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Caldo record, come acquistare un condizionatore con il bonus fiscale

Comprarsi un nuovo condizionatore senza lavori edilizi ma con la benedizione del fisco: il 50% del costo è detraibile dal’Irpef, in dieci rate annuali. La spesa massima ammessa è di 96mila euro, quindi anche sbizzarrendosi con i modelli più costosi ci stiamo dentro

di Saverio Fossati


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3' di lettura

Comprarsi un nuovo condizionatore senza lavori edilizi ma con la benedizione del fisco: il 50% del costo è detraibile dal’Irpef, in dieci rate annuali. La spesa massima ammessa è di 96mila euro, quindi anche sbizzarrendosi con i modelli più costosi ci stiamo dentro. Ma si può anche comprarlo (con meno vincoli) se è stata fatta una ristrutturazione, usufruendo del “bonus arredi”.
L’unico problema, nel primo caso (il più frequente) è la scelta del modello con determinate caratteristiche: deve trattarsi della sostituzione dei un vecchio apparecchio o dell’acquisto di uno nuovo che «integri» l’impianto di riscaldamento esistente, perché deve consentire consenta un certo risparmio energetico, il che si realizza proprio quando il condizionatore è dotato di pompa di calore.
Quindi, poco importa se non ci siano opere edilizie con relativi permessi comunali: la certezza viene dalla stessa agenzia delle Entrate, per la precisione la Direzione regionale del’Emilia Romagna, che lo scorso dicembre, rispondendo a un interpello (prot. 909-746/2018), aveva chiarito che, anche se l'installazione dell’impianto è qualificata come intervento di manutenzione ordinaria nel Comune, la detrazione spetta alle seguenti condizioni:
1) occorre acquisire la documentazione (fornita dall'installatore o dal produttore) che certifichi la rispondenza tecnica dell'impianto di condizionamento agli standard minimi di risparmio energetico stabilito con Dm 15 febbraio 1992 n. 107;
2) va predisposta una dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante la non necessità, per l'intervento in oggetto, di un provvedimento urbanistico sulla base del regolamento edilizio comunale;
3) trattandosi di spesa sostenuta per un intervento finalizzato al risparmio energetico occorre inviare, in base all'articolo 1, comma 3 della legge 2015/2017, la speciale comunicazione all'Enea attivata lo scorso 21 novembre 2018, entro 90 giorni dalla data di fine lavori.
4) la relativa spesa va pagata con bonifico bancario o postale con indicata - oltre al codice fiscale del beneficiario e la partita Iva dell'impresa - la causale di versamento «Bonifico di pagamento per lavori di ristrutturazione edilizia (detrazione fiscale 50%) ex articolo 16-bis del Dpr 917/1986. Pagamento della fattura n. XY del giorno/mese/anno». Oppure, soprattutto per chi paga con home banking, è sufficiente l'indicazione: «detrazione del 50%, acquisto condizionatore» usando il modello di bonifico specifico per le ristrutturazioni edilizie.
5) Al momento di compilare il modello 730/2018, i righi da compilare sono quelli del quadro E-Oneri e spese, Sezione III-A.

Bonus arredi «a rimorchio»
E non è tutto: chi intendesse acquistare anche nuovi arredi o grandi elettrodomestici ad alta efficienza in classe A+ (un frigorifero, per esempio), proprio a traino del condizionatore a risparmio energetico, può farlo: questo intervento agevolato consente di fruire anche del bonus mobili del 50%, calcolato su un ammontare complessivo delle spese non superiore a 10mila euro. Ma l'acquisto degli arredi dev'essere essere effettuato entro il 31 dicembre 2019.
Oppure si può approfittare dei lavori di manutenzione straordinaria già effettuati per “attaccarci” l’acquisto di un condizionatore (questa volta senza limiti di risparmio energetico tranne la classe A+), quindi anche se non è a pompa di calore. Il limite di spesa è sempre 10mila euro e la detrazione è del 50 per cento e i lavori edilizi devono essere già iniziati (anche nel 2018).

L’installazione e il «libretto»
Attenzione: l'installazione dev'essere realizzata da un tecnico qualificato, munito del “patentino frigoristi” (la certificazione può essere verificata sul sito www.fgas.it), a cui spetta compilare anche il libretto d'impianto: sorta di carta d'identità che dal 15 ottobre scorso (Dm 10 febbraio 2014) è obbligatoria anche per i climatizzatori fissi.
Al di sotto dei 12 kW la legge non prescrive però la verifica dell'impianto (da effettuare, fino a 100 kW, ogni quattro anni) e la relativa compilazione del rapporto di controllo sull'efficienza energetica (a cura del manutentore). Le sanzioni per chi non rispetta gli obblighi vanno comunque da 500 a 3mila euro (Dlgs 192/2005). Ma resta sempre opportuno verificare la normativa regionale: in Lombardia, ad esempio, per gli impianti sotto i 12 kW non serve avere un libretto, mentre Veneto o Emilia Romagna hanno predisposto proprie modalità di compilazione specifiche.

I video del Quotidiano del Sole 24 Ore - Condominio – n.10

In condominio
Qui ci sono invece un po’ di problemi: la parte esterna può essere installata liberamente sulle parti private e anche sulle parti comuni, purché non impedisca il «pari uso» da parte degli altri condòmini. A meno che il tutto non sia già chiarito dal regolamento condominiale “contrattuale” (ma è raro).
Le vere difficoltà possono nascere dal concetto del  «decoro architettonico»: che può essere fatto valere da qualunque condòmino e in ogni momento, quindi non serve farsi “autorizzare” dall’assemblea o dall’amministratore. Se però alcuni apparecchi sono già presenti e non sono stati contestati a loro tempo, un’eventuale lite dovrebbe essere risolta a favore di chi ha messo il contatore, perché «l'installazione di un analogo apparecchio da parte degli altri condomini del piano, in mancanza del consenso di quest'ultimi o di un loro comportamento inerte, l'installazione costituisce una lesione del loro diritto» (Cassazione, sentenza 17400/2017)

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