indagato anche l’ex ministro FantozzI

Concorsi truccati: il “vile commercio dei posti” che ha portato a 7 arresti e 22 interdizioni

di Ivan Cimmarusti

(ANSA)

3' di lettura

«Ogni professore aiuta l'altro», è «la logica universitaria, purtroppo un do ut des: tu mi fai questi professori a Napoli ed io ti do questi professori». Sono stralci delle intercettazioni a supporto dell'ordinanza di custodia cautelare, con cui il gip di Firenze ha ordinato l'arresto di 7 docenti universitari, ora ai domiciliari e l’interdizione dai pubbliciuffici di 22 professori, tutti accusati di aver manipolato i concorsi per l'Abilitazione scientifica nazionale all'insegnamento nella materia del diritto Tributario.

Tra gli indagati anche l'ex ministro Fantozzi
C'è anche l'ex ministro Augusto Fantozzi tra gli indagati nell'inchiesta della guardia di finanza di Firenze. Fantozzi rischia l'interdizione dalla professione di docente, in merito alla quale il gip si è riservato di decidere dopo l'interrogatorio. Ai domiciliari sono finiti Fabrizio Amatucci, docente alla Federico II di Napoli, Giuseppe Maria Cipolla (Università di Cassino), Adriano di Pietro (Università di Bologna), Alessandro Giovannini (Università di Siena), Valerio Ficari (Università di Roma 2), Giuseppe Zizzo (Università Carlo Cattaneo di Castellanza, Varese), Guglielmo Fransoni (Università di Foggia).

“Do ut des”
Negli atti risultano registrazioni fatte da uno dei candidati escluso dal concorso sulla base di presunte logiche clientelari. Il particolare non è di poco conto, perché il candidato discute con Guglielmo Fransoni, commissario, e col professor Pasquale Russo. Quest'ultimo afferma che “ogni professore aiuta l'altro, perché è chiaro che se il professore di procedura civile dice: ‘Scegliamo il miglior tributarista in assoluto', rischia che poi il tributarista dice: ‘Scegliamo il miglior processualista in assoluto' e che quindi…eee…allora tutti quanti hanno convenienza a dire ‘no, certo, il tributarista deve essere il tributarista tuo' eh, perché così l'altro, il tributarista dice: ‘No, certo, caro collega…egregio…esimio collega, il processual civilista sarà il tuo allievo' e quindi si aiutano a vicenda”.

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«Il vile commercio dei posti»
In un'altra registrazione, Fransoni afferma che “non è che si dice ‘è bravo o non è bravo (il candidato, ndr)'…no si dice ‘questo è mio, questo è tuo, questo deve andare avanti'”. Nelle registrazioni, poi, c'è l'analisi del professor Russo relativamente all'esclusione del candidato. Russo spiega che i criteri di selezione sono “del vile commercio dei posti”. Il professor Russo non ha esitato a raccontare che, nel passato, i “principi” invocati dal suo interlocutore “anche lui se li era messi sotto i piedi, avendo favorito” alcuni candidati al posto di quelli più meritevoli, nel tentativo di ottenere, successivamente, l'abilitazione dei candidati a lui riconducibili (“nella speranza poi di poter avere un po' di spazio per i miei”).

La richiesta di Marongiu
Non manca la richiesta, tutta da chiarire, che fa Giovanni Eugenio Marongiu, professore all'Università di Genova e padre dello Statuto del contribuente. Il 19 febbraio 2015 chiama il commissario Adriano Di Pietro: «La conversazione – riassumono gli investigatori – ha avuto come oggetto la richiesta di non abilitare la candidata di seconda fascia C.O.C, collaboratrice dello studio Viktor Uckmar di Genova. Il professor Marongiu ha spiegato che la candidata (…) avrebbe commesso la ‘scorrettezza' di ricorrere contro gli esiti di un concorso per ricercatrice bandito dall'ateneo genovese, vinto dalla figlia di Marongiu, Paola (…)». La richiesta risulta “accolta”.

Il suicidio e la fuga di notizie
Gli investigatori della Guardia di finanza di Firenze, al comando del colonnello Adriano D'Elia, hanno scoperto una presunta fuga di notizie che avrebbe consentito ad alcuni indagati di sapere del procedimento. Il 13 febbraio 2015 la docente «Livia Salvini ha comunicato al commissario (d'esame, ndr) Giuseppe Zizzo che aveva appreso della pendenza di un procedimento penale a carico della ‘commissione precedente'». Gli investigatori scrivono che il «13 settembre 2014 i finanzieri hanno ascoltato a sommarie informazioni Gianni Zamperini, gestore del dominio salviniscaral.it, di cui all'estensione @studiogallo.net, utilizzato dallo stesso studio professionale romano Salvini. Gianni Zamperini – si legge ancora nei documenti – è stato indagato per il reato di 378 codice penale (favoreggiamento personale, ndr). Lo stesso, il 14 febbraio 2014, si è suicidato. L'evento è stato comunicato a Livia Salvini da un tal Fabio. Costui, quando ha rinvenuto il cadavere di Zamperini, ha potuto prendere visione di un decreto di intercettazione a carico di Livia Salvini».

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