cassazione

Condannato per molestie l’ambulante che insiste per vendere la merce

di Patrizia Maciocchi

Ambulanti in spiaggia, bagnanti divisi sulle multe

1' di lettura

Rischia la condanna per il reato di molestie l’ambulante che insiste in modo “pressante, indiscreto e impertinente” per vendere i suoi prodotti. Con queste motivazioni la Corte di cassazione conferma la condanna e la pena dell’ammenda di 300 euro, a carico di un improvvisato venditore che, insieme ad un socio in “affari”, aveva avvicinato una signora mentre faceva un prelievo al bancomat e le aveva proposto di acquistare un profumo. E non aveva desistito neppure dopo il rifiuto della donna, tallonandola e parlandole anche del diritto al lavoro, solo quando la signora era entrata in macchina dove l’aspettava il marito, aveva rinunciato all’inseguimento.

Una condotta che la Suprema corte considera inaccettabile. I giudici respingono anche la tesi della difesa secondo la quale il venditore, era spinto solo dall’intenzione di “piazzare” la sua merce e non era consapevole di essere molesto. Ad avviso della Cassazione, la “petulanza” era tale che l’imputato non poteva non accorgersi di disturbare, a prescindere dallo scopo che lo muoveva. La Cassazione, a causa di precedenti ostativi nega anche le attenuanti generiche e conferma la correttezza della decisione, presa in sede di merito, di condannare solo sulla base della dichiarazioni della persona offesa.

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