Governance

Condividere le scelte e motivare chi lavora, il futuro del management

di Pierangelo Soldavini

4' di lettura

Essere leader, saper guidare un’organizzazione complessa che sia in grado di navigare una realtà sempre più articolata è una dote innata o un’abilità che si può imparare e affinare? Entrambe le cose, sicuramente, come è sempre stato: da una parte ci sono conoscenze e competenze assorbite nel corso del percorso di formazione e della propria vita professionale, dall’altra i grandi leader emergono per la loro capacità di guardare avanti con una visione, fare le scelte giuste al momento giusto e, soprattutto, saper condividere e motivare il resto dell’organizzazione, in maniera spontanea.

È sempre stato così e sempre sarà così: c’è il leader naturale e quello che si impone facendo leva sulla forza del suo ruolo. Ma il futuro sarà soprattutto di chi riuscirà a condividere le scelte e a motivare chi lavora con lui, in un gruppo grande o piccolo che sia. Perché è la stessa natura delle organizzazioni e del modo di lavorare a essere cambiata e a continuare a trasformarsi. Anche l’emergenza del Covid-19 ha costretto a cambiare rapidamente, imponendo un modo di lavoro non più lineare, fatto di regole e di controlli, ma flessibile, plasmato su obiettivi e collaborazione.

Loading...

D’altra parte, l’azienda d’impostazione fordista, rigidamente divisa per funzioni separate sulla base di una struttura gerarchica di trasmissione degli obiettivi e delle consegne, è tramontata lasciando spazio all’organizzazione dell’era della conoscenza, fondata su un’architettura trasversale, sulla condivisione delle idee, sull’open innovation, sul lavoro di gruppo, all’interno della quale il successo nasce dalla capacità di mettere insieme le diverse competenze per individuare la soluzione adeguata all’obiettivo.

La vecchia cultura aziendale mostra ancora una forte resistenza, ma non c’è dubbio che il futuro sia all’insegna dell’open, della condivisione, della messa in comune delle competenze. Anche perché l’evoluzione tecnologica impone la capacità di rimanere al passo di una trasformazione continua e veloce, oggi fin troppo veloce. Proprio per questo è indispensabile saper aggregare tutte le forze e le competenze, dal primo all’ultimo dei collaboratori, non più dipendenti.

Se ieri il digitale – sotto forma di e-commerce o di automazione robotica, di blockchain o di intelligenza artificiale, di Internet of Things o di cloud computing – era un’opzione da sfruttare, oggi è una necessità: o si è digitali o si muore, o si tiene il ritmo della trasformazione continua o si è destinati a soccombere in un’arena competitiva dove i concorrenti non sono più quelli di sempre, ma cambiano ogni giorno. Il rischio di essere marginalizzati può venire dai colossi di Big Tech come Amazon, Google, Apple o Microsoft, i cui campi d’azione non hanno limiti, ma anche dall’ultima delle startup innovative di giovani universitari che mettono in campo soluzioni in grado di scalare in tempi rapidissimi.

Il recente passato è fatto anche di campioni industriali apparentemente invincibili e tramontati senza accorgersene, dalla sera alla mattina, di fronte all’incapacità di intercettare l’innovazione: storie che rimangono come moniti per tutte le aziende, grandi, medie e piccole.

Ecco perché è necessaria una nuova leadership, nel mondo e nel business. Ma con quali caratteristiche, su quali basi, con che competenze e valori, da dove partire per costruire il nuovo Ceo in grado di affrontare le sfide quotidiane del mondo contemporaneo?

Sono queste le domande da cui è partita «Ceo Confidential», l’iniziativa del Sole 24 Ore nata dall’intuizione di Francesco Pagano, che con lo spirito dell’inchiesta giornalistica è andata a esplorare la realtà del nuovo business, alla luce della trasformazione digitale degli ultimi anni e dell’accelerazione improvvisa imposta dall’emergenza pandemica del 2020. Mettendosi in ascolto dell’esperienza di manager, innovatori, uomini di marketing e creatori di tecnologia, tutte persone impegnate nel cambiamento. Mettendosi semplicemente in ascolto, senza pregiudizi e prevenzioni, solo guidata dal desiderio di comprendere.

Le loro esperienze sono condensate in queste pagine. Ma non immaginate di trovare una risposta univoca, trasformata in un vademecum per il Ceo perfetto.

Perché il Ceo perfetto del futuro non esiste. È una persona che si confronta con una complessità senza precedenti: per questo deve essere empatico e persino umile, in grado di mettersi in ascolto di tutto e di tutti, capace di farsi interrogare dal dubbio e poi prendere le decisioni giuste, ben consapevole di non essere infallibile, in grado di gestire una realtà che non è solo bianco e nero, ma che è fatta di sfumature da interpretare e gestire, capace di lavorare in gruppo, insieme a un team di leader, non di “sottoposti” che dicono solo di sì.

Se c’è una caratteristica che possa fare da filo conduttore nell’ispirare il Ceo di domani è la capacità di anteporre il “noi” all’io. Dove il “noi” non sono più solo gli azionisti a cui consegnare un valore lievitato, come si ipotizzava solo l’altro ieri, massima aspirazione della democrazia del capitalismo. Ma un “noi” più ampio, che deve tenere conto di tutti gli stakeholder, come
si dice oggi con una parola che non è immediatamente comprensibile.

Significa che oggi l’impresa deve fare i conti con responsabilità diverse, tutte con pari dignità.

Anzi, nel mondo d’oggi, ispirato alla comunicazione in real time, in cui i brand sono in mano alla condivisione del mondo social e le persone stesse diventano i prodotti, la sensibilità va in senso opposto: la priorità per la sostenibilità e la cura del pianeta terra, la circolarità dell’economia e il rispetto dei diritti dei lavoratori, la responsabilità nei confronti del territorio e dei cittadini, l’uso etico delle tecnologie, la trasparenza sempre e comunque, diventano i valori portanti.

E vengono prima della semplice ultima riga del bilancio.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti