il dovuto rispetto per il Parlamento la decisione di riaprire il Ddl – sottolinea il titolare di via Veneto in una nota diffusa subito dopo l’approvazione degli emendamenti – a più di 850 giorni dalla sua presentazione da parte del Governo Renzi, è difficilmente comprensibile e rischia di trasmettere l’ennesimo segnale negativo su questo tema. Vedremo - aggiunge - se gli impegni ad approvarlo rapidamente al Senato troveranno riscontro».

A Palazzo Madama potrebbero bastare anche solo due settimane stando almeno alle dichiarazioni del senatore di Ap Luigi Marino, già relatore nella seconda lettura del provvedimento. Va ricordato infatti che il nuovo esame del Senato dovrà limitarsi alle quattro modifiche apportate ieri. Quattro correzioni fonte di scontro tra i deputati, che le hanno ritenute necessarie ed inderogabili al punto di non ritirarle così come chiedeva il governo, e lo Sviluppo economico che le considera superflue, rinviabili ad altri provvedimenti in sede attuativa o in alcuni casi peggiorative. «I quattro emendamenti accolti – sintetizza Calenda – hanno prevalentemente un carattere di mera chiarificazione e non mettono in discussione la sostanza degli articoli».

Energia, assicurazioni, telemarketing e odontoiatri sono i temi controversi. Ha fatto discutere anche all’interno dello stesso Pd l’emendamento che di fatto reintroduce il tacito rinnovo per le polizze assicurative del ramo danni, firmato dai capigruppo Pd delle due commissioni Pelillo e Benamati dopo che era già stato sostenuto al Senato da Laura Puppato, imprenditrice del settore assicurazioni. In quell’occasione la senatrice aveva respinto le voci di interesse personale sul tema, sostenendo che il divieto al tacito rinnovo fosse di fatto un assist alle grandi imprese assicuratrici che intendono strutturarsi online senza agenti professionisti.

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